03/05/2012, 00.00
CINA - USA
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Lo yuan soppianta sempre più il dollaro come moneta di scambio

Il 47% delle transazioni delle compagnie europee avviene in moneta cinese. L'Europa è la seconda regione (dopo Hong Kong e prima dell'area Asia-Pacifico) a commerciare in yuan. Entro 10 o 20 anni il renminbi sarà la moneta base per gli scambi e soppianterà il dollaro Usa. Ma il collasso del dollaro americano potrebbe portare a conflitti economici, politici o militari.

Milano (AsiaNews) - Un sempre maggior numero di Paesi accetta di usare lo yuan per le transazioni economiche con la Cina portando al tramonto il dominio del dollaro come valuta di riserva. Secondo l'economista Maurizio d'Orlando, "questo sviluppo valutario cinese è da considerare come una minaccia strategica per l'attuale sistema economico a guida americana" e rischia di essere portare a conflitti politici o militari.

In passato la Cina ha mantenuto uno stretto controllo sullo yuan, tenendo il suo valore forzatamente basso, per facilitare le sue esportazioni. Negli ultimi anni Pechino ne ha permesso una certa fluttuazione e i dialoghi con gli Stati Uniti - anche in questi giorni - ripropongono di continuo una rivalutazione della moneta cinese.

Per sfuggire al dominio e ai tracolli del dollaro, la Cina ha cominciato a fare accordi di cambio in yuan dapprima con Hong Kong, poi con Argentina, Bielorussia, Uzbekistan, Tajikistan, Mongolia, Emirati, Islanda. Ora la Banca centrale di Cina vorrebbe fare degli accordi anche con la Federal Reserve Usa, la Banca del Giappone e la Banca centrale europea.

Ma già fin d'ora molte compagnie europee accettano di usare lo yuan per le transazioni. Anzi, secondo dati della Society Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIT, il sistema per il quale transitano tutti i bonifici bancati mondiali) il volume di affari europei in yuan ha sorpassato quella dell'area Asia-Pacifico ed è secondo solo a quelli di Hong Kong. I pagamenti in yuan da parte di compagnie europee rappresentano il 47% del mercato globale, in confronto con il 41% della regione Asia-Pacifico.

A testimonianza di una chiara tendenza verso questa direzione, in marzo le transazioni globali sono aumentate dell'8,6%, ma quelle registrate in moneta cinese sono aumentate del 13,2%.

Alla fine di marzo anche l'Australia ha firmato un accordo con la Banca centrale di Cina per scambi in renminbi fino al valore di 30 miliardi di dollari australiani. Secondo gli esperti del Paese oceanico, entro i prossimi due anni lo yuan potrebbe diventare la moneta principale dello scambio con la Cina.

Per Jean Francois Lambert, managing director alla HSBC, fra 10 o 20 anni, il renminbi sarà usato come moneta base per tutti gli scambi commerciali.

L'economista Maurizio d'Orlando non nasconde però alcune preoccupazioni: "Il crescente uso dello yuan nelle transazioni commerciali internazionali porterà prima o poi ad un crollo del sistema monetario internazionale basato sul dollaro come valuta di riserva. Certo, occorrerà che lo yuan abbia uno sviluppo come valuta finanziaria. Tale sviluppo potrebbe essere accelerato da eventi politici o eventuali conflitti. In caso di conflitto, il collasso del sistema verrebbe accelerato fino ad uno schianto molto rapido.

In ogni caso, questo genere di sviluppo  valutario rappresenta una minaccia strategica per l'attuale sistema economico a guida americana".

"La decisione di procedere a tale sviluppo - conclude d'Orlando - rende inevitabile uno scontro di tipo economico, o politico o addirittura anche militare".

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