19/06/2018, 10.48
RUSSIA - VATICANO
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Metropolita Kliment: ‘I cattolici sono sempre eretici’

di Vladimir Rozanskij

Il “grande avversario” di Kirill durante le elezioni patriarcali del 2009 torna a sottolineare le differenze “inaccettabili” che esistono fra il cattolicesimo e l’ortodossia: “L'ortodossia ritiene inaccettabili le opinioni su Dio dei cattolici e degli altri eretici”.

Mosca (AsiaNews) – Un importante esponente del patriarcato di Mosca, il metropolita di Kaluga Kliment (Kapalin) ha diffuso in questi giorni una sua omelia dal contenuto fortemente anti-ecumenico, quasi a voler rispondere alle recenti aperture e attività comuni con i cattolici da parte di altri esponenti della Chiesa russa come i metropoliti Ilarion (Alfeev) e Tikhon (Ševkunov), e dello stesso patriarca Kirill (Gundjaev).

Il metropolita Kliment è stato l’unico avversario di Kirill nel corso dell’elezione patriarcale del 2009 (il terzo candidato, Filaret di Minsk, si ritirò in favore dell’attuale patriarca). In qualche modo, egli esprimeva lo spirito più “rigorista” dell’ortodossia russa, in continuità col defunto patriarca Aleksij II che lo aveva chiaramente indicato come suo successore. Dopo l’elezione fu subito rimosso dall’incarico di amministratore delle strutture patriarcali (che ricopriva dal 2003) e relegato a un ruolo di secondo piano, quello di presidente del consiglio editoriale del patriarcato.

Di poco più giovane di Kirill, il metropolita Kliment è stato uno degli ultimi gerarchi “sovietici”, diventando vescovo nel 1982 a soli 33 anni, alla vigilia dei grandi cambiamenti. Durante gli anni della perestrojka gorbacioviana ha retto le parrocchie russe in Canada e negli Stati Uniti, per poi rientrare in patria nel 1990 con il neo-eletto patriarca Aleksij (Ridiger), di cui era uno dei più stretti collaboratori.

È stato uno dei grandi protagonisti del Sinodo giubilare del 2000, durante il quale ha sostenuto con forza l canonizzazione dello zar Nicola II, concessa dai “riformisti” di Kirill in cambio dell’approvazione della “Dottrina Sociale” della Chiesa russa, il programma scritto dal gruppo di Kirill che ha ispirato le politiche del neo-presidente Putin. Nella ristrutturazione delle strutture patriarcali degli ultimi anni, a Kliment è stata affidata la supervisione delle attività caritative.

Nell’intervento pubblicato ieri dalla rivista Vechernaja Moskva, il metropolita contesta la diffusa opinione contemporanea per cui “tutte le religioni parlano dell’unico Dio” e che tutti coloro che pregano lo fanno a modo loro, ma sempre verso un unico indirizzo. Secondo Kliment “bisogna rispettare le tradizioni religiose delle altre persone, ma questo non autorizza a essere indifferenti rispetto alla propria fede”. Dopo alcune distinzioni tra le religioni monoteiste e pagane e le loro rappresentazioni dell’unico Dio o dei molti dei, Kliment si chiede se si debba parlare “dell’unico uomo” quando indichiamo una persona, quando invece distinguiamo gli uomini per l’età, l’aspetto esteriore e tante altre caratteristiche. Le proprietà di Dio sono più difficili da distinguere, ma comunque ne parliamo in modo diverso anche tra cristiani.

Per questo, secondo Kliment, “la causa della frattura nella comunione eucaristica con i cattolici e con gli altri eretici, con i quali la Chiesa ha interrotto le relazioni a suo tempo, consisteva proprio nel fatto che la Chiesa, con i santi Padri e i santi Concili, riteneva inaccettabili le loro opinioni su Dio, poiché esse conducono alla catastrofe nella vita spirituale e impediscono la realizzazione del piano della salvezza”. Per illustrare le irriducibili differenze tra la pratica della fede cattolica e quella ortodossa, il metropolita propone il confronto tra due figure di santità che in Occidente spesso sono considerate affini, come san Francesco d’Assisi e san Serafino di Sarov.

Francesco cercò di imitare Cristo “esteriormente”, digiunando per quaranta giorni, accettando le sofferenze e rinunciando alle ricchezze, ma secondo Kliment “non è la rinuncia alla ricchezza che ci salva, ma l’unione con Cristo”. È qui che si vede la differenza con il grande asceta russo di inizio ‘800, che per mille giorni e mille notti visse in cima a una roccia ripetendo la preghiera di Gesù: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Egli riconobbe il suo peccato e la sua imperfezione, mentre i santi cattolici come Francesco (o Tommaso da Kempis e Ignazio di Loyola), nella ricostruzione di Kliment e di molti teologi polemisti russi, pretendono di possedere la perfezione.

Gli argomenti del metropolita di Kaluga non sono certo nuovi, ma la loro diffusione oggi indica un tentativo di riequilibrare la posizione del patriarcato moscovita, visto l’intensificarsi delle relazioni: meglio stare alla larga dai cattolici, e dalle confusioni ecumeniche.

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