17/11/2015, 00.00
INDIA
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Militante indù: Cristiani servi dei maoisti, ecco perché non li hanno mai attaccati

di Nirmala Carvalho
Indresh Kumar, esponente del “braccio armato” del partito induista al governo, accusa la comunità cristiana dell’India di avere “accordi segreti” con i militanti naxaliti. Presidente del Global Council of Indian Christians: “Provocazioni false e pericolose, vogliono distruggere l’India secolare e multi-religiosa”.

Mumbai (AsiaNews) – I militanti armati maoisti dell’India “non hanno mai attaccato una chiesa, un sacerdote, un vescovo o una suora. Questo perché la comunità cristiana è serva dei maoisti? O ci sono accordi nascosti da svelare? Sarebbe meglio che la comunità dia una risposta a queste domande”. È la provocazione con cui Indresh Kumar, leader della Rashtriya Swayamsevak Sangh (gruppo paramilitare radicale indù, considerato il “braccio armato” del partito al governo Bjp), è intervenuto al Forum sulla Sicurezza nazionale di Raipur, nel Chhattisgarh.

Il suo intervento ha provocato molto clamore, tanto che il politico ha dovuto fare una parziale marcia indietro. “La mia intenzione – ha spiegato ai giornalisti – non era quella di criticare le chiese cristiane. So che sono dedite all’India e al popolo indiano, impegnate nel servire la nazione, ma voglio che i cristiani abbiano un ruolo attivo nello sradicare il maoismo. Devono decidere se quel movimento è positivo o negativo per lo Stato del Chhattisgarh”.

Lo Stato è squassato da tempo dalle violenze orchestrate dai maoisti. Il movimento Naxalita è stato fondato nel 1967 a Naxalbari, sobborgo di Calcutta (Bengala occidentale). Nel 2004 due delle principali fazioni si sono fuse e hanno formato il Partito Comunista dell'India (Maoista). Il movimento estremista di impostazione paramilitare ha circa 30mila combattenti concentrati nel cosiddetto "corridoio rosso" che attraversa tutto il sub-continente indiano dagli Stati al confine con il Nepal fino all'Andhra Pradesh (India meridionale). 

Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), ritiene però che quelle del politico Rss non siano “genuine preoccupazioni per la sicurezza” ma nuove provocazioni. “Parole come queste – dice ad AsiaNews – sono provocatorie e pericolose. In questi giorni, mentre la comunità globale è sconvolta dalle violenze di Parigi, un leader politico importante fa dichiarazioni irresponsabili. Si tratta di semi di discordia e di divisione, piantati per distruggere l’India secolare e multi-religiosa”. 

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