02/10/2008, 00.00
VIETNAM
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Minacce del premier alla Chiesa vietnamita e ai rapporti col Vaticano

di Nguyen Hung
Ricevendo il vertice della Conferenza episcopale, il primo ministro afferma che se l’arcivescovo di Hanoi non cambierà atteggiamento sui beni della Chiesa, ciò avrà “un impatto negativo” nelle relazioni con l’episcopato e la Santa Sede.
Hanoi (AsiaNews) – Coinvolgere la situazione dell’intera Chiesa vietnamita ed anche la possibilità di miglioramento dei rapporti con il Vaticano. E’ la strada che appaiono prendere le autorità vietnamite nella controversia che oppone il Comitato popolare (municipio) di Hanoi all’arcivescovo della città, mons. Joseph Ngo Quang Kiet, per il possesso del complesso della ex delegazione apostolica e del terreno di Thai Ha. Ad alzare ulteriormente il tiro è stato il primo ministro vietnamita, Nguyen Tan Dung, che ieri ha ricevuto (nella foto) i vertici dell’episcopato: il presidente della Conferenza episcopale, Nguyen Van Nhon, il cardinale Pham Minh Man e mons. Nguyen Nhu The.
 
Nel lungo resoconto dato dall’agenzia ufficiale VNA, il premier ha sostenuto che mons. Kiet “ha sfidato lo Stato, danneggiato la nazione e mostrato disprezzo verso la posizione e lo status dei cittadini vietnamiti nei loro rapporti con il mondo”, oltre ad aver violato “la Costituzione e le leggi”. Tutto ciò premesso, il primo ministro “ha chiesto al Consiglio episcopale vietnamita di dare maggiore collaborazione all’arcivescovo Kiet, soprattutto nel rispetto della legge, per il comune interesse”. Parole, queste ultime, che nel linguaggio tipico del Partito comunista, hanno un senso   minaccioso. A renderle più chiare, l’affermazione dello stesso primo ministro, che “se queste attività non avranno fine, esse avranno un impatto negativo sui buoni rapporti tra lo Stato e la Chiesa e nelle relazioni tra il Vietnam ed il Vaticano, che stanno progredendo positivamente”.
 
Prima dell’attacco a mons. Kiet, secondo una scenografia usuale, il premier, “in un’atmosfera aperta e cordiale”, si è compiaciuto per “la solidarietà esistente tra i cattolici e le altre componenti della società”, oltre a lodare “il contributo della comunità cattolica alle conquiste del Paese nei recenti anni, così come durante i primi nove mesi del 2008”. Dopo una lunga tirata sul rispetto dimostrato dai cattolici per le leggi e lo Stato, l’affermazione che il Vietnam non riconosce la proprietà privata e che quindi le richieste di mons. Kiet sono senza fondamento. Segue il particolareggiato elenco dei terreni ugualmente concessi a varie chiese dl Paese.
 
Quanto ai vescovi, l’agenzia riporta solo che “hanno ringraziato il primo ministro per averli ricevuti e hanno espresso l’aspirazione dei fedeli cattolici di continuare ad essere a fianco della nazione nella costruzione del Paese”.
 
Sia nel resoconto della VNA che nei servizi della televisione di Stato, è stato omesso che essi, come riferisce da Hanoi padre Joseph Nguyen, “hanno apertamente respinto le accuse contro l’arcivescovo di Hanoi”. “I vescovi inoltre hanno denunciato le crescente campagna di diffamazione contro il prelato ed altri esponenti cattolici, gli assalti alle parrocchie di Thai Ha e Mac Thuong, oltre che contro la residenza dell’arcivescovo”. Essi hanno anche evidenziato “la disonestà dei media statali” e “la propensione del governo ad usare la violenza per scoraggiare gente che grida contro l’ingiustizia”.
 
Nemmeno un cenno, infine, da parte del premier, all’impegno che egli stesso aveva preso a febbraio sulla restituzione alla Chiesa del complesso della ex delegazione apostolica, né a quella “graduale restituzione all’uso ecclesiastico delle proprietà a suo tempo nazionalizzate” delle quali si parlava nella nota diffusa a giugno, al termine della visita in Vietnam di una delegazione della Santa Sede.
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