26/02/2020, 08.47
ARABIA SAUDITA
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Mecca: rapper saudita arrestata per aver celebrato le donne della Mecca, ‘belle e potenti’

Nel mirino del governatore della città santa dell’islam la cantante di origini eritree Asayel Slay. Il video esalta il loro coraggio e le definisce “zucchero filato”. Per le autorità “offende i costumi e le tradizioni” e “contraddice l’identità e le tradizioni”. In rete scoppia la polemica fra critici e difensori dell’artista. 

La Mecca (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità saudite avrebbero fermato e trattenuto per alcuni giorni una musicista e rapper locale, per aver celebrato all’interno di un video le donne della Mecca - la città santa dell’islam - definendole “belle e potenti”. In prima fila nella campagna di repressione il governatore della città, che ha invocato a gran voce l’arresto di Asayel Slay e delle altre persone coinvolte nella produzione del filmato. 

In un video musicale rilanciato in rete e intitolato “Le ragazze della Mecca”, l’artista con indosso il tradizionale velo e un grande paio di occhiali a nascondere il viso esalta il coraggio delle donne che vivono nella città santa e le definisce “zucchero filato”. In una nota rilanciata sui social, il governatore locale principe Khalid bin Faisal ha “ordinato l’arresto” di tutte le persone responsabili del brano che “offende i costumi e le tradizioni” e “contraddice l’identità e le tradizioni”. 

Nel brano, che è stato rimosso dal canale YouTube dell’artista e che ora risulta off-line, Asayel Slay descrive l’orgoglio di appartenere a una città che chiama casa. “Il nostro rispetto per le altre ragazze, ma le ragazze della Mecca sono zucchero filato” canta l’artista nel video, girato in un caffè della città con alle spalle ragazzi e ragazze intenti a ballare. 

Il video e la dura risposta del governatore hanno innescato una controversia sui social, con gli internauti divisi fra colpevolisti e difensori del diritto di espressione. “Chi ha dato a questa straniera [l’artista è di origini eritree] il diritto di parlare a nome delle donne saudite in generale e, in particolare, di quelle della Mecca?” si legge in un tweet. “L’intera area è sacra. Governata dalla legge islamica. Non è fatta per musica trash” aggiunge un altro utente. 

Altri difendono la cantante, accusando il governo saudita di fingere aperture invitando artisti internazionali nel Paese, per poi chiederne l’arresto per la loro musica. “Vicenda triste” scrive un commentatore, secondo cui “#AsayelSlay celebra in modo positivo la musica e la vita” e ora “si trova nei guai con la polizia saudita”. Questa, conclude il messaggio, è “una pazzia”. 

Secondo una fonte locale, rilanciata dal quotidiano saudita Erem, “l’artista è stata arrestata” il 20 febbraio scorso e trattenuta per alcuni giorni, prima di essere rilasciata nella serata del 24. Tuttavia, al momento non è chiaro se “la liberazione è a titolo definitivo” o se resta “sotto indagine della magistratura” in attesa di ulteriori sviluppi.

Nel regno saudita vige una monarchia assoluta sunnita, retta da una visione wahhabita e fondamentalista dell’islam. Le riforme introdotte negli ultimi due anni da Mohammad bin Salman (Mbs) hanno toccato la sfera sociale e i diritti, fra cui il via libera per la guida alle donne e l’accesso (controllato e in apposti settori) agli stadi. Tuttavia, gli arresti di alti funzionati e imprenditori, la repressione di attivisti e voci critiche, la vicenda Khashoggi e la recente scoperta di tribunali segreti per dissidenti gettano un’ombra sul cambiamento.

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