01/08/2019, 11.00
CINA-VATICANO
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L’unità della Chiesa cinese, secondo il Partito (III)

di Duo Mu

il Partito comunista cinese è divenuto il grande promotore della “unificazione della Chiesa”, sotto il suo controllo. L’autorità cinese vuole che “ciò che appartiene a Cesare rimanga a Cesare, e che appartenga a Cesare anche ciò che è di Dio”. Terza e ultima parte del saggio "L'unità della Chiesa in Cina dopo l'accordo sino-vaticano".

Pechino (AsiaNews) – Dopo l’accordo sino-vaticano, il Partito comunista cinese è divenuto il grande promotore della “unificazione della Chiesa”. Ma tale progetto è diverso dall’unità della Chiesa secondo il Vangelo. In realtà, il governo sta costruendo una Chiesa che solo in apparenza è cattolica, perché non garantisce vera libertà al papa e ai vescovi. L’autorità cinese vuole che “ciò che appartiene a Cesare rimanga a Cesare, e che appartenga a Cesare anche ciò che è di Dio”. Sono alcune considerazioni del laico cinese Duo Mu, in un’analisi del suo studio su “L’unità della Chiesa in Cina dopo l’accordo sino-vaticano”. Pubblichiamo qui la terza e ultima parte. Per la seconda parte vedi qui. Per la prima parte, vedi qui.

 

4. L’Accordo Sino-Vaticano è in grado di “unire” la Chiesa in Cina?

“Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17.21).

“La cosa urgente è consolidare la fede dei cattolici cinesi e aiutarli con i metodi confacenti alla Chiesa a unificare” (Papa Benedetto XVI, 2008, Lettera ai cattolici cinesi).

In questo coraggioso cammino verso l'unità, la lucidità e la prudenza della fede ci impongono di evitare il falso irenismo e la noncuranza per le norme della Chiesa. Tra tutte le Chiese e comunità ecclesiali, la Chiesa cattolica è consapevole di aver conservato il ministero del Successore dell'apostolo Pietro, il Vescovo di Roma, che Dio ha costituito quale "perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità", e che lo Spirito sostiene perché di questo essenziale bene renda partecipi tutti gli altri. (Cfr. Lettera enciclica del sommo pontefice Giovanni Paolo II, Ut unum sint, 79, 88).

L’unità profonda, che caratterizza ogni comunità cattolica in ogni parte del mondo, deve essere fondata sulla verità, che rifulge nel Vangelo, e sulla carità, che nasce dal cuore di Cristo. L’unità non è il risultato di politiche umane o di mire nascoste e misteriose. Essa scaturisce invece da una conversione del cuore e da un’accettazione sincera dei principi immutabili, stabiliti da Cristo per la sua Chiesa. Particolarmente importante, tra questi princìpi, è la comunione effettiva di tutte le parti della Chiesa con il suo fondamento visibile: Pietro, la Roccia. Pertanto, un cattolico, che desidera rimanere tale ed essere riconosciuto come tale, non può rigettare il principio di comunione con il Successore di Pietro. (Cfr. Papa Giovanni Paolo II, Messaggio alla nazione cinese, Manila 1995).

Con la firma dell’Accordo Sino-Vaticano, i sette vescovi scomunicati sono stati riaccettati nella comunione col papa. Da qui emergono alcuni punti di vista confusi, quali ad esempio: “il governo ha riconosciuto il primato del papa”, “il papa ha già riconosciuto l’Associazione Patriottica”, “la Chiesa indipendente non è più in contrasto con i principi della Chiesa” ecc.

A seguito dell’Accordo Sino-Vaticano, i vari uffici del Fronte Unito e degli Affari religiosi, in nome del “papa” e dell’“unificazione”, hanno iniziato a promuovere “l’unificazione della Chiesa”. Il direttore di AsiaNews, padre Bernardo Cervellera, durante la sua permanenza in Cina ha domandato ad un funzionario, quale sia la loro più grande paura nei confronti della Chiesa Cattolica. Il funzionario ha risposto che il governo teme maggiormente l’unità della Chiesa. E adesso proprio il governo sta promuovendo “l’unificazione della Chiesa”, e ciò rende tutti increduli. Tuttavia, se vi rifletti, puoi facilmente capire l’intento del governo. Promuovendo la cosiddetta “unificazione”, il governo sta invece diffondendo una falsa unificazione attraverso tante strategie, soprattutto mediante i vescovi e i sacerdoti sotto il controllo della “Chiesa indipendente”, e distruggendo la Chiesa sotterranea con duri mezzi amministrativi, chiedendo alla Chiesa sotterranea di iscriversi nella Chiesa ufficiale e sottostare alla guida dei vescovi e sacerdoti che obbediscono al governo e sono “politicamente affidabili”.

Per rendere l’autogestita “Chiesa Cattolica in Cina” sempre più cattolica e trasformarla in modo definitivo, gli studiosi del cattolicesimo hanno anche proposto delle strategie di “sinicizzazione” per offuscare l’inculturazione della Chiesa, e così tentare di modificarla partendo da vari aspetti come Bibbia e teologia, e abbattere a livello teorico la dottrina del Cattolicesimo. Pertanto, la “sinicizzazione del Cattolicesimo” consiste nella trasformazione del Cattolicesimo in un qualcosa che rassomiglia in apparenza al Cattolicesimo, ma che in realtà è una “Chiesa cattolica in Cina” controllata dal governo. L’autorità cinese vuole che “ciò che appartiene a Cesare rimanga a Cesare, e che appartenga a Cesare anche ciò che è di Dio”.

Alcuni sostengono che le ferite tra i fedeli, i punti di vista contrastanti e persino le lotte di potere siano i motivi per cui la Chiesa cinese trova tanta difficoltà nell’unificazione, ma questa affermazione sottovaluta i cattolici cinesi. La fede cattolica ci insegna che la salvezza dell’anima e il raggiungimento del paradiso sono gli obiettivi finali di ogni fedele; i cattolici non scenderanno mai a compromessi sulla verità della fede, poiché la coscienza personale (donata da Dio) non cambia col mutare dell’epoca e contesto, anche se l’umanità spesso è incoerente. L’unificazione della Chiesa deve rimanere nelle mani della Chiesa, i cattolici cinesi vogliono che “l’unificazione” non sia confusa, offuscata, distorta, e vada contro la verità. Essa non deve neanche indebolire la guida del papa nella Chiesa e il primato di Pietro. Essi sono la garanzia della correttezza della verità in cui crediamo, sono direttamente collegati con la salvezza della nostra anima. Questo non deve essere confuso ed è pertanto inviolabile.

Attualmente, nella Chiesa cinese, a promuovere l’unificazione non vi è solo la Chiesa, ma anche il governo. Ma l’unificazione voluta dal papa e dalla Chiesa “si basa sulla comunione con il Successore di Pietro”, è un’unificazione in Gesù Cristo; quella voluta dal governo e dalla Chiesa ufficiale consiste invece nell’inglobare la Chiesa nella struttura della “Chiesa indipendente”, per infine avere un controllo assoluto sulla Chiesa. Dobbiamo riconoscere quale sia “la vera unificazione”, senza lasciarci ingannare dalle apparenze, quali: “il governo permette di pregare per il papa durante la Messa”, “il governo riconosce il papa come la massima guida del Cattolicesimo”, “il papa ha il potere di nomina dei vescovi”, ecc.

Finché la Cina non garantisce la vera libertà di fede, il papa non potrà gestire liberamente la Chiesa in Cina, e soprattutto nominare liberamente i vescovi, e tutto ciò che è bello, creato dal governo cinese, risulta pertanto falso, un inganno. Se il governo cinese e l’Associazione Patriottica non rinunciano alle politiche sulla “Chiesa indipendente”, la Chiesa cinese non potrà mai conoscere la vera unificazione.

Se nella Chiesa in Cina tutti evitano di parlare “dell’unificazione spirituale” e concentrarsi “sull’unificazione del sistema”, cercando così di sorpassare il problema della “Chiesa indipendente” e dell’Associazione Patriottica, allora è davvero un ragionamento illusorio, il cui risultato è chiaramente prevedibile, ogni cattolico deve rimanere in allerta.

5. Conclusioni

La Chiesa in Cina deve incoraggiare e chiedere ai delegati vaticani inviati per i negoziati, di essere servi fedeli di Cristo, non avere paura a proclamare la verità e non vacillare sui principi della Chiesa durante le trattive con il governo cinese.

La Chiesa in Cina deve evitare di cadere nella trappola del “pragmatismo grigio”, ma continuare a testimoniare con coraggio Gesù Cristo, “divenire la coscienza sociale, cospargere il seme del Vangelo su questa terra, diventare il profeta di quest’epoca, essere sale e luce nella società cinese” (parole del padre Wei Heping). Salvaguardare con coraggio la vera comunione con il Successore di Pietro, lottare per i diritti e la libertà della Chiesa, proteggere il rappresentante di Gesù in terra – il primato del papa, dire “no” a tutte i compromessi che tradiscono la Chiesa.

Dinanzi alla complessa situazione attuale, bisogna prendere come esempio il comportamento del vescovo-martire Giuseppe Fan Xueyan: “affrontare tutte le sfide con costanza”, “il tempo appartiene a Lui”, non temere di dover attendere altri “trecento anni”, dobbiamo credere che verrà il giorno in cui “Cristo vincerà e regnerà”.

Concludo il discorso con la raccomandazione che papa Giovanni Paolo II nell’incontro del 1986 ha fatto a Tang Han (John Tong) e a tutti i sacerdoti della Chiesa in Cina: “Non illudetevi sul comunismo!”.

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