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» 31/10/2007 09:11
MYANMAR
Monaci birmani di nuovo in piazza. La giunta arruola bambini-soldato
Stamattina una marcia pacifica di oltre 70 bonzi si è svolta senza nessun incidente. È la prima manifestazione dopo la repressione di fine settembre. Human Rights Watch denuncia: la giunta recluta con la forza bambini nell’esercito, nel Paese un vero e proprio traffico di minori. L’Onu non fa abbastanza.

Yangon (AsiaNews) – I monaci buddisti in Myanmar tornano per la prima volta in piazza dopo la violenta repressione militare di cui sono stati vittime in centinaia a fine settembre. Oggi 73 bonzi a Pakokku, città nel centro del Paese, hanno marciato pacificamente recitando le loro preghiere. Lo confermano alcuni religiosi locali al sito Mizzima News.
 
I manifestanti sono partiti dal monastero Sasana Wihmula alle 8.30 del mattino (ora locale) e si sono diretti verso la pagoda Shwegu, senza che avvenisse nessun incidente. Con oltre 80 monasteri, Pakokku è un importante centro per la formazione dei religiosi buddisti. È stata anche la prima città dove i militari, il 6 settembre, hanno sparato sulla folla per disperdere le proteste contro la giunta.
Nonostante la pioggia di critiche internazionali i generali continuano ad incarcerare oppositori e manifestanti. Ieri è stato rilasciato il famoso comico birmano, Zarganar, arrestato per la seconda volta in un mese lo scorso 29 ottobre. Le autorità hanno posto come condizione per la sua libertà di “abbassare i toni” della sua satira.
 
Mentre nell’ex Birmania si attende entro la prima metà di novembre l’arrivo dell'inviato speciale dell'Onu per i diritti umani, Paolo Sergio Pinheiro, oggi l’organizzazione Human Rights Watch (Hrw) denuncia che il regime birmano recluta perfino bambini di 10 anni per servire nell'esercito, sottraendoli con la forza alle famiglie. In passato la giunta aveva formato un comitato di alto livello per affrontare il problema dei bambini soldato promettendo una soluzione.
Nel suo rapporto “Venduti per essere soldati: il reclutamento e l’uso dei bambini soldati in Myanmar” Hrw smentisce le intenzioni dei generali e spiega: per far fronte a tassi elevati di diserzione e una pesante crisi del volontariato, anche dovuta alla violenza usata contro i monaci, la giunta autorizza i reclutatori a comperare e vendere bambini per sostituire gli effettivi dell'esercito. Le autorità non solo tollerano l'arruolamento di bambini, ma promettono ricompense in denaro ai reclutatori ed agli intermediari civili. Minacciati e picchiati, i bambini vengono raccolti nelle stazioni ferroviarie o di autobus, nelle strade, nelle piazze, e i loro documenti falsificati perché risultino maggiorenni. Jo Becker, incaricato della difesa dei diritti dei bambini per Hrw, sostiene che “in questa atmosfera i militari si dedicano a piacimento al traffico di minori”.
 
Hrw accusa il Consiglio di Sicurezza Onu di non aver preso nessun provvedimento sul problema dei reclutamento dei bambini nella ex Birmania, nonostante più volte a riguardo abbia minacciato sanzioni mirate.

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