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» 27/10/2009 12:04
INDIA
Maharashtra, 6 mila cristiani riconvertiti all’induismo da gruppi estremisti
di Nirmala Carvalho
Cerimonia spettacolare e ampia pubblicità. Secondo il Global Council of Indian Christians tale propaganda “mira a sconvolgere l’armonia” e conta sulla connivenza dell’autorità pubblica. Continuano le violenze contro i cristiani.

Mumbai (AsiaNews) - Almeno 6mila cristiani sono stati riconvertiti all'induismo per l'opera del gruppo dello Swami Narendra Maharaj. La cerimonia è avvenuta il 26 ottobre a Thane, ad una cinquantina di km da Mumbai (Maharashtra). Già nel recente passato il gruppo ha celebrato il ritorno all’induismo di migliaia di neo-convertiti al cristianesimo (vedi AsiaNews, 08/04/2009, “In migliaia si riconvertono all’induismo: verità o propaganda?”). Intanto in diverse parti del Paese continuano le vilene anti-cristiane.
 
La riconversione all'induismo è la missione specifica del gruppo guidato dal guru Narendra Maharaj. Due volte l’anno essi organizzano cerimonie in grande stile per il ritorno alla religione tradizionale dell’India. Il portavoce del gruppo afferma che con gli ultimi 6mila casi il numero totale dei riconvertiti è giunto ormai a 94mila e preannuncia che “entro i prossimi due anni verrà raggiunta quota 100mila”.
 
Il fenomeno è molto diffuso nella zona suburbana di Mumbai e i seguaci di Narendra Maharaj sono aiutati da diverse organizzazioni nel lavoro di identificazione delle persone da riconvertire. Il portavoce afferma che si tratta di “uomini sventurati convertiti con la forza al cristianesimo” che tornano all’induismo “senza nessuna costrizione o garanzia”. Molti gruppi radicali indù accusano le Chiese cristiane di operare conversioni forzate, attraverso favori economici o lavaggio del cervello. Ma finora non è mai stato presentato davanti alla legge alcun fatto concreto. Tali accuse servono però a giustificare cerimonie come quella di Thana e le violenze che i cristiani continuano a subire.
 
Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), manifesta ad AsiaNews profondo disappunto per la cerimonia di riconversione. Essa “mira a sconvolgere l’armonia” e “non solo viene organizzata come uno spettacolo pubblico, ma viene anche annunciata con largo anticipo”.
 
Il presidente del Gcic protesta per la totale assenza delle autorità che permettono al gruppo dello Swami Narendra Maharaj di usare le cerimonie di riconversione a fini propagandistici: “Dove è la polizia adesso? Perché resta in silenzio quando vengono inscenate cerimonie come quella di Thane?”.
 
Sajan George ricorda che “i cristiani vengono arrestati anche quando si ritrovano a pregare nel privato delle loro case, o se solo distribuiscono letteratura di contenuto religioso, nonostante questi siano diritti garantiti dalla Costituzione”. La polizia agisce sulla base degli articoli 153A e 295A l codice penale indiano. Il primo punisce “la promozione di ostilità tra gruppi differenti sulla base della religione” e “le azioni che pregiudicano il mantenimento dell’armonia”. Il secondo articolo riguarda invece “atti deliberati e ostili che oltraggiano il sentimento religioso”. George afferma che solo un intento discriminatorio può spiegare il comportamento dell’autorità statale: zelante nell’impugnare queste leggi contro i cristiani e “muta spettatrice quando viene sbandierata una riconversione all’induismo di 6mila persone”.
 
Il presidente del Gcic ricorda che le violenze degli estremisti indù contro i cristiani non si fermano. Il 25 ottobre nel Madyha Prdaesh un pastore protestante è stato assalito da 11 estremisti, armati di mazze da hockey, subito dopo le celebrazioni domenicali. Nello stesso giorno, 50 radicali indù hanno fatto irruzione in un assemblea di fedeli nel Karnataka picchiando il pastore, bruciando bibbie e minacciando tutti i fedeli.
 
Nel 2009 il Gcic ha registrato centinaia di casi di violenze contro i cristiani sparsi tra Karnataka, Andhra Pradesh, Madhya Pradesh e Orissa. Questi ultimi due Stati, insieme a Chhattisgarh, Himachal Pradesh e Gujarat, hanno in vigore una legge anti-conversione che obbliga le persone che intendono cambiare religione a presentarsi presso le autorità pubbliche, motivare la loro scelta e provare di non essere state costrette a cambiare fede. Nel caso del passaggio dall’induismo al cristianesimo questa procedura è fatta rispettare alla lettera e talvolta utilizzata per ostacolare la conversione. Quando il cambio di religione riguarda invece la scelta o il ritorno all’induismo la procedura è aggirata e l’autorità pubblica non interviene per farla rispettare.

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