06/10/2014, 00.00
VIETNAM - STATI UNITI - CINA
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Mar Cinese: Per contenere Pechino, Washington vuole vendere armi all’ex nemico vietnamita

di Paul N. Hung

Sicurezza nei mari e rafforzamento della partnership i temi al centro della visita del vice-premier di Hanoi negli Usa. Il governo statunitense valuta l’ipotesi di rifornire di armamenti il Vietnam, una mossa in chiave “anti-cinese”. Nel 2015 si celebrano i 20 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche dopo la guerra.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Sicurezza nel mar Cinese meridionale (e orientale), rafforzamento della partnership bilaterale in vista dei 20 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi (1995-2015), provvedimenti attuativi degli accordi presi nel recente passato. Sono questi i temi al centro dell'incontro fra il segretario di Stato Usa John Kerry e il vice Primo Ministro di Hanoi Phạm Bình Minh, nel corso della due giorni di vista ufficiale dell'alto funzionario vietnamita negli Stati Uniti. L'incontro si è tenuto l'1 e il 2 ottobre a Washington e ha affrontato alcuni temi di stretta attualità nella regione Asia-Pacifico, fra cui la politica "imperialista" di Pechino nei mari che preoccupa un numero crescente di nazioni dell'area. Al riguardo, gli Stati Uniti potrebbero presto rifornire l'ex nemico vietnamita con "armi e strumenti di difesa". 

La ripresa dei rapporti fra Washington e Hanoi risale al 1995, dopo un lungo periodo di gelo diplomatico a conclusione della guerra in Vietnam, e ogni anno frutta scambi commerciali per 20 miliardi di dollari. Intervenendo a un convegno organizzato dal CSIS Research Institute, il vice-premier vietnamita ha elogiato gli sforzi compiuti dai due governi per "superare le differenze". 

Ad oggi l'interesse dei due governi ruota attorno alle dispute nei mari della regione Asia-Pacifico; si tratta di un'area essenziale anche per gli Stati Uniti, per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, oltre che passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. Un volume che si attesta attorno ai 5.300 miliardi di dollari all'anno e destinato a crescere in futuro. 

Esperti di politica internazionale interpellati da AsiaNews riferiscono che la situazione nei mari "sta diventando sempre più grave", perché la Cina "esercita una crescente pressione verso i Paesi dell'area a livello economico e militare". Del resto "i vertici comunisti della Cina sembrano fare ciò che vogliono". Ecco perché dagli Stati Uniti cresce la preoccupazione per gli equilibri nell'area e la volontà di collaborare con Hanoi "per il comune interesse" rivolto alla "sicurezza marittima". 

In un'ottica di crescente collaborazione fra Hanoi e Washington, potrebbe esservi anche il "rifornimento di armi e strumenti di difesa" da parte degli Stati Uniti all'ex nemico vietnamita, come ha anticipato il segretario di Stato Kerry nell'incontro con Phạm Bình Minh.

Dagli ambienti di Washington intendono sottolineare che il cambio di rotta e la decisione di fornire armi ad Hanoi non è da intendersi come una minaccia alla Cina, ma è un riconoscimento dei "progressi" (in realtà molto limitati) del Vietnam in tema di diritti umani. Anche l'alto funzionario vietnamita assicura che essa "non danneggerà le reazioni con altri Paesi, compresa la Cina". Tuttavia, il rischio di un'escalation della tensione nella regione e della formazioni di nuovo equilibri geo-strategici non è da escludere. 

Da tempo Vietnam e Filippine - che hanno promosso una vertenza internazionale al tribunale Onu - manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale. Il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio. Di recente anche i vescovi vietnamiti hanno esortato la Cina a "convertirsi alla Vergine di Fatima", per la pace "in Asia e nel mondo". 

 

 

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