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» 11/07/2006 12:40
IRAQ
Mosul aspetta il "miracolo" della pace in Iraq

AsiaNews ha raccolto storie da Mosul, capitale della provincia di Ninive, considerata dagli stessi deputati iracheni una zona "dimenticata" nel nuovo Iraq. I soldi stanziati per la ricostruzione non danno frutti, manca elettricità, acqua e si vive nel terrore di kamikaze. In molti emigrano, altri, tra cui i cristiani, si sforzano di continuare a sperare: l'ordinazione di un sacerdote e la prima Comunione di 82 bambini caldei.



Mosul (AsiaNews) – Ninive, con la sua capitale Mosul, è "una provincia dimenticata nel nuovo Iraq". A riconoscerlo è una Commissione parlamentare irachena, che ha visitato per diversi giorni la zona al fine di verificarne le condizioni di sicurezza e i livelli dei servizi pubblici e amministrativi. I racconti di vita quotidiana arrivati ad AsiaNews dalla provincia confermano una situazione che non accenna a migliorare, con i civili stretti tra il terrore degli incessanti kamikaze, la mancanza di elettricità, la paura di recarsi al mercato e andare a messa. Ma nonostante tutto, c'è ancora chi si sforza di trovare motivi di speranza, anche grazie alla fede.

Dopo aver visitato la provincia, il deputato Usama al-Najafi, capo della Commissione, ha chiesto al Parlamento misure urgenti per migliorare la situazione nella seconda città più grande dell'Iraq.

Abitanti cristiani di Mosul raccontano che, da quando il mese scorso è stato ucciso al- Zarqawi, l'uomo di al-Qaeda in Iraq, la situazione non è migliorata, anzi. "Tre settimane fa – ricorda un giovane caldeo – un'autobomba esplosa nel mezzo di una zona civile, vicino all'università, ha ucciso almeno 10 giovani e seminato una distruzione enorme". "Lo stesso giorno un'altra bomba è scoppiata nei pressi della Chiesa caldea del Santo Spirito, ferendo numerose persone", aggiunge il cristiano, testimone oculare dell'attentato.

"In città ci sono una o due esplosioni al giorno – riferisce una mamma di famiglia – senza calcolare le numerose persone uccise per denaro o su base etnica e confessionale: di recente nel mio quartiere (nella parte sinistra dal fiume Tigri) sono morti quattro fratelli e un nipote solo perché sciiti in una città di sunniti".

A Mosul manca acqua, benzina, gas ed elettricità. Il governo, secondo i media locali, ha stanziato ingenti somme di denaro per la ricostruzione, ma non se ne vedono i risultati. "Non c'è traccia – ammette il deputato Najafi – dei soldi destinati alla provincia di Ninive e non ho idea di come siano stati spesi; è necessario controllare la trasparenza del budget provinciale".

"Ogni cosa, anche la più piccola, comporta difficoltà enormi, tranne uccidere" dice una donna. Le storie raccolte ad AsiaNews parlano di commercianti costretti a chiudere l'attività e a partire in cerca di un nuovo modo per guadagnarsi da vivere; ma anche di famiglie barricate in casa per paura di essere rapite o uccise. C'è chi si trasferisce nel più sicuro Kurdistan, ma non tutti possono permetterselo, perché "è molto costoso".

Nella grande insicurezza c'è comunque qualche barlume di speranza. Il 3 luglio scorso la comunità della parrocchia del Santo Spirito a Mosul ha vissuto un "giorno di grande gioia" per l'ordinazione sacerdotale di p. Basman George (nella foto). Lo racconta il parroco, p. Ragheed Ganni, il quale aggiunge: "Mentre continuano quotidiani gli scontri tra polizia e ribelli, 82 bambini frequentano il catechismo per prepararsi alla Prima Comunione". "Io e gli altri sacerdoti – conclude p. Ganni – cerchiamo di far sentire alla gente il potere della fede e di infondere la speranza in un miracolo. Perchè questo per noi oggi è la pace in Iraq: un miracolo". (MA)


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