05/07/2008, 00.00
ARABIA SAUDITA

Mufti saudita: terroristi e fiancheggiatori commettono un “peccato grave”

Le massime autorità musulmane invitano a “rispettare i dettami dell’Islam” senza fomentare “odio e divisioni”. Condanna anche per quanti offrono protezione e copertura ai fondamentalisti. Da gennaio oltre 520 gli arresti, con l’accusa di progettare attacchi alle raffinerie del regno.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – I leader religiosi del Paese dichiarano guerra ai fondamentalisti islamici e a quanti li proteggono. In un documento ufficiale pubblicato giovedì scorso, il Gran Muftì Sheikh Abdul-Aziz Al al Sheikh invita i sauditi e gli stranieri a “non offrire rifugio e protezione ai terroristi”, perchè commetterebbero “un peccato grave”.

La presa di posizione delle autorità religiose saudite fa seguito alla dichiarazione del governo, secondo la quale “dallo scorso gennaio sono stati arrestati 520 fondamentalisti, sospettati di progettare attacchi mirati contro le installazioni petrolifere del regno”. Da tempo è in atto una campagna mediatica che intende sconfessare i terroristi e l’ideologia fondamentalista.

“L’aggressione contro i musulmani e l’occupazione delle loro terre – sottolinea il Gran Muftì al Sheikh – non può giustificare attentati e violenze: obbedire ai dettami del Corano senza per questo fomentare odio e divisioni è un principio basilare dell’Islam, in accordo con i precetti sanciti dal profeta Maometto”.

I militanti di al Qaeda sono da tempo coinvolti in una campagna volta a destabilizzare l’Arabia Saudita, uno dei principali produttori di petrolio al mondo e alleato degli Stati Uniti; la reazione decisa delle autorità saudite tende a frenare l’ondata fondamentalista, conquistando in qualche modo il consenso del mondo occidentale. L’episodio più grave risale al febbraio 2006, con l’attentato – fallito – al più importante impianto mondiale per la raffinazione del petrolio ad Abqaiq. Il rischio corso ha spinto le autorità saudite a lanciare una massiccia campagna di prevenzione: centinaia gli arresti di persone sospette, ma alcuni analisti dubitano che si tratti sempre di terroristi legati ad al Qaeda.  

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