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    » 27/07/2012, 00.00

    GRAN BRETAGNA – ASIA

    Londra 2012: tra gaffe e curiosità, al via le Olimpiadi della crisi



    Questa sera la cerimonia inaugurale, alla quale assisteranno quattro miliardi di persone in tutto il mondo. Interessi milionari e investimenti tecnologici vanno di pari passo con errori grossolani. Dalla bandiera della Corea del Nord, alla nazionalità “russa” per atleti di origine armena. Il viaggio di due anni di un contadino cinese a bordo di un risciò, per assistere ai Giochi.

    Londra (AsiaNews) - Fra gaffe olimpiche, investimenti miliardari, piccole e grandi imprese extra-sportive legate allo spirito della rassegna, Londra si appresta oggi a vivere il via ufficiale della 30ma edizione dei Giochi, in scena dal 27 luglio al 12 agosto nella capitale inglese. La cerimonia inaugurale allo Stadio Olimpico è prevista alle 21 ora locale e sarà vista in mondovisione da circa quattro miliardi di persone. La metropoli ospita per la terza volta - dopo il 1908 e il 1948 - la più importante competizione sportiva del pianeta, alla quale partecipano 10.500 atleti (saranno invece 4.200 alle Paralimpiadi) in rappresentanza di 205 nazioni. Nei 17 giorni di competizione (che diventano 19 visto che il torneo di calcio è iniziato il 25 luglio) sono in programma 302 eventi e gli atleti si sfideranno in 26 diverse discipline sportive, sparsi nei 36 impianti progettati e allestiti ad hoc per la manifestazione.

    I giochi dovrebbero portare un gettito miliardario per l'economia britannica, tuttavia la crisi economica ha segnato la preparazione delle Olimpiadi di Londra 2012. I costi di realizzazione degli impianti sarebbero raddoppiati rispetto alle previsioni ed è già stato superato il tetto dei 12 miliardi di euro. Il timore è che possa ripetersi il caso di Atene, travolta dalla crisi finanziaria dopo i fasti dei Giochi del 2004. E non è mancata una polemica a distanza fra il candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney e David Cameron sulla sicurezza e i contrattempi "sconcertanti", con il premier inglese che invita il politico Usa a "guardare quello che siamo riusciti a realizzare anche in questi tempi di crisi economica".

    Nel frattempo l'originario spirito proposto da Pierre de Coubertin, secondo cui "l'importante è partecipare", sembra sempre più solo un lontano e pallido ricordo. Ora vige il professionismo, l'interesse esasperato di media, sponsor e investitori - il solo governo del Qatar ha previsto affari in Gran Bretagna per 12 miliardi di euro - la competizione portata all'estremo, nel tentativo di raggiungere il massimo traguardo. Per garantire la sicurezza sono stati stanziati quasi 700 milioni di euro: sono 40mila le unità stanziate, con un contingente dell'esercito superiore a quello presente in Afghanistan. Sul terreno vi saranno anche un migliaio di agenti dell'Fbi e altri servizi segreti internazionali. Gli accrediti previsti sono 200mila, mentre saranno 21mila i professionisti della stampa - giornalisti, fotografi, conduttori - a raccontare i giochi grazie alle 16.500 linee telefoniche, 80mila connessioni internet via cavo e 1800 wi-fi, in una vera e propria indigestione di immagini e commenti che toccheranno le 642mila ore di lavoro sul campo.

    Tuttavia, anche nell'era di internet e della multimedialità, gli organizzatori non sono riusciti a evitare errori grossolani che - rifacendosi alla tradizionale ironia inglese - hanno già ispirato un soprannome ideale per i Giochi: "le gaffe Olimpiche".

    La prima, clamorosa, commessa il 25 luglio in occasione del match inaugurale di calcio femminile fra Corea del Nord e Colombia, concluso con la vittoria per 2 a 0 della compagine asiatica. A pochi minuti dall'ingresso in campo delle nazionali, sul tabellone dello stadio è apparsa la bandiera di Seoul accanto alle giocatrici del regime di Pyongyang. Un errore macroscopico, per due Stati tecnicamente ancora in guerra fra loro. La sfida è iniziata con 60 minuti di ritardo e la delegazione nord-coreana ha protestato a lungo; ieri le scuse del Comitato organizzatore, che ha cercato di minimizzare l'episodio.

    Alla vigilia dei Giochi, il sito ufficiale delle Olimpiadi ha regalato altre "perle" degne di essere menzionate nella speciale classifica degli orrori: scorrendo la lista degli atleti russi presenti ai giochi, emergono i nomi di persone nate in alcune zone che non fanno affatto parte della Russia, ma sono frammenti di territorio un tempo appartenenti all'ex Unione Sovietica. Tra questi il judoka Arsen Galstyan, nato in "Armenia (RUS)", come recita il testo; oppure il boxeur David Ayrapetyan, nato a "Baku (RUS)". Per i curatori del sito olimpico, poco avvezzi alla politica quanto alla geografia e alla storia, anche due aree del Caucaso teatro di conflitti e tensioni sono parte della Federazione: Gudauta, città dell'Abkhazia e Yuzhnaya Osetia, nell'Ossezia del Sud, repubbliche nate dalla scissione con la Georgia e riconosciute da Mosca come indipendenti dopo una breve guerra nel 2008. Al riguardo Tbilisi ha già inviato una lettera formale di protesta.

    Da registrare anche errori marchiani nelle aree che circondano il villaggio olimpico, in particolare nelle scritte di benvenuto alle persone di lingua araba. In uno shopping center vicino al Parco olimpico, il Westfield, le autorità londinesi hanno pensato di piazzare stendardi con frasi di saluto in diverse lingue; peccato che le parole in arabo siano state scritte al contrario, risultando incomprensibili al lettore. Per capire, al posto dello scritto "Benvenuti a Londra", nei cartelli si leggeva "Ardnol a itunevneb".

    Chi invece ha voluto rilanciare lo spirito decoubertiano è un contadino cinese di 57 anni, che ha compiuto un viaggio di due anni e mezzo, attraverso 16 nazioni, a bordo di un risciò a tre ruote per arrivare in tempo a Londra e assistere alla cerimonia inaugurare. In realtà Chen Guanming non ha acquistato uno dei 60mila biglietti disponibili, ma confida in un gesto di generosità dell'ultima ora. Nel suo percorso, finanziato da amici e parenti, l'agricoltore cinese ha affrontato e superato avversità di ogni tipo: dalle alluvioni in Thailandia, ai ghiacci del Tibet, alle temperature polari dell'inverno turco. A chi gli chiede il significato della sua impresa, risponde di aver voluto aiutare gli atleti a "diffondere lo spirito olimpico". Ispirato dalle Olimpiadi di Pechino nel 2008, egli ha raggiunto Londra il 9 luglio e intende proseguire alla volta degli Stati Uniti, per poi concludere il suo viaggio in Brasile, teatro della 31ma edizione dei Giochi nel 2016. Il suo racconto non è verificabile, ma vi sono testimonianze sparse di persone e filmati (su YouTube ne appare uno a Roma, circondato da passanti e curiosi: clicca qui per vederlo) che sembrano garantire sulla genuinità dell'impresa, sostenuta anche dalle comunità cinesi incontrate lungo il percorso che ha toccato pure Vietnam, Pakistan e Francia.

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