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» 07/05/2009 12:23
RUSSIA
Mosca: il Consiglio di esperti per la religione minaccia la libertà religiosa
Dure critiche da cristiani, musulmani e ortodossi. L’organismo risponde al ministero della giustizia. Polemiche per le posizione intransigenti del nuovo presidente, Aleksandr Dvorkin, e accuse di incompetenza ai membri del Consiglio.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) - “La Chiesa avventista del settimo giorno esprime la sua preoccupazione in merito alla composizione del Consiglio di esperti per lo sviluppo delle competenze dello Stato in materia religiosa”. La lettera è indirizzata ad Alexander Konovalov, ministro della giustizia della Federazione a cui l’organismo in questione fa capo. È firmata dal pastore Vitko, co-direttore degli Avventisti di Russia. Ed è l’ultimo capitolo della polemica scoppiata dopo le nomine del governo di Mosca per il Consiglio.
Il Consiglio è stato creato sulla base della legge federale che conferisce al Ministero della giustizia la competenza sulle verifiche delle organizzazioni religiose nel Paese. Il suo compito è di stabilire il carattere religioso delle organizzazioni sulla base dei documenti statutari e di verificare la corrispondenza tra essi e l’attività realizzata in pratica.
 
Le ragione della polemica tra le varie confessioni religiose non ortodosse e il Cremlino si può riassumere con un nome: Aleksandr Dvorkin (nella foto), presidente dell’Associazione russa dei centri di studio delle religioni. Messo a capo del Consiglio di esperti, Dvorkin è conosciuto per le sue posizioni intransigenti verso le confessioni non ortodosse. Nato nel 1955, cittadino statunitense, laureatosi nel 1983 alla Saint Vladimir's Orthodox Theological Seminary di Crestwood (New York), ha costruito la sua fama di “inquisitore” come esperto di sette e religioni. Ha insegnato dapprima alla Moscow State University, da cui è stato allontanato nel 1994 opinioni discriminatorie verso le minoranze religiose, poi alla Russian Orthodox University della capitale russa, e ora è docente alla San Tichon University di Mosca.
 
Attorno al suo nome si raccoglie il disappunto e il timore delle confessioni presenti nella Federazione russa che tuttavia criticano in toto le scelte fatte dal Ministero della giustizia sul Consiglio di esperti. Preoccupano infatti anche le nomine dei nuovi componenti e soprattutto l’accresciuto potere dell’organismo divenuto quasi un soggetto giudicante e non più consultivo.
 
Le principali voci di protesta vengono dalle Chiese protestanti e dai Testimoni di Geova. Ma non mancano le perplessità dei musulmani, di ambienti della Chiesa cattolica ed anche dell’ortodossia moscovita. Il mondo protestante teme soprattutto ulteriori vessazioni e controlli sulla base delle indicazioni che potrebbero giungere dal Consiglio. Per musulmani e cattolici le preoccupazioni vengono piuttosto dalla poca competenza in materia religiosa dei vari componenti. Le perplessità non riguardano solo Dvorkin, ma anche i vicepresidenti Roman Silent’ev, direttore del Centro per i diritti umani del Concilio popolare russo, e Valiulla Jakupov, vicepresidente della Direzione dei musulmani in Tatarstan, ed il segretario A. Saryčev, consigliere per le organizzazioni religiose presso il ministero della giustizia.
 
Sull’eccessivo potere del Consiglio e sull’incompetenza dei suoi membri si sono levate  alcune voci anche dall’ortodossia. Già il 10 aprile, pochi giorni dopo le nuove nomine, studiosi di discipline religiose, giuristi e difensori dei diritti umani hanno espresso il loro disappunto verso le scelte del ministero della giustizia in una conferenza stampa all’Istituto di religione e diritto di Mosca. Anatolij Pčelincev, docente dell’Università umanistica e direttore della rivista Religija i pravo, ha affermato che il decreto ministeriale va contro la costituzione e lede la legge sulla libertà di coscienza. Gli esperti che hanno partecipato alla conferenza hanno inoltre dichiarato che i provvedimenti presi dal dicastero guidato da Konovalov «discreditano il Patriarcato di Mosca agli occhi della società». Per loro c’è il serio rischio che «la Chiesa ortodossa russa venga associata a un’istituzione che distrugge la pace interconfessionale in Russia».

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