15/10/2009, 00.00
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Missionario rapito a Mindanao è malato ma forse "può trovare cure e medicine"

P. Lovett, confratello del sacerdote rapito, considera un “elemento estremamente positivo” la zona in cui si troverebbe l’ostaggio. Preoccupano le condizioni di salute e i continui spostamenti per sfuggire a esercito e polizia. Le trattative per la liberazione affidate ai leader religiosi e politici locali. Portavoce del Milf nega il coinvolgimento del gruppo.
Manila (AsiaNews) – “Ci rincuora sapere che p. Sinnott si trova nella zona di Lanao del Norte, dove è possibile trovare farmaci e assistenza medica. Questo è un elemento estremamente positivo”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Cyrill Lovett, missionario di S. Colombano e direttore della rivista Far East, in merito al rapimento di p. Michael Sinnott, sequestrato lo scorso 11 ottobre a Pagadian (Mindanao). Proprio ieri la polizia ha dichiarato di aver avvistato il missionario nell'area di Lanao del Norte.
 
Rimangono comunque alte le preoccupazioni per il rapimento e per l’età del sacerdote irlandese – vicino agli 80 anni – e soprattutto le condizioni di salute: egli ha subito quattro by-pass in passato e necessita di cure mediche costanti. “Da testimonianze fornite da altri sacerdoti implicati in sequestri – continua p. Lovett – sappiamo che le bande si muovono in maniera costante, per sfuggire alle ricerche. Per p. Sinnott rappresenta un ulteriore elemento di complicazione, viste le condizioni di salute”.
 
Intanto il leader del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf) smentisce la notizia circolata ieri, secondo cui il gruppo separatista è responsabile del rapimento. Il capo della polizia del Mindanao occidentale annuncia che i rapitori si sono messi in contatto con i missionari di S. Colombano a Pagadian; egli non ha però voluto fornire dettagli sulla conversazione, spiegando che non è “autorizzato a divulgare il contenuto”.
 
P. Lovett è convinto che il confratello sia nelle mani di “una corrente scissionista del Milf” e considera credibile la versione di Eid Kabalu, portavoce del gruppo separatista, che “ha negato qualsiasi coinvolgimento nel sequestro”. “È una questione di soldi – sottolinea il direttore di Far East – i rapitori puntano al riscatto. Questa è la tesi più accreditata, mentre non ci sono elementi per pensare che siano in gioco altri fattori, fra cui rivendicazioni politiche o richieste autonomiste nella regione”.  
 
Interpellato sulle trattative in corso per la liberazione del sacerdote, p. Lovett aggiunge che “il governo irlandese fa quello che può, ma noi contiamo sull’opera del vescovo, della polizia e del governo locale, che sanno come operare nei casi di rapimenti”. Egli ribadisce che “non vogliamo un bagno di sangue” e non è possibile prevedere al momento “quali saranno gli sviluppi successivi”.
 
Il missionario di S. Colombano conferma infine la politica di fermezza: pur bersaglio in passato di rapimenti, uno dei quali si è concluso in modo tragico con la morte di un confratello, l’istituto ha sempre escluso l’ipotesi di pagare riscatti. “Se i missionari diventano obiettivo di sequestri – conclude p. Lovett – perché i rapitori sanno che verrà pagato un riscatto è la fine, diventerà impossibile proseguire con il nostro lavoro”.(DS)
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