04/06/2018, 12.39
GIAPPONE
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Migranti cattolici in Giappone: una sfida e ‘una ventata d’aria fresca’ per la Chiesa

Le comunità cattoliche del Paese sempre più anziane sono “sorprese” dai giovani filippini e vietnamiti. Nelle parrocchie si celebra messa in diverse lingue. “Per la Chiesa cattolica capire come accoglierli è un importante lavoro”. I nuovi vescovi segno del nuovo modo di “camminare fra la gente” voluto da papa Francesco.

Tokyo (AsiaNews) – Una “ventata d’aria fresca” e una sfida: sono i giovani filippini e vietnamiti di fede cattolica che entrano e “sorprendono” la Chiesa cattolica del Paese del Sol levante, ogni giorno di più una “Chiesa internazionale”.

“La società giapponese diventa sempre più anziana – commenta p. Ignacio Martinez, missionario messicano di Guadalupe, ora nel dipartimento degli Affari sociali della Conferenza episcopale giapponese – in un senso questo è un bene, perché abbiamo molte persone con una vasta esperienza di vita. Dall’altra parte, stanno arrivando tante persone da altri Paesi, e molti di loro sono cattolici”.

“Nella maggior parte dei casi – continua p. Martinez – le comunità stanno diventando anziane. I migranti sono cattolici e giovani, che vivono in modo diverso. È una grande sfida, in particolare per le piccole parrocchie delle aree rurali. Di recente, sono stato in una parrocchia vicino a Fukushima, nel nord del Giappone. Lì la comunità era di circa una ventina di persone. Un giorno, sono arrivati 40 giovani filippini. È stata una vera sorpresa per i giapponesi”.

“Ora, quasi tutte le parrocchie devono celebrare messa in diverse lingue, e questo richiede molto lavoro. Penso che stiamo diventando un tipo di Chiesa ‘internazionale’: non è facile, ma è una bella sfida per la Chiesa giapponese”.

Nella diocesi di Kyoto, p. Antonio Camacho Muñoz, missionario di Guadalupe e responsabile di cinque parrocchie, racconta una simile esperienza: “È una boccata d’aria fresca per la Chiesa in Giappone, perché sono giovani e hanno una fede forte. Così, alcune domeniche ci ritroviamo a fare la Prima Lettura in lingua vietnamita, la Seconda in filippino e il Vangelo in giapponese. Così la Chiesa sta diventando internazionale”. Il Giappone è un Paese tendenzialmente chiuso e diffidente verso gli stranieri, e per questo “per la Chiesa cattolica capire come accoglierli è un importante lavoro”, conclude p. Camacho.

“I vescovi giapponesi sono coscienti della situazione – commenta p. Martinez – stanno cercando di cambiare il modo di pensare e di essere Chiesa cattolica in Giappone”.

Novità vi sono anche fra le nomine dei nuovi vescovi. Alla fine dello scorso anno, mons. Tarcisio Isao Yama Kikuchi è divenuto arcivescovo di Tokyo: “Mons. Kikuchi era missionario in Africa, in Ghana. È la prima volta che un missionario diviene arcivescovo di Tokyo”. Inoltre, continua il missionario, “abbiamo anche un nuovo vescovo che non è giapponese”. Si tratta mons. Wayne Francis Berndt, statunitense, che si è insediato come vescovo della diocesi di Naha lo scorso 2 febbraio. “Credo che papa Francesco stia cercando di cambiare il modo di camminare fra la gente qui in Giappone e nel mondo. Per me, in quanto latino-americano, sono molto felice di vedere come la Chiesa si stia trasformando”.

Infatti, p. Martinez stesso è un simbolo di cambiamento. Da tre anni al servizio della Conferenza episcopale, egli è “l’unico a non essere giapponese. Siamo circa 60 persone negli uffici”, commenta. E ridendo, aggiunge: “Il mio modo ‘latino’ di fare le cose sorprende le persone”.

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