09/01/2020, 08.16
TURCHIA - RUSSIA
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Mosca e Ankara inaugurano il TurkStream e rilanciano la diplomazia in Medio oriente

Putin ed Erdogan hanno aperto in via ufficiale il gasdotto che trasporta gas russo fino all’Europa meridionale, passando per la Turchia. Un progetto di 930 km, con un’unica tubatura di 813 mm a 2,2 km di profondità. A regime potrà trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Mosca e Ankara rilanciano dialogo e de-escalation in Libia e sul fronte Usa-Iran.

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Dalla collaborazione nel campo energetico ai principali dossier della regione mediorientale e nordafricana, in particolare il conflitto in Libia e l’escalation fra Stati Uniti e Iran in territorio irakeno, si rafforza la partnership strategica fra Turchia e Mosca. Ieri ad Ankara, infatti, i due Paesi hanno lanciato in via formale il gasdotto TurkStream che trasporterà il gas naturale russo all’Europa meridionale, passando attraverso la Turchia.

Una mossa che si inserisce nel contesto delle iniziative lanciate dal Cremlino per ridurre il transito dall’Ucraina. 

Il progetto, che si snoda per 930 km lungo il mar Nero, rinsalda ancor più i legami già forti fra Russia e Turchia, già cresciuti lo scorso anno con la firma di un contratto per la fornitura di un sistema missilistico difensivo che ha fatto infuriare gli Stati Uniti. A questo si aggiunge la stretta collaborazione, patendo da fronti opposti (Vladimir Putin vicino ad Assad, Recep Tayyip Erdogan padrino dell’opposizione filo-estremista islamica), nel conflitto siriano e, in particolare, nel nord-est dove Ankara ha lanciato nei mesi scorsi una offensiva militare. 

Ieri Putin e il padrone di casa Erdogan hanno inaugurato il progetto TurkStream nel contesto di una cerimonia solenne a Istanbul, alla quale hanno partecipato anche i leader di Serbia e Bulgaria. Il gasdotto, ha sottolineato il capo del Cremlino, è segno della “interazione e cooperazione a beneficio del nostro popolo e dei popoli di tutta Europa, del mondo intero”. 

Il 5 gennaio scorso il gigante del settore Bulgartransgaz ha confermato che la rete è già operativa e convoglia gas nel Vecchio continente. Esso può inoltre vantare una peculiarità tecnologica: per la prima volta, un tubo di 813 millimetri di diametro è stato posato a una profondità di 2,2 km.

Il terminal del gasdotto si trova nei pressi del villaggio turco di Kiyikoy, a circa 20 km di distanza dal confine bulgaro. Al contempo Mosca sta raddoppiando la capacità del Nord Stream, che attraversa il mar Baltico fino alla Germania, progetto anch’esso realizzato con lo scopo di by-passare Kiev, ad oggi il principale snodo di transito verso l’Europa. 

Attraverso il TurkStream, il gigante russo dell’energia Gazprom convoglierà circa 31 miliardi di metri cubi (bcm) di gas all’anno fino alla Bulgaria, sostituendo la precedente tratta che passava dall’Ucraina e dalla Romania. Il gasdotto sarà formato da due principali rotte, ciascuna delle quali con una capacità annuale di 15,75 bcm: la prima verso la Turchia e la seconda fino alla Bulgaria e alla Serbia, passando anche per l’Ungheria. 

I leader di Russia e Turchia hanno approfittato dell’appuntamento di ieri per discutere dei principali dossier internazionali: in merito all’escalation della tensione fra Iran e Stati Uniti, che rischia di sfociare in conflitto aperto, Putin ed Erdogan ricordano che bisogna dare priorità alla diplomazia e placare gli animi di entrambe le parti. Nuovi attacchi, affermano i due capi di Stato nell’appello congiunto, possono portare a una spirale di violenze e profonda instabilità nella regione.

Infine la Libia, per la quale Turchia e Russia invitano le parti in lotta a dichiarare un cessate il fuoco per il 12 gennaio. Ankara sostiene il governo di Fayez al-Serraj a Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, mentre Mosca è vicina al generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica nel settore orientale del Paese. Anche in questo caso Putin ed Erdogan hanno invocato la fine delle ostilità, la normalizzazione della situazione a Tripli e in altre città, insieme a dialoghi di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite.

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