21/06/2005, 00.00
FILIPPINE

Mons. Cruz: il card. Sin, “un uomo più grande della vita”

Mons. Oscar V. Cruz, arcivescovo di Lingayen-Dagupan, definisce così ad AsiaNews il card. Sin, un uomo che "con la verità del Vangelo sempre presente non ha mai temuto le persone potenti".

Lingayen-Dagupan (AsiaNews) – La morte del cardinal Jaime Sin "ha scosso dalle fondamenta la Chiesa e la società delle Filippine", ma la sua memoria "è immortale". E' questo il commento di mons. Oscar V. Cruz, arcivescovo di Lingayen-Dagupan, che ad AsiaNews ha parlato della vita e dell'eredità di quello che ha definito "un fratello maggiore".

"L'eredità del card. Sin – dice mons. Cruz - non viene lasciata solo alla Chiesa delle Filippine, ma a tutta la nazione. Io credo che il suo ricordo sarà immortale, perché l'opera che ha compiuto durante la sua vita ha fatto in modo che egli divenisse parte integrante della società di questo Paese. D'altronde, ha salvato le Filippine dalla distruzione". Il riferimento è al ruolo del defunto porporato durante gli anni della dittatura e della caduta del regime di Fernando Marcos, nel 1986.

"E' stato un uomo – dice ancora l'arcivescovo - che non ha mai avuto paura di affrontare le persone potenti ed influenti in difesa della verità e per promuovere i diritti dell'uomo". "Questo – spiega ancora - è il motivo per cui le persone corrotte e malvagie di questo Paese non hanno mai trovato un appoggio nel card. Sin. Il suo coraggio, la sua forza gli derivavano dall'aver sempre tenuto presente che la verità del Vangelo è molto più potente di qualunque altra forza".

Al momento, la società filippina sembra rivivere gli anni della "Rivoluzione del rosario": invece di celebrare il 107° anniversario della Dichiarazione di indipendenza delle Filippine, l'11 giugno i vescovi del Paese hanno proclamato un "Giorno di Lutto nazionale" ed hanno guidato una grande manifestazione insieme al Kilusang Makabayang Ekonomiya (Kme, Movimento nazionale degli economisti) per protestare contro la corruzione ed il malgoverno del Paese. "E' impossibile – commenta mons. Cruz - che il suo spirito non sia con noi nel momento in cui affrontiamo un'altra crisi legata al potere. Anche se il suo corpo non è più di questa terra, sappiamo che anche se le cose vanno male noi non saremo mai senza il suo aiuto".

I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Manila, anche se la data non è ancora certa: "Non credo – spiega il prelato - che la capitale possa mai pensare di cedere questo privilegio e questo onore ad altre città del Paese". I ricordi personali sono molti, perché l'arcivescovo di Lingayen-Dagupan ha condiviso buona parte della sua vita accanto al cardinale: "Ero il rettore del suo seminario –dice – sono stato il suo vescovo ausiliare, ho lavorato per lungo tempo vicino a lui. Lo considero un fratello maggiore, e devo dire che ho imparato moltissimo da lui. Ho sempre detto che per me lui è stato una benedizione, perché dopo la mia nomina episcopale [il 3 maggio del 1976 nella Cattedrale di Manila ndr] mi ha spiegato cosa fare e cosa non fare per dare il meglio alla Chiesa ed a questa società".

L'arcidiocesi di Lingayen-Dagupan ha già stabilito una serie continua di  messe funebri ed in suffragio dell'anima del cardinale, ma il prelato è "sicuro che vi saranno messe in giro per tutto il Paese, perché, francamente, quest'uomo è stato più grande della vita, molto più grande".
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