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    » 23/02/2009, 00.00

    FILIPPINE

    Mindanao: liberati due ostaggi filippini. Nessuna novità per gli operatori umanitari



    Padre e figlia rilasciati dopo quattro giorni. Non si hanno conferme sul pagamento di un riscatto. Ancora incerta la sorte dei tre volontari della Croce rossa. Sacerdote cattolico conferma che “le trattative vanno avanti”, ma le autorità mantengono un “basso profilo”.

    Manila (AsiaNews) – Sono stati rilasciati nella tarda serata di ieri un albergatore e la figlia, rapiti quattro giorni fa nel sud delle Filippine. Rimane invece avvolta nel mistero la sorte dei tre operatori umanitari della Croce rossa, da oltre un mese nelle mani dei loro sequestratori.

    I rapitori hanno liberato Wilson Tan, 50 anni, e la figlia Jennifer, di 10 anni, nei pressi del villaggio di Sapalan, nella provincia di Maguindanao, situata nella Regione Autonoma del Mindanao Musulmano (Armm). Il 18 febbraio scorso un gruppo di uomini armati aveva fatto irruzione nella casa di Wilson Tan: i sequestratori hanno rapito l’uomo e la figlia, ferendo la moglie alla testa prima di fuggire. Le autorità non hanno chiarito se la liberazione sia avvenuta dietro pagamento di un riscatto; i militari hanno attribuito il sequestro alle milizie del Fronte islamico Moro (Milf), attive nella zona.  

    Rimane intanto avvolta nel mistero la sorte dei tre volontari della Croce rossa rapiti il 15 gennaio scorso nel sud delle Filippine: essi sono l’italiano Eugenio Vagni, lo svizzero Andreas Notter, e il filippino Jean Lacaba. Padre Angel Calvo, presidente di Peace Advocates Zamboanga (Paz), conferma che non vi sono al momento “novità sostanziali” nella vicenda. “I negoziati vanno avanti – ribadisce p. Calvo ad AsiaNews – e l’esercito continua a operare nella zona. Finora non sono state intraprese azioni militari per non mettere a repentaglio la vita degli ostaggi”. Il sacerdote conferma “trattative segrete le cui informazioni rimangono riservate”; gli elementi coinvolti nelle trattative coni rapitori “cercano di mantenere un basso profilo” per non compromettere l’esito delle mediazioni.

    Secondo p. Calvo gli ostaggi “stanno relativamente bene”, ma il loro sequestro “non si sbloccherà finché non vi sarà il pagamento di un riscatto. L’alternativa – dice – è una azione dei militari, ma questa seconda opzione è scartata dai più, perché comporta numerosi rischi e metterebbe in pericolo la loro vita”. “Tutti concordano su un punto: ci vorrà ancora del tempo – conclude p. Angel Calvo – prima che la situazione si risolva”.

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