09/06/2010, 00.00
KIRGHIZISTAN
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L’esodo della forza lavoro dal Kirghizistan

Sono circa 800mila i lavoratori migranti, quasi il 14% della popolazione. I figli restano affidati ai nonni, con poco denaro e senza vedere i genitori anche per anni. Per molti giovani la speranza di una vita migliore è lasciare per sempre il Paese e diventare cittadini russi.
Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Sono circa 800mila, quasi il 14% su una popolazione di 5,3 milioni, i giovani kirghisi che migrano all’estero per trovare lavoro, specie in Russia e Kazakistan. Il massiccio esodo sta creando un’intera generazione di bambini affidati ai nonni, che vede raramente i genitori. E rischia di innescare un vero crollo demografico.
 
Un rapporto del 2009 dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse) indica che sono numerosi i “villaggi abitati solo da vecchi e bambini”.
 
Il Kirghizistan è tra i Paesi più poveri dell’Asia Centrale, privo di energia e di minerali. La crisi finanziaria globale ha molto colpito l’economia e aumentata la povertà. Dopo il colpo di Stato di marzo che ha fatto cadere il presidente Kurmanbek Bakiyev, ora molti temono un’ulteriore peggioramento dell’economia. Tutti gli esperti prevedono una contrazione dell’economia nel 2° trimestre 2010, conseguenza dell’attuale instabilità politica.
 
Nel villaggio di Ak-Kiya, tra i monti della provincia Naryn, l’inverno regna per oltre metà anno. Shirin Kerimbekova, nonna di 51 anni, cresce i due nipoti, mentre il figlio lavora in Russia. Ella spiega all’agenzia Eurasianet che senza i soldi inviati dal figlio, ma in modo irregolare, non potrebbero nemmeno comprare il carbone per riscaldarsi e cucinare. “Qualche volta – racconta – non c’è cibo a sufficienza. A volte [i bambini] vogliono caramelle, e qualche volta non abbiamo lo zucchero. Viviamo con la mia pensione di 1.500 som al mese [circa 29 euro]. Il mio figlio minore qualche giorno fa ha dovuto fare il passaporto, ho pagato 500 som”.
 
Secondo uno studio della ong Help Age International, circa il 38% dei migranti manda denaro ai genitori. Sono soprattutto quelli che hanno lasciato i figli affidati ai nonni. I nonni, con le loro misere pensioni, spesso non hanno abbastanza denaro per sostenere anche i nipoti, e preferiscono impiegarli in lavoretti utili anche a detrimento dell’istruzione. “Per esempio – dice Mukanbet Ismakeev, insegnante di 63 anni di Ak-Kiya che, a propria volta, tiene con sé 5 nipoti – se la famiglia non ha abbastanza carbone, i bambini saltano la scuola e vanno a cercare legna da ardere”.
 
Il problema è che con il passare degli anni la situazione economica del Paese è peggiorata, anziché migliorare, le opportunità di lavoro sono diminuite, e i migranti devono restare all’estero per lavorare. Il risultato è che molti bambini crescono senza quasi mai vedere i genitori. Esperti osservano che molti migranti preferiscono diventare cittadini russi e far venire con loro i figli. Il Kirghizistan si impoverisce per popolazione e forza lavoro e le famiglie si dividono.
Darika Mambetova vive in un appartamento di due stanze con i 3 nipoti adolescenti, il figlio e la nuora sono in Russia per lavoro e non tornano da due anni. Un’altra sua figlia vive in Kazakistan. Dice che il figlio nemmeno può mandarle denaro con regolarità, perché “stanno risparmiando denaro per diventare cittadini russi”. Così potranno fare venire i figli con loro. Mentre lei, con probabilità, resterà nel suo villaggio.
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