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  • » 07/03/2017, 12.35

    BANGLADESH

    Militanti attaccano il furgone carcerario per liberare il leader islamista Abdul Hannan

    Sumon Corraya

    Il mezzo era diretto alla prigione di Kashimpur. Due bombe sono esplose, ma il tentativo è fallito. Fermato un sospettato, ora sotto interrogatorio. Continuano gli attacchi islamisti in Bangladesh.

    Gazipur (AsiaNews) – Un gruppo di militanti islamisti ha attaccato un furgone per il trasporto dei prigionieri nel tentativo di liberare Abdul Hannan, muftì e leader del gruppo estremista Harkat-ul-jihad al-Islami (HuJI), e 19 suoi associati. Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio nell’area Tongi del distretto di Gazipur, nella parte centrale del Bangladesh, di fronte all’accademia Safiuddin Sarker, mentre i carcerati venivano riportati alla prigione centrale di Kashimpur dopo essere stati ascoltati in udienza a Dhaka.

    Hannan è leader di un gruppo responsabile di molti attentati sanguinosi negli ultimi anni.

    Secondo quanto riportato dall’ufficiale in carica Md Firoz Talukder, diverse bombe a mano sono state lanciate contro il furgone. Due di esse sono esplose, ma hanno mancato l’obiettivo e nessuno è rimasto ferito.

    La polizia ha catturato a Mymensingh un sospettato, Md Mostafa Kamal, di 25 anni. Il giovane, uno studente di una madrassa (scuola coranica), è stato scoperto mentre cercava di fuggire con in borsa sette bombe a mano, una granata assordante e due machete.

    “Durante un iniziale interrogatorio, Kamal ha confessato di aver ricevuto da qualcuno 10mila taka per compiere l’attacco. Non ha ancora fatto il nome di questa persona,” ha dichiarato l’ufficiale in carica. La stessa fonte afferma che Kamal era a Gazipur da un anno e portava con sé una carta d’identità falsa, si pensa per depistare le indagini.

    Secondo la polizia, l’attacco al furgone è stato pianificato per liberare Hannan.

    Hannan è il leader di HuJI, un'organizzazione fondamentalista islamica votata a instaurare un dominio islamico, attiva soprattutto nell'Asia meridionale. Il gruppo è responsabile dell’attentato alla chiesa del Santissimo Redentore, nella diocesi di Khulna (distretto sudoccidentale di Gopalgonj) il 6 giugno del 2001, durante il quale 10 cattolici sono rimasti uccisi e 26 feriti. Sul muftì pende una condanna a morte per un attacco a Sylhet diretto all’allora alto commissario britannico Anwar Chowdhury, nel quale sono morte tre persone, tra cui due poliziotti, e per le esplosioni al Ramna Batamul che nell’aprile del 2001 uccisero 10 persone.

    Il 23 febbraio 2014, dei militanti islamisti avevano attaccato un furgone a Mymensingh, uccidendo un poliziotto e liberando tre leader del gruppo Jamaat-ul-Mujahideen (Jmb). Uno di questi, Rakibul Hasan fu ricatturato il giorno stesso, mentre gli altri due, Salauddin Salehin e “Mizan”, sono ancora fuggitivi e su di essi pende una ricompensa di 500mila taka per chiunque fornisca informazioni.

    Negli ultimi due decenni, gli atti terroristici dei militanti islamisti sono aumentati, diretti contro persone comuni, stranieri e minoranze religiose.  Dopo la strage di Dakha, nel quale sono decedute 20 persone fra cui 9 italiani, sono continui gli attacchi rivolti a cristiani e indù. Lo scorso 21 febbraio, durante un seminario sul dialogo interreligioso, Alhaj Molla Nazrul Islam, leader islamico di Dakop, ha promesso loro la sua protezione.

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