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» 10/07/2004 10:31
UNESCO
Meraviglie della natura e dell'arte asiatica diventano patrimonio dell'umanità
di Monica Romano

In pericolo alcuni siti in Iraq, Afghanistan e Cina. Cambogia e Oman cancellati dalla "lista nera"



Roma (AsiaNews) – Ci sono 48 nuovi siti, iscritti nel patrimonio dell'umanità dall'Unesco e molti sono in Asia. A questa conclusione è giunta la 28^ sessione del Comitato del patrimonio mondiale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco), svoltasi nella città cinese di Suzhou (provincia orientale del Jiangsu). Diverse bellezze naturali e archeologiche sono state iscritte nella lista del patrimonio mondiale in pericolo, minacciate da fattori naturali o dall'intervento dell'uomo, mentre altre sono state cancellate perché non più a rischio. L'iscrizione nella lista impegna i governi a proteggere le bellezze ufficialmente riconosciute dall'Unesco come patrimonio dell'umanità.

Entrano a far parte del patrimonio mondiale dell'Unesco tre antiche capitali e una settantina di tombe dell'ex regno coreano di Koguryo (277 a.C.-668 d.C), situate in parte nel nord-est della Cina, in parte nella Corea del Nord, che per la prima volta ha l'onore di essere inclusa nella lista. Tra gli altri siti asiatici scelti dall'Unesco vi sono: il parco archeologico di Champaner-Pavagadh e la stazione ferroviaria in stile neogotico di Chhatrapati Shivaji a Mumbai, in India; l'antica capitale persiana Pasargad, dove è situata la tomba di Ciro il Grande, in Iran; l'antica città-fortezza di Bam in Iraq; i sacri siti e le vie di pellegrinaggio sui monti Kii in Giappone; il sito archeologico di Um er-Rasas in Giordania; le iscrizioni su pietra nel sito archeologico di Tamgaly in Kazakistan; la valle di Orkhon in Mongolia; i parchi nazionali di Gunung Leuser, Kerinci Seblat e Bukit Barisan Selatan a Sumatra in Indonesia. L'anno prossimo, durante la 29^ sessione, il Comitato includerà nella lista anche 12 edifici storici in Macao, tra cui la Chiesa di San Paolo, la Fortaleza do Monte, la collina boschiva della Guia Fortress, il Tempio di A Ma e il Leal Senato, che ospita il municipio della città.

Accanto a questi prestigiosi riconoscimenti, il Comitato ha anche annunciato che alcuni siti giudicati finora a rischio sono stati tolti dalla lista del patrimonio mondiale in pericolo: tra essi, la città tempio di Angkor, in Cambogia, antica capitale del regno khmer risalente al IX - XV secolo, giudicata in pericolo nel 1992 a causa di scavi, saccheggi e mine e la fortezza di Bahla, in Oman, considerata a rischio nel 1988 a causa di un piano di sviluppo che ne comprometteva l'integrità.

Il Comitato ha anche deciso di includere nella "lista nera" alcune meraviglie dell'arte e della natura in pericolo: la fortezza irachena di Bam, il minareto e i resti archeologici di Jam in Afghanistan, cinque siti della Cina: i giardini di Suzhou, i tre fiumi paralleli nello Yunnan, il Palazzo del Potala a Lhasa (Tibet), l'antico complesso sui Monti Wudang, i palazzi imperiali delle dinastie Ming (1368-1644)  e Qing (1644-1911) a Pechino e Shenyang.

Prima dell'apertura dei lavori, Francesco Bandarin, direttore del Centro del patrimonio mondiale dell'agenzia Onu, ha evidenziato che in Cina moltissimi siti necessitano di protezione perchè il boom economico e lo sviluppo urbano stanno minacciando molti siti storici e artistici delle grandi città. "C'è un bisogno urgente di preservare gli edifici storici delle città. Anche se potrebbe essere già essere tardi, non è ancora troppo tardi", ha affermato il funzionario dell'Unesco.

In Cina moltissime bellezze archeologiche e naturali sono in pericolo. Nella provincia dello Yunnan, è in progetto la costruzione di 13 grandi centrali idroelettriche sul fiume Nujiang, di cui una nella zona protetta, che avrebbero un devastante impatto ambientale. Negli ultimi tempi soprattutto Pechino, soggetta ai piani di ristrutturazione edilizia in vista delle Olimpiadi del 2008, è oggetto di grandi trasformazioni. I tradizionali e caratteristici hutong - stretti vicoli di casette con cortili, mura di mattoni e tetto di tegole - stanno a poco a poco scomparendo per lasciare il posto ai grattacieli scintillanti che ospitano appartamenti, uffici e shopping center. Secondo alcune stime, a Pechino negli anni '80 c'erano circa 3600 hutong, di cui oggi ne sono rimaste meno di 2000.


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