16/12/2020, 10.51
CINA-USA
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L’avvertimento di Xi Jinping a Joe Biden

di Willy Lam

Il leader cinese vuole un dialogo “sano e stabile” con il nuovo presidente degli Stati Uniti, ma anche che l’esercito cinese si prepari a combattere una guerra vera. Rimarranno in piedi dazi e sanzioni voluti da Trump. La strategia Usa di “accerchiamento” e il “contro-contenimento” di Pechino. Rischio decoupling (separazione) tecnologico; i nodi Taiwan e Hong Kong.

Hong Kong (AsiaNews) – La Cina non si aspetta cambiamenti radicali da parte del presidente eletto Usa Joe Biden, ma almeno di arrestare il deterioramento delle relazioni bilaterali avvenuto sotto l’amministrazione Trump. La leadership di Pechino è consapevole che non si potrà tornare alla situazione vissuta durante la presidenza Obama. Washington cercherà di coinvolgere alleati e partner per accerchiare il gigante asiatico. Con la firma della Rcep, un grande accordo commerciale tra 15 Paesi dell’Asia-Pacifico, Xi Jinping ha già lanciato la sua strategia di “contro-contenimento”. Sfida tecnologica, futuro di Taiwan e Hong Kong rimangono fonti di tensione tra le due potenze. L’analisi del giornalista e politologo Willy Lam. Per gentile concessione della Jamestown Foundation (traduzione a cura di AsiaNews).

Introduzione

La Cina ha inviato un messaggio educato ma schietto al presidente eletto Usa Joe Biden, sollecitando la ripresa dei legami ad alto livello e al tempo stesso mostrando la propria potenza militare ed economica. Nella sua tardiva nota di congratulazioni a Biden, il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che è interesse comune “promuovere lo sviluppo sano e stabile” delle relazioni bilaterali. “Ci auguriamo che entrambi i Paesi sosterranno lo spirito di non conflitto, non conflittualità, rispetto reciproco e cooperazione vantaggiosa per tutti”, ha aggiunto Xi (Xinhua, 25 novembre). Il quotidiano nazionalista Global Times ha detto con cauto ottimismo che una presidenza Biden potrebbe arrestare “il deterioramento delle relazioni bilaterali, intrappolate in un circolo vizioso sotto l'amministrazione Trump” (Global Times, 8 novembre).

Il parere degli esperti cinesi

Secondo Jin Canrong, preside associato della Scuola di studi internazionali all’università Renmin di Pechino, Biden inaugurerà un “periodo cuscinetto” nelle relazioni tra Pechino e Washington, aggiungendo che “le relazioni potrebbero ancora peggiorare, ma non in modo rapido”. Jin sostiene che il nuovo presidente Usa sarà “più moderato e maturo nella gestione degli affari esteri” (Business Standard, 9 novembre). La maggior parte degli esperti cinesi non si aspetta però che il team di Biden si rilassi sulla questione delle tariffe (che colpiscono circa 370 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina), o revochi le sanzioni su decine di società cinesi. “È  troppo presto per fare una telefonata [sulle politiche commerciali di Biden]”, ha detto Xu Hongcai, uno studioso dell’Associazione cinese di scienze politiche, think tank con sede a Pechino (SCMP, 4 dicembre).

“Gli Stati Uniti hanno bisogno di essere duri con la Cina”, Biden ha scritto a inizio anno su Foreign Affairs (Foreign Affairs, marzo/aprile 2020). Di recente egli ha anche detto al New York Times che non avrebbe “fatto alcuna mossa immediata [nei confronti della Cina]” e ha indicato che non avrebbe revocato subito le tariffe che l'amministrazione Trump ha imposto su Pechino (New York Times, 2 dicembre). In linea con queste dichiarazioni, gli esperti cinesi si aspettano che Biden mantenga nel prossimo futuro le sanzioni comminate alle aziende cinesi, soprattutto a quelle hi-tech legate all'Esercito di liberazione del popolo (Pla).

In Cina ci si aspetta che le due potenze abbiano spazio per un minimo di cooperazione in questioni globali come il cambiamento climatico, la non proliferazione nucleare (inclusa la questione dell'Iran) e la lotta contro la pandemia da coronavirus. Shi Yinhong, uno dei massimi esperti cinesi sugli Usa, afferma che Biden sarà disposto ad accrescere i legami bilaterali per evitare una guerra calda con Pechino. “Con Biden ci sarà probabilmente una comunicazione e un consenso ad alto livello”, sostiene Shi. “La possibilità di arrivare a un conflitto militare è notevolmente diminuita [dall'elezione di Biden], il che è vantaggioso per allentare le tensioni tra le due parti” (Hong Kong Economic Times, 9 novembre; Apple Daily, 9 novembre).

Il Southern Daily, quotidiano del Partito comunista cinese (Pcc), ha riassunto le convinzioni di molti esperti cinesi in un post su Weibo: “Non dovremmo farci illusioni” sulla presidenza Biden. “Una cosa è certa, le cose non torneranno mai più come prima” (Southern Daily (Weibo), 7 novembre). È per questo motivo che Xi, il più alto organo decisionale in materia di sicurezza nazionale, ha sottolineato la crescita esponenziale della Cina nel campo della tecnologia militare.

In una recente riunione della Commissione militare centrale, Xi ha ordinato che l’esercito cinese migliori la propria preparazione a combattere una guerra reale: “Dobbiamo aumentare il livello della nostra formazione [militare] in modo completo e accrescere la nostra capacità di vincere le guerre”. Senza menzionare esplicitamente le potenziali minacce provenienti dagli Stati Uniti, il leader supremo ha notato in modo sfumato che “sono avvenuti nuovi cambiamenti nella difesa nazionale e negli obiettivi della modernizzazione militare. Dobbiamo prendere saldamente in mano nuovi compiti e nuove richieste per affrontare nuove situazioni nella nuova era” (CCTV.com, 26 novembre).

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Ren Guoqiang ha dato una risposta sprezzante al recente suggerimento del segretario alla Marina Usa Kenneth Braithwaite di creare una nuova flotta per sorvegliare l’Indo-Pacifico e contrastare l’ascesa della Cina nella regione. Ren ha definito i commenti di Braithwaite un “vecchio trucco” per creare “nemici” e lanciare “minacce” come giustificazione per cercare l’egemonia all’estero (China Military Online, 26 novembre).

Il portavoce cinese ha anche denigrato l'affermazione del comandante delle Forze aeree statunitensi nel Pacifico, Kenneth Wilsbach, secondo cui l’aeronautica militare cinese è il “principale avversario” degli Stati Uniti nell’area, e ha dichiarato che queste percezioni erano “una tipica manifestazione della mentalità da guerra fredda e del gioco a somma zero” (State Council Information Office, 27 novembre).

Strategia di “accerchiamento”

Biden ha ribadito che a differenza di Trump egli lavorerà a stretto contatto con gli alleati e i partner degli Usa per dare vita a una sorta di accerchiamento della Cina. “Dobbiamo unirci alle altre democrazie in modo da poter stabilire le regole del gioco invece di lasciarlo fare alla Cina”, ha rimarcato Biden dopo il previsto annuncio della sua vittoria elettorale (Nikkei Asia, 17 novembre; Channel News Asia, 17 novembre).

Ad esempio, oltre a formulare una politica comune sulla Cina con l’Unione europea e la Nato, ci si aspetta che Washington possa rafforzare il Quad (Quadrilateral Security Dialogue), un partenariato strategico tra Stati Uniti, India, Giappone e Australia (vedi China Brief, 30 ottobre). Ma Pechino sta anche mettendo a punto una politica di “contro-contenimento”. La Cina sotto la guida di Xi ha ottenuto alcuni recenti successi nel garantirsi un certo grado di sostegno sulle questioni economiche nella regione Asia-Pacifico. A novembre, i cinesi hanno firmato la Regional Cooperation Economic Partnership (Rcep), uno storico accordo di libero scambio con i dieci Stati Asean (Associazione dei Paesi del sud-est asiatico), oltre che con Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda.

Xi ha manifestato inoltre la volontà di aderire al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp) durante il suo discorso televisivo alla conferenza Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) del 20 novembre. Secondo il presidente cinese, le nazioni della regione Asia-Pacifico devono continuare a “promuovere l'integrazione economica regionale” e sforzarsi di “creare in tempi brevi una grande zona di libero scambio”, aggiungendo che l'unilateralismo (degli Usa) ha aggravato i rischi per l'economia globale (Ministero degli Esteri cinese, 21 novembre). Noto prima come Trans-Pacific Partnership (Tpp), gli attuali firmatari del Cptpp sono Canada, Brunei, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Australia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

La Tpp, che godeva del sostegno di Canada e Giappone, due alleati degli Usa, era comunemente vista come un’operazione commerciale contro la Cina. Ma l’amministrazione Trump l’ha rigettata nel 2017. Le osservazioni di Xi durante il summit Apec potrebbero essere interpretate come una sfida a Biden. Se la Cina riuscisse a entrare nel Cptpp, essa sottolineerebbe l’esclusione degli Stati Uniti dall'ennesimo accordo commerciale internazionale e il continuo declino della sua presenza regionale. L’adesione al Cptpp richiede però un alto grado di commercializzazione e protezione dei diritti di proprietà intellettuale, standard che non sono garantiti da Pechino (Caixin, 21 novembre; Global Times, 21 novembre).

“Decoupling”, Taiwan e Hong Kong

La leadership del Pcc si sta anche preparando a un certo grado di “decoupling” (disaccoppiamento) dagli Stati Uniti. Ma mentre Trump sembrava puntare a una separazione completa, Biden potrebbe limitarla a settori economici specifici, come l'alta tecnologia. La determinazione di Pechino a non fare affidamento sulle importazioni di componenti tecnologiche chiave dall'estero è stata influenzata dal bando dell’amministrazione Trump ai giganti tecnologici cinesi come ZTE e Huawei. Un ruolo lo ha avuto anche la recente inclusione di aziende cinesi legate al Pla nella lista nera del dipartimento Usa della Difesa (Caixin, 3 dicembre; SCMP, 4 dicembre).

La risposta di Xi a queste provocazioni è stata quella di sottolineare l’imperativo della "doppia circolazione". Ciò significa che mentre la Cina continua a commerciare con il mondo esterno (la circolazione internazionale), l'obiettivo della politica economica sarà quello di fare affidamento sulla capacità di consumo e di innovazione dei suoi 1,4 miliardi di persone (la circolazione interna) (Japan Times, 3 novembre; Xinhua, 5 settembre).

Al 5° Plenum del Comitato centrale del Partito, tenutosi a fine ottobre, Xi ha fatto rivivere il concetto maoista di autosufficienza, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione. "Dobbiamo insistere sull'innovazione come nucleo della modernizzazione del nostro Paese", ha riassunto il governo in un comunicato rilasciato al termine dei lavori. "L'autosufficienza tecnologica è il pilastro strategico dello sviluppo nazionale". Settori chiave come intelligenza artificiale, chip per computer, robotica, genomica, tecnologia verde e know-how spaziale dovrebbero ricevere fondi statali per lo sviluppo (China Brief, 3 novembre).

Gli analisti cinesi sono pessimisti sulla posizione dell'amministrazione Biden riguardo a Taiwan. Nell’ultimo anno, Pechino ha aumentato le sue manovre militari al largo della costa taiwanese, compreso il frequente dispiegamento di aerei da guerra oltre la "linea mediana" sullo Stretto di Taiwan. Mentre in passato Biden ha pubblicamente sottoscritto la teoria “dell’ambiguità strategica” nelle relazioni con Taipei, gli analisti cinesi e statunitensi si aspettano che il nuovo presidente continui sulla linea tracciata da Trump, accrescendo la fornitura di armi e altre forme di sostegno all'isola. La Cina vuole evitare che Biden autorizzi vendite di armamenti strategici come i caccia da combattimento F-16 o autorizzo l'invio di funzionari di alto livello per visitare quella che Pechino considera una provincia “ribelle” (Radio Taiwan International, 8 novembre; VOA, 11 novembre).

Pechino è anche preoccupata per l’attenzione di Biden e della sua vice Kamala Harris per i diritti umani. Biden ha criticato la Cina per l’oppressione degli uiguri – che egli descrive come un tentativo di "genocidio" – e di altre minoranze etniche. Durante il suo mandato da senatrice, Harris è stata co-sponsor della legge sui diritti umani e la democrazia a Hong Kong, che ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare i funzionari cinesi e dell’ex colonia britannica responsabili della repressione del movimento democratico locale (Congress.gov, novembre 2019).

In risposta allo smantellamento sistematico da parte della leadership cinese della formula "un Paese, due sistemi", alla base dell'autonomia politica nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong, Biden ha promesso di essere "chiaro, forte e coerente sui valori quando avrà che fare con la Cina" (Medium, 22 maggio; HKFP, 10 novembre).

Conclusioni

Secondo Wu Xinbo, esperto di affari internazionali dell'università Fudan, la vittoria di Biden implica in qualche misura "il ritorno degli Stati Uniti alla sua tradizionale linea di pensiero". A causa della situazione interna, però, gli Usa “diverranno d'ora in poi più conservatori. Non c'è modo che il Paese ritorni all'era del liberalismo sotto gli ex presidenti Clinton e Obama", sostiene Wu (Sina Finance, 11 novembre). In effetti, quattro anni di atteggiamento conflittuale di Trump nei confronti del Pcc hanno portato a un consenso bipartisan sulla necessità di contenere la Cina; un punto di vista che è ampiamente condiviso da politici, accademici, giornalisti e opinion leader.

Le politiche di Trump sull'arresto del progresso tecnologico, militare e geopolitico della Cina – così come le sue relative spinte interne per impedire che l'influenza cinese cresca negli Stati Uniti – sono sostenute dalla maggioranza dei membri del Congresso. E secondo il Pew Research Institute, il 73 per cento degli americani nutre sentimenti negativi nei confronti della Cina (Pew Research Center, 6 ottobre). In queste condizioni, leader e osservatori cinesi sembrano avere ragione nel pensare che, anche se fosse interessato a ricucire i rapporti con la Cina, Biden è destinato a seguire la via del contenimento, anche se con tattiche diverse da quelle dell'amministrazione Trump.

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