13/07/2018, 09.40
IRAQ
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Mosul, emergenza sanitaria: a un anno dalla sconfitta dell’Isis, fuori uso il 70% delle strutture

L’allarme lanciato da Msf, che parla di migliaia di persone a rischio per edifici pericolanti e ordigni inesplosi. Meno di mille posti letto a fronte di 1,8 milioni di persone. Il sistema sanitario “non si sta riprendendo” e vi è un “enorme divario” fra bisogni e disponibilità. La storia del 12enne Anas. 

Mosul (AsiaNews) - A un anno dalla fine della battaglia per la conquista di Mosul, a lungo roccaforte dello Stato islamico (SI, ex Isis) in Iraq, almeno il 70% delle strutture mediche della metropoli del nord risulta “fuori uso”. È l’allarme lanciato dagli esperti di Medici senza frontiere (Msf) operativi nel Paese arabo, secondo cui “migliaia di persone rientrate da poco nelle loro case” vivono in condizioni di “totale insicurezza” per gli edifici pericolanti e gli ordigni inesplosi. Sono queste, aggiungono, “le prime cause di ferite” nel settore ovest della città, in cui - ad oggi - vi sono “meno di mille posti letto” a fronte di 1,8 milioni di persone, ovvero “la metà degli standard minimi richiesti in un contesto umanitario”.

Dopo anni di violenze e terrore perpetrati dalle milizie dell’Isis, oggi nel settore orientale di Mosul la vita è normale ed è anche molto più facile spostarsi all’interno dei quartieri occidentali. Dalle aule delle scuole alle fabbriche, alle piccole imprese, la rinascita della metropoli passa attraverso il rilancio di scuola, lavoro e dall’apertura di spazi commerciali impensabili all’epoca del “califfato”. Fra questi un “caffè letterario” dedicato all’incontro e alla lettura; tuttavia, la situazione sanitaria resta sempre difficile e le cure mediche continuano a rappresentare un problema. 

“La popolazione a Mosul - spiega in una nota Heman Nagarathnam, responsabile della missione di Msf in Iraq - cresce di giorno in giorno”, ma il sistema sanitario “non si sta riprendendo” e vi è un “enorme divario fra i servizi disponibili e i bisogni crescenti della popolazione”. Da qui l’appello ad autorità locali e comunità internazionale perché si adoperino per una ricostruzione immediata “delle infrastrutture sanitarie” e garantiscano al contempo “l’accesso a medicazioni a basso costo”.

Il dominio jihadista prima e l’offensiva dell’esercito irakeno poi hanno causato pesanti danneggiamenti a nove ospedali pubblici su 13, riducendo del 70% la capacità di fornire cure mediche e posti letto. Il lavoro di ricostruzione procede in modo lento e vi è una enorme carenza di posti letto. “Accedere ai servizi sanitari - prosegue Nagarathnam - è una sfida quotidiana per migliaia di bambini e adulti”. La popolazione “cresce”, aggiunge, e solo nel maggio scorso “almeno 46mila persone sono tornate” ma il sistema sanitario pubblico “non si sta riprendendo”. 

“Servono con urgenza strutture di pronto soccorso - conclude - sale operatorie, servizi per pazienti oncologici e ustionati, così come attrezzature mediche e forniture di farmaci costanti e a basso costo”. A questi si uniscono le cure psicologiche per i traumi derivanti dalla guerra e dalla perdita di familiari e amici.

Le pericolose condizioni di vita a Mosul – scarsa igiene dovuta alla mancanza di acqua ed elettricità, edifici danneggiati, dispositivi e trappole esplosive disseminati in città – mettono a rischio la vita delle persone. All’ospedale di Msf nel settore occidentale, negli ultimi 12 mesi l’équipe medica ha visto diminuire le ferite di guerra e aumentare quelle causate dalle mine.

Fra i molto casi trattati dai medici e dai volontari di Msf vi è il giovane Anas (nella foto), di soli 12 anni, ricoverato nel reparto di chirurgia per i feriti di guerra a Mosul est. Durante la guerra è stato colpito alla spina dorsale da alcune schegge e non può più camminare. “Eravamo all’aperto - ricorda - quando dal nulla sono stato colpito da un proiettile […] mi sono trascinato per strada fino all’arrivo dell’ambulanza”. Dopo l’incidente, conclude, si sentiva “triste e annoiato” quando guardava gli amici giocare, ma oggi “ho imparato a non sentirmi frustrato”.

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