15/04/2008, 00.00
LIBANO
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Moussa: c’è poco tempo prima che la situazione libanese precipiti

Secondo il segretario della Lega araba, la strada per uscire dalla crisi “è lunga, ma il tempo è poco”. Voci provenienti da Damasco parlano di possibili rivolgimenti all’interno del regime. L’esercito di Beirut denuncia una violazione dei confini da parte di una pattuglia israeliana.
Beirut (AsiaNews) – “C’è poco tempo prima che la situazione libanese precipiti al peggio”: è la preoccupata opinione di Amr Moussa, il segretario della Lega araba che da mesi si va spendendo per trovare una via d’uscita alla crisi politica del Paese dei cedri. Il pericolo paventato ieri da Moussa, attualmente a Londra, arriva all’indomani di un allarme lanciato dal patriarca maronita Sfeir - “il Paese è sull’orlo del collasso” – e di iniziative diplomatiche, tra le quali spicca l’impegno del presidente egiziano Mubarak.
 
“La strada è lunga, ma il tempo è poco”, ha aggiunto ieri Moussa, a ribadire la gravità del momento. Il segretario della Lega si è poi soffermato a sottolineare l’importanza dei rapporti tra Libano e Siria, finora accusata da governo di Beirut di essere responsabile – tramite i suoi alleati dell’opposizione - della paralisi parlamentare che impedisce l’elezione del presidente della Repubblica.
 
Qualcosa, però, potrebbe muoversi proprio a Damasco. Lo ipotizzano voci provenienti dalla capitale siriana, prendendo spunto dal fatto che Assef Shawkat, capo dell’intelligence militare e cognato del presidente Bashar Assad – finora considerato il secondo uomo più potente della Siria – sarebbe agli arresti domiciliari. Secondo quanto l’ex vicepresidente siriano Abdel Halim Khaddam ha detto alla al-Mustakbal TV, Shawkat sarebbe agli arresti per il suo coinvolgimento nell’assassinio di Imad Mughnieh, il comandante militare di Hezbollah. Tra le cose che si attribuiscono a Shawkat c’è un’offerta agli americani di una sospensione per due anni degli aiuti ad Hezbollah in cambio di un analogo fermo del tribunale internazionale che deve giudicare i responsabili dell’uccisione dell’ex premier libanese Rafic Hariri. Tra i mandanti ci sarebbe anche lui e, per suo tramite, il presidente siriano.
 
A gettare benzina sul fuoco, intanto, provvede l’esercito israeliano. Secondo un rapporto dei militari libanesi, una pattuglia composta da cinque soldati è entrata in territorio libanese nei pressi delle fattoria di Sheeba e vi è rimasta per una decina di minuti. I Caschi blu della Finul stanno indagando sull’episodio. (PD)
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