02/03/2018, 09.50
RUSSIA
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L’orgoglio di Putin: ‘Noi abbiamo tutto’

di Vladimir Rozanskij

Il discorso conclusivo del suo mandato presidenziale: in due ore egli ha prospettato un futuro di benessere, di sicurezza, di pace. La rinascita della dignità e dell’orgoglio russi. “Noi non minacciamo nessuno”. I filmati dei nuovi sistemi difensivi e di armamenti.

Mosca (AsiaNews) - Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto ieri il tradizionale discorso conclusivo del suo mandato presidenziale, che costituisce anche la principale manifestazione della sua campagna elettorale in vista delle elezioni del 18 marzo prossimo. Questa volta l’Assemblea Federale, che riunisce i rappresentanti delle due camere (la Duma e il Senato), sono stati convocati fuori dal Cremlino, nella grande sala del Maneggio all’ombra del nuovo imponente monumento al principe Vladimir il Grande, battezzatore della Rus’ di Kiev, 1030 anni fa. In prima fila tra gli astanti spiccava la bianca tiara del patriarca ortodosso Kirill (Gundjaev).

Molti osservatori si chiedevano da giorni il motivo della quasi totale inerzia del presidente rispetto alla campagna elettorale, a fronte dell’agitazione dei suoi avversari, tra cui spicca l’imprenditore agricolo Pavel Grudinin. Il cosiddetto “re della fragole” si presenta per il Partito Comunista russo, prendendo il posto del segretario Gennadij Zjuganov dopo oltre 20 anni di ininterrotte candidature; i sondaggi lo accreditano di un dignitoso 17%, in costante crescita verso il 20%. La popolarità di Putin sembrerebbe invece in calo, al di sotto del 70% (nel 2012 arrivò al 71) fino a rasentare il 60, il che significherebbe comunque un grave indebolimento della sua autorità.

Il presidente uscente, che si presenta formalmente per la quarta volta, ha mostrato un generale disinteresse verso la dialettica elettorale, e nel suo discorso ha voluto imporre una visione del tutto indifferente ai risultati delle imminenti elezioni. Presentando i risultati della sua gestione, Putin ha indicato la strada a “chiunque sarà alla guida del nuovo governo”, ammiccando perfino a un suo eventuale successore, attualmente fuori da ogni reale previsione. La Russia da lui ricostruita negli ultimi 20 anni, secondo le sue parole, “ha raggiunto la stabilità e la solidità praticamente in tutti gli ambiti della vita”, e questo rende piuttosto indifferente la questione dell’alternanza democratica, poiché il risultato è stato ormai raggiunto: “La Russia di oggi è una delle potenze principali, con un enorme potenziale economico e militare globale”.

La guida indiscussa della politica russa nel terzo millennio ha poi illustrato le cifre della crescita del Paese non tanto negli ultimi sei anni, ma a partire dal 2000, quando iniziò il suo primo mandato presidenziale. In tutti i settori, dal lavoro alla protezione della famiglia, la ripresa demografica e l’edilizia abitativa, la salute e l’istruzione, la Russia di Putin ha realizzato enormi progressi e rispettato, secondo il presidente, gli scopi che si era prefissa. Il programma successivo è molto semplice: raddoppiare, triplicare, moltiplicare al massimo tutti i parametri, soprattutto grazie alla rivoluzione tecnologica.

Senza indicare alcuna misura economica concreta, né alcun piano di riforme, Putin ha promesso di portare il Paese a livelli impensati di sicurezza e benessere, basandosi “sulla compattezza della società russa, e soprattutto sul colossale potenziale della Russia, del nostro popolo talentuoso e creativo”. Strade, ponti, aeroporti, dalla Crimea al Circolo Polare Artico, dove la capacità di navigazione aumenterà di 10 volte entro il 2024: “la Russia deve diventare non soltanto uno snodo cruciale per i trasporti e la logistica planetaria, ma ancora di più, sottolineo, uno dei centri mondiali di custodia, elaborazione, trasmissione e difesa efficace degli scambi di beni e informazioni”. Tutto il Paese entro pochi anni sarà collegato ai più efficaci e rapidi sistemi di connessione internet, anche nei villaggi più sperduti e nelle regioni più estreme.

Neanche una parola è stata riservata alle opposizioni interne ed esterne, ai conflitti in corso o alle sanzioni anti-russe, se non nella categorica affermazione putiniana: “la Russia ha tutto quello che gli serve!”. La rivendicazione autarchica e isolazionista è risuonata nell’ultima parte della lunga prolusione (circa due ore), in cui il presidente si è soffermato in modo molto dettagliato sulle questioni militari. Rimproverando gli Usa per la testardaggine nella nuova corsa agli armamenti, il presidente si è rimproverato un solo errore: la troppa pazienza con gli americani, nel cercare di dissuaderli.

Ora la Russia ha corretto il tiro, elaborando nuove armi e nuovi sistemi, esposti da Putin con trionfalistici filmati, che hanno ridato al Paese dignità e influenza nel mondo. L’operazione in Siria “ha mostrato a tutti le accresciute capacità delle Forze Armate di Russia”, e ora non c’è più motivo di farsi umiliare dai “partner internazionali”. “Noi non minacciamo nessuno, non abbiamo intenzione di attaccare nessuno, non vogliamo togliere niente a nessuno minacciandolo con le armi, perché noi abbiamo già tutto. Al contrario, ritengo necessario sottolineare (è molto importante) che la rinnovata potenza bellica della Russia è una sicura garanzia di pace per il nostro pianeta… è ora di rendersi conto di questo, di convincersi che non stiamo bleffando. Mandate a prendersi il meritato riposo coloro che vivono del passato e non sono in grado di guardare al futuro, e continuano ad agitare le acque in cui naviga la barca in cui tutti ci troviamo, quella che chiamiamo il Pianeta Terra”. Il XXI secolo è nelle sicure mani della Grande Russia.

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