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» 15/11/2006 10:32
CINA
Miniere di carbone in Cina: il cimitero dei migranti

Secondo fonti ufficiali, la crescente richiesta di carbone spinge i dirigenti ad aumentare la produzione o a riaprire miniere illegali. Oltre 100 morti in pochi giorni, in incidenti che si potevano evitare.



Pechino (AsiaNews/agenzie) – In 8 giorni oltre 100 minatori sono morti in incidenti in diverse miniere, secondo i dati ufficiali dell'Amministrazione statale per la sicurezza del lavoro (Saws). Di fatto, le autorità non riescono a svolgere un effettivo controllo sulla sicurezza, con miniere che lavorano senza licenza oppure oltre i limiti di sicurezza.

Tre incidenti sono avvenuti nella settentrionale provincia dello Shanxi, la maggior produttrice di carbone ma anche la zona più flagellata da sciagure. Sono finora 26 i morti accertati per un'esplosione domenica sera 12 novembre nella miniera Nanshan nel villaggio di Wangyu, contea di Lingshi. Ci sono ancora 8 "dispersi" ma sin dall'inizio è apparso difficile salvarli per la presenza di gas tossico e l'incendio nel tunnel. Sono soprattutto migranti dello Shandong e del Sichuan. La miniera produce 90 mila tonnellate di carbone l'anno ma da sei mesi operava senza licenza.

Intanto è salito a 40 il numero dei morti per l'incidente del 5 novembre nella miniera di Jiaojiazhai, villaggio di Xinzhou, mentre ci sono ancora 7 "dispersi". Il disastro poteva essere maggiore, poiché c'erano 393 minatori all'opera nel pozzo dell'esplosione. Due ore e mezza prima il sistema di sicurezza aveva segnalato un'anormale concentrazione di gas, con alto rischio di esplosione, ma i dirigenti non hanno preso iniziative né sospeso il lavoro. Ora sono "fuggiti", senza nemmeno segnalare il disastro alle autorità locali.

L'8 novembre per un'esplosione nella miniera Xinpo nella città di Leiyang nell'Hunan ci sono stati 8 dispersi che si dispera di ritrovare vivi per la presenza di gas tossico. I dirigenti nemmeno sapevano i nomi dei minatori al lavoro e, dice il sindaco Li Ming, per sapere il numero e il nome dei dispersi "abbiamo dovuto visitare le famiglie una ad una".

Secondo i dati ufficiali, ad ottobre gli incidenti sono aumentati del 26,1% rispetto a settembre, con un aumento del 44,4% di minatori uccisi. La stessa Saws rileva che la sicurezza nelle miniere "è in diminuzione" e che è alto il rischio che miniere chiuse perché non sicure ricomincino comunque la produzione. Il carbone è la fonte del 70% dell'energia del Paese. Per soddisfare la crescente domanda, le esigenze della produzione spesso fanno trascurare elementari regole di sicurezza. Il governo centrale si è da tempo impegnato a rendere più sicura l'attività mineraria, ma di fatto i governi locali non intervengono con adeguati controlli e sanzioni contro chi viola le misure di sicurezza. Anche le autorità di sicurezza intervengono con decisione soprattutto dopo gravi disastri. Nei primi 9 mesi del 2006 seppure vi siano stati meno incidenti  del 2005, si sono avuti oltre 2 mila incidenti con 3.284 vittime. (PB)


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