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» 08/10/2004 13:40
VATICANO - ANNO DELL'EUCARESTIA
"Mane nobiscum Domine": Lettera del Papa per l'Anno dell'Eucarestia
di Bernardo Cervellera

L'Eucaristia, segno della presenza reale di Gesù, vince le "cupe ombre di sangue" del terrorismo e del laicismo nemico dell'umanità.



Città del Vaticano (AsiaNews) - La Lettera apostolica di Giovanni Paolo II "Mane nobiscum Domine" (Rimani con noi Signore) è un appello accorato a riscoprire la ricchezza dell'Eucarestia nella vita della Chiesa e nel mondo.

Consegnata con la data del 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, essa vuole essere un'introduzione all'Anno dell'Eucarestia che inizia questo mese (10-17 ottobre) con il Congresso Eucaristico Internazionale a Guadalajara (Messico) e si conclude l'anno prossimo con il Sinodo dei vescovi (2-29 ottobre 2005). Ma è soprattutto per spingere i giovani a riscoprire l'Eucarestia che il Papa ha scritto questa Lettera.

Accenti personali

In essa il Papa parla dell'Eucarestia con accenti profondamente personali: il "Pane spezzato" è ciò che "rimane" di Gesù, anche quando sembra che il suo volto sia scomparso. La sua presenza misteriosa è come una luce che risveglia la speranza di fronte alle "ombre del giorno in declino" e  "l'oscurità" che incombe sull'animo (n. 1).

Il racconto dei discepoli di Emmaus – che fuggono da Gerusalemme e che incappano in Gesù risorto che spezza il pane con loro – diviene per Giovanni Paolo II l'icona dei suoi ultimi anni di pontificato, soprattutto quelli dalla celebrazione del Giubileo in avanti. Il Giubileo del 2000 era stato celebrato come "una grande grazia" (n.6). Ma il nuovo millennio si è mostrato con una sorta di "cruda continuità" con i peggiori eventi del passato. Nazismo, comunismo, guerre interetniche, fame, disuguaglianze sociali, persecuzioni sono tutte colate nel XXI secolo facendo intravedere "cupe ombre di violenza e di sangue che non finiscono di rattristarci".

Come per i discepoli di Emmaus, i "tristi pensieri" sono vinti dalla fede nella presenza di Gesù Cristo, "centro non solo della storia della Chiesa, ma anche della storia dell'umanità".

Il Papa mostra che questo "ritornare a contemplare il volto di Cristo" è una costante di questi ultimi anni, da prima del Giubileo, fino alla sua ultima enciclica sull'Eucarestia. L'Anno dell'Eucarestia – che Giovanni Paolo II indice con questa lettera apostolica, e che durerà da questo ottobre fino all'ottobre 2005 – "si propone come un anno di sintesi, una sorta di vertice di tutto il cammino percorso" (n. 10).

Il Papa chiede che tutti i cristiani riscoprano l'Eucarestia dentro la vita di tutti i giorni, non facendo cose straordinarie (n. 29), ma accentuando la dimensione eucaristica" propria della vita della comunità cristiana (n.5).

Riscoprire l'Eucarestia

Per Giovanni Paolo II va riscoperta l'Eucarestia come mistero "di luce", riavvicinandosi alla Parola di Dio, illustrandola con l'omelia; riscoprendo la messa come "convito" e come "memoriale" del "sacrificio attuato una volta per tutte sul Golgota" (n. 15). Ma soprattutto occorre riscoprire la "presenza reale" di Gesù nell'Eucarestia, con liturgie dignitose, il silenzio, l'adorazione, il Rosario, la processione: tutti segni che educano alla certezza che Gesù è rimasto "con noi fino alla fine del mondo" (n.16).

In modo velato il Papa critica chi usa le celebrazioni per far trionfare propri messaggi, svilendo a un livello simbolico (e banale) il senso di questo sacramento: "É…sempre presente nell'uomo la tentazione di ridurre l'Eucarestia alle proprie dimensioni, mentre in realtà è lui a doversi aprire alle dimensioni del Mistero. L'Eucarestia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni" (n.16).

Altra dimensione da scoprire è l'Eucarestia come "sorgente ed epifania di comunione". L'intimità creata dal Signore, che sazia "la fame di Dio su questa terra" (n.19), crea anche intimità e unità fra i cristiani radunati attorno al vescovo. Per Giovanni Paolo II la messa domenicale deve diventare sempre più "manifestazione" della Chiesa, unità fra vescovo e fedeli, clero e laici, gruppi, movimenti, associazioni.

Infine, l'Eucarestia è "principio e progetto di missione" (n.24). L'incontro con Cristo – dice il Papa – suscita nella Chiesa "l'urgenza di testimoniare ed evangelizzare", l'impegno "per la propagazione del vangelo e l'animazione cristiana della società" (n. 24).

Testimoniare le "radici cristiane"

L'Eucarestia è anzitutto testimonianza di "gratitudine" davanti a tutta l'umanità. Il Papa polemizza con la cultura secolarizzata "che respira l'oblio di Dio e coltiva la vana autosufficienza dell'uomo" e che tende ad emarginare la dimensione religiosa dalla vita civile. La realtà umana – egli afferma – "non si giustifica senza il riferimento al Creatore". Giovanni Paolo II spinge perciò i cristiani a "non avere paura di parlare di Dio nel mondo e di portare a fronte alta i segni della fede" (n. 26). Il Papa sembra accennare in queste righe alla polemica riguardo ai crocefissi nei luoghi pubblici, ai segni religioni proibiti nelle scuole in Francia, alle accuse di proselitismo nei paesi di missione, all'eliminazione del riferimento a Dio in molte istituzioni americane. Un passo è certo legato alla questione delle "radici cristiane dell'Europa": il Papa ricorda che la cultura eucaristica è una cultura del dialogo e non dell'intolleranza; che le violenze dei cristiani nella storia non sono state le loro "radici", ma il loro tradimento. "Chi impara a dire 'grazie' alla maniera del Cristo crocifisso, potrà essere un martire, ma non sarà mai un aguzzino" (n. 26).

L'Eucarestia, per il Papa, è anche strumento per la "promozione di comunione, di pace, di solidarietà". Questa "grande scuola di pace" a cui educare persone della politica e della cultura, aiuta i cristiani ad affrontare "lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra", ma spinge anche ad impegnarsi con "fraterna operosità" verso le "tante povertà del nostro mondo" (n.28). Il Papa chiede in modo specifico un impegno verso i popoli affamati, contro le malattie nei paesi in via di sviluppo, gli anziani, i disoccupati, gli immigrati. Tale impegno è "il criterio" di "autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche".

Alla fine della Lettera, il Papa invita tutti i membri della Chiesa a trovare "nuovo slancio" nella missione , riconoscendo "nell'Eucarestia la fonte e il vertice" di tutta la vita (n. 31). E invita soprattutto i giovani -  che si preparano alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia (16-21 agosto 2005) – di incontrare Cristo nell'Eucarestia, portando "tutto l'entusiasmo della vostra età, della vostra speranza, della vostra capacità di amare" (n. 30).


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