18/05/2018, 09.18
VIETNAM-RUSSIA-CINA

Mar Cinese meridionale, Pechino si scaglia contro le trivelle russo-vietnamite nelle acque contese

Il giacimento di Lan Do “Orchidea rossa” si trova nel Blocco 06.1, 85 km all’interno di un’area rivendicata da Cina e Vietnam. Hanoi: “Le operazioni sono autorizzate e svolte in zone sotto la sovranità e la giurisdizione vietnamita”. I timori degli esperti per le relazioni sino-russe.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Le trivellazioni in acque rivendicate da Pechino da parte della Rosneft Vietnam BV, un'unità della compagnia petrolifera statale russa Rosneft, rischiano di acuire le tensioni nel Mar Cinese meridionale.

Tre giorni fa, Rosneft ha annunciato di aver iniziato a perforare il pozzo LD-3P, parte del giacimento di Lan Do “Orchidea rossa”, nel Blocco 06.1. Esso è situato 370 km a sud-est del Vietnam. Il blocco si trova all'interno dell'area delineata dalla “Linea dei nove punti”, con la quale Pechino delimita una porzione di mare che si estende per circa 1.800 km a sud della Cina continentale.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, ha affermato che nessun Paese, organizzazione, compagnia o individuo può, senza il permesso del governo cinese, svolgere attività di esplorazione e sfruttamento del petrolio o del gas in acque sotto la giurisdizione di Pechino. “Esortiamo le parti interessate a rispettare i diritti sovrani e giurisdizionali della Cina e non fare nulla che possa influire sulle relazioni bilaterali o sulla pace e la stabilità di questa regione”, ha dichiarato ieri il funzionario.

Il ministero vietnamita degli Esteri ha affermato che le attività nel settore petrolifero e del gas sono condotte in conformità con la Convenzione Onu del 1982 sul Diritto del mare. Il portavoce del ministero Le Thi Thu Hang ha ribadito che “le operazioni sono autorizzate e svolte in zone sotto la sovranità e la giurisdizione vietnamita”.

Sfruttando alcune ambiguità del diritto internazionale, Pechino reclama una consistente fetta di mare (quasi l'85% dei territori). Oltre alle isole Spratly, ne fanno parte: il Golfo del Tonchino, tra Vietnam e Cina; le Isole Paracel, contese da Hanoi, Pechino e Taiwan; Scarborough Shoal, una formazione di scogli e rocce rivendicata da Manila, Pechino e Taipei. Per garantirsi il controllo delle importanti rotte marittime che attraversano queste acque (più di un terzo del mercato globale) e lo sfruttamento di risorse energetiche sottomarine, il governo cinese ha avviato la costruzione di una serie di isole artificiali, con impianti militari e fari per la navigazione. Pechino ha persino imposto in modo unilaterale divieti alla pesca. Il governo cinese reclama la sovranità su ampie fasce della Zona economica esclusiva del Vietnam.

Le mappe della zona indicano che il Blocco 06.1 si trova circa 85 km all'interno dell'area contestata. Negli ultimi anni, la Cina ha sempre più pattugliato e rafforzato l'area, rivendicando diritti storici sulle risorse e le isole al suo interno. A marzo, in seguito alle pressioni di Pechino, Hanoi ha interrotto un progetto di trivellazione petrolifera nel vicino blocco “Imperatore rosso”. Quest’ultimo è concesso in licenza alla società energetica spagnola Repsol, che ha chiesto al Vietnam un risarcimento.

Le compagnie russe Rosneft e Gazprom hanno importanti progetti di sviluppo nelle acque vietnamite che rientrano nell'area rivendicata dalla Cina. Analisti sostengono che sarebbe un duro colpo per l’intesa sino-russa, qualora Pechino chiedesse a Mosca di terminare i suoi piani energetici in Vietnam. Pechino è diventata la principale destinazione per le esportazioni della Russia, soprattutto perché Mosca è il suo principale fornitore di petrolio e gas.

Le trivellazioni della Rosneft sono importanti per il Vietnam. Il Paese riceve già circa il 30% del suo fabbisogno di gas dal blocco 06.1, grazie alle operazioni petrolifere e di gas che vi sono state stabilite per la prima volta più di 15 anni fa. Il blocco è gestito da Rosneft ed è di proprietà di un consorzio costituito da ONGC, Rosneft e Petro Vietnam.

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