02/11/2016, 12.18
CAMBOGIA – VATICANO
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Missionario Pime: Papa Francesco in Svezia e il mio incontro con i protestanti

di Luca Bolelli

P. Luca Bolelli, missionario del Pime da nove anni in Cambogia, racconta la sua esperienza con i gruppi americani e coreani. Il loro “stile” missionario e le incomprensioni; le preghiere comuni e le esperienze positive: “C’è simpatia fra le nostre comunità”. L'incontro del pontefice coi luterani “una pietra miliare nel cammino ecumenico”.

Phnom Penh (AsiaNews) – Commentando la visita di papa Francesco in Svezia, p. Luca Bolelli – missionario del Pontifico istituto missioni estere (Pime) in Cambogia da nove anni – racconta ad AsiaNews il suo incontro con le comunità cristiane protestanti presenti nel Paese. In mezzo a pregiudizi e incomprensioni si respira “un afflato di unità”.

Nel mio piccolo sto cercando anch’io di vivere il cammino ecumenico che speriamo ci riporterà all’Unità visibile della Chiesa. Una delle pietre miliari di questo percorso, per me, è stata la celebrazione ecumenica del vespro di Papa Benedetto nella chiesa di Gutenberg. E, oggi, la visita di Papa Francesco in Svezia.

Qui in Cambogia, noi cattolici, che prima della guerra rappresentavamo la maggioranza dei cristiani, da un po’ di anni, con l’arrivo di numerose comunità protestanti (prima americane, e ora soprattutto coreane), siamo divenuti meno visibili e di solito un cambogiano ha i primi contatti con il cristianesimo tramite questi gruppi. In genere, siamo percepiti come un’unica religione, Mormoni (che in Cambogia stanno crescendo) compresi. La gente semplice non fa molte differenze, un po’ come in Italia, mutatis mutandis, spesso non si fanno distinzioni tra le varie denominazioni musulmane e men che meno buddiste. Se da una parte questo può favorire un certo ecumenismo, dall’altro si fa di tutta l’erba un fascio, e anche qui i “fondamentalisti” diventano l’immagine più conosciuta del cristianesimo, immagine dalla quale spesso bisogna differenziarsi dando spiegazioni non sempre comprensibili.

Quasi all’inizio del mio servizio come parroco della comunità di Kdol Leu, ho avuto un impatto un po’ brusco con questa realtà. In quel periodo si vedevano appesi un po’ dappertutto dei cartelli color giallo fluorescente, con scritte in cambogiano del tipo “Gesù è il tuo salvatore”, “Gesù ti salva dai peccati”. Erano di latta, inchiodati preferibilmente agli alberi. Ma non solo, giravano dei fuoristrada con megafoni applicati sopra che lanciavano messaggi dello stesso tipo e, di villaggio in villaggio, proiettavano film sulla vita di Gesù. Ricordo che una mattina, mentre ero per strada, vidi entrare una di queste macchine nel recinto della scuola elementare. La scuola è stata costruita dalla nostra comunità cristiana ormai più di 20 anni fa, il nostro è infatti un villaggio cattolico. Quando ho visto la macchina, subito sono corso anch’io a vedere cosa avrebbero fatto. Sono arrivato che stavano uscendo dalla scuola con in mano dei poster sulla Storia della Salvezza e dei librettini con riprodotte le stesse immagini. Mi sono presentato e ho chiesto cosa stessero facendo, mi hanno detto che aiutavano i bambini poveri distribuendo quaderni. In effetti avevano distribuito un quaderno per ciascuno, ma insieme al quaderno avevano dato anche i libretti e nel frattempo mostrato i poster, raccontando in pochissimi minuti come dalla Creazione siamo arrivati alla Redenzione e in futuro ci aspetterà il Giudizio.

Questo tipo di evangelizzazione nei luoghi pubblici è espressamente vietata dal governo e ogni chiesa deve firmare una dichiarazione di assenso. Quando ho fatto notare questa cosa, mi è stato risposto che loro stavano semplicemente annunciando il Vangelo. La discussione è andata avanti su questo tono, finché ho capito che non saremmo andati molto lontano e ho cercato di concludere fraternamente la discussione per non dare troppo scandalo al preside (musulmano) e agli insegnanti (cristiani e buddisti) che assistevano alla scena. A guidare la macchina c’era un distinto signore coreano. Ho poi scoperto che erano tra quelli che mettevano i cartelli gialli. Cartelli che poi venivano spesso presi come bersaglio dalle fionde dei bambini o rimossi dagli adulti (me compreso! Non sopportavo vedere il nome di Gesù impallinato in quel modo).
Questo modo di fare, non è difficile capirlo, irrita molto gli altri gruppi religiosi, buddisti in particolare (sono il 90 %, ed è religione di Stato) che si sentono aggrediti da noi cristiani. Un’ulteriore conferma di questo sentimento l’ho avuta poche settimane fa quando, andando a visitare una pagoda, mi sono fermato a parlare con un monaco buddista, il quale mi ha ripetuto, in maniera molto pacata, che non è corretto propagandare la propria religione forzando gli altri (come cristiani siamo spesso accusati di comprare le conversioni, più di una volta mi sono sentito chiedere: “quanto mi dai se divento cristiano?”) e tanto meno parlando male delle altre proposte religiose (cosa che anche di questo siamo più o meno velatamente accusati).

Non mancano però anche le esperienze positive. Ad esempio, qualche tempo fa vi è stato l'incontro con il pastore protestante (cambogiano) della “Chiesa di Stung Trong” (chiesa indipendente, sostenuta da amici australiani), che è la cittadina dove abbiamo il nostro Centro Studenti. Incontro per certi aspetti tragicomico. Mi ero visto con il pastore per organizzare una visita di conoscenza e fraternità che ci aiutasse a riconoscere che, nonostante la storia e le differenze, abbiamo un’unica fede. Il pomeriggio dell’incontro, mi presento alla sua chiesa insieme ai membri del consiglio pastorale, e cosa trovo sul tavolo del pastore? Una serie di fotocopie dal titolo “tutti gli errori dei cattolici”! In quel momento il pastore era al telefono, e io ne ho approfittato per dare una sbirciatina a quei fogli. Erano freschi di stampante, non davano segni di lettura, e questo ha stemperato un po’ la mia rabbia mista ad amarezza. Quando poi il pastore mi è finalmente venuto incontro, gli ho fatto notare che quei fogli non erano proprio il modo migliore per iniziare un incontro ecumenico. Lui mi ha risposto dicendo che non li aveva ancora letti e se li volevo potevo prenderli. Gli ho detto scherzando che i miei errori li conosco fin troppo bene!

L’incontro poi è andato bene: abbiamo letto, pregato e commentato insieme il brano di Ef 4: “Un solo Signore, una sola fede”. Ma anche lì c’è stato un piccolo momento tragico per me, comico nell’insieme: quando il pastore ha introdotto il brano, i suoi fedeli protestanti, ognuno con la propria Bibbia, hanno trovato subito il passaggio; i miei cattolicissimi membri del consiglio pastorale, con in mano una Bibbia che avevo distribuito io poco prima dell’incontro (avevo messo il segnalino al posto giusto, sperando ingenuamente che bastasse...), non sapevano da che parte girarla. Una ha addirittura chiesto ad alta voce: “Antico o Nuovo Testamento?”. E, davanti ai miei occhi sgranati, si è pure giustificata spiegando che “esiste il Nuovo e l’Antico Testamento”. Un altro mi ha chiesto sempre con voce molto distinta: “A che pagina, padre?”. Amen!

Comunque l’incontro ha portato frutto, perché ha creato una simpatia tra le nostre comunità, che continua a durare. Il pastore una volta mi ha detto che di noi cattolici invidia la nostra capacità di stare uniti (la sua comunità ha già avuto negli ultimi anni due piccoli scismi), io gli ho confessato una sacra invidia per il loro zelo evangelizzatore. Una volta mi ha commosso dicendomi che è contento perché nel distretto, grazie al loro impegno di andare di villaggio in villaggio, tutti hanno potuto sentire parlare di Gesù. Notare che questo pastore è un buddista convertito al cristianesimo che dopo pochi anni dal battesimo ricevuto da adulto, ha deciso di venire a Stung Trong sapendo che all’epoca non c’era ancora alcuna comunità cristiana. In realtà da diversi anni c’eravamo già “noi”, ma con la semplice presenza di alcuni studenti che vivevano insieme.

Più riuscito invece l’incontro con Tim e Barbara. Coppia statunitense arrivata in Cambogia circa sei anni fa, sulla scia di un dinamico missionario battista italoamericano che ha lavorato parecchi anni per l’evangelizzazione dei Cham (grosso gruppo etnico di religione musulmana). Dopo aver tentato senza successo un inserimento in un villaggio Cham, Tim e Barbara si sono stabiliti tra i Khmer non lontani da Stung Trong. Ci siamo conosciuti e li ho invitati a parlare ai giovani del nostro Centro Studenti. Hanno partecipato alla cena e alla preghiera serale che abbiamo tutti i giorni, alla fine hanno raccontato la loro vita e come mai siano venuti in Cambogia. I nostri giovani erano molto attenti e hanno fatto parecchie domande. Il clima è stato molto fraterno, e non è emerso alcun antagonismo, anzi. Ci siamo lasciati col desiderio di continuare questo tipo di incontri, magari anche solo tra noi tre, leggendo insieme il Vangelo. Esperienza che avevo già avuta nel mio secondo anno di studio della lingua, quando vivevo a Prey Veng con p. Alberto Caccaro e mensilmente si cercava di partecipare ad un momento ecumenico organizzato da un signore inglese.

In ultimo, fra due giorni parteciperò ad un Seminario organizzato dalla Bible Society su “Traduzione delle Scritture e Lingua Khmer”. Nei vari contatti che ho avuto con la Bible Society ho anche lì sperimentato un certo sano afflato di unità. Il responsabile asiatico, il pastore Arun, cambogiano, è stato una delle anime della nuova traduzione ecumenica in cui ha dato un contributo notevole il missionario cattolico del MEP, p. Ponchaud.

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