16/04/2020, 12.56
INDIA
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Mumbai, effetti del coronavirus: migranti tribali senza lavoro rischiano la fame

di Nirmala Carvalho

Il premier Modi prolunga la chiusura di imprese e comunicazioni fino al 3 maggio. Oltre 120 milioni di lavoratori a giornata divenuti in un attimo degli indigenti. “Sono venuto a Mumbai sperando di aiutare la mia famiglia. Ma ora non ho nulla”. La carità del gruppo Pahunch, che ha distribuito razioni per 800 migranti tribali.

Vasai (AsiaNews) – “Quando è stato annunciato il lockdown, la fabbrica dove lavoravo ha chiuso e io sono rimasto senza lavoro, senza salario… Sono senza lavoro, senza casa e affamato”. Parla così Kuldeep Kerketta, 22 anni, un tribale dell’Orissa che è giunto a Mumbai nel gennaio scorso, per cercare di sostenere col suo lavoro la madre, le sorelle e suo fratellino. La decisione del premier Narendra Modi di attuare il lockdown (la quarantena) per tutto il Paese, bloccando imprese e comunicazioni, ha creato un esercito di poveracci: oltre 120 milioni di lavoratori a giornata divenuti in un attimo degli indigenti. Il lockdown è stato stabilito dal 25 marzo al 20 aprile, ma ieri il premier Modi ha deciso di continuarlo fino a 3 maggio. Ufficialmente l’India sembra poter contenere la pandemia: finora vi sono 9756 casi positivi al Covid-19 e 377 morti. Ma il timore è che il virus possa colpire le baraccopoli e le campagne. In tal caso si teme che gli infetti potranno raggiungere i 300 milioni di individui.

Vi è poi il problema di come far vivere 120 milioni di persone che vivevano a giornata del loro lavoro. Il governo ha strutturato uffici per la distribuzione di cibo ai senzatetto, ma le operazioni non sono capillari.

AsiaNews ha incontrato due giovani tribali migranti che vivono insieme ad altri in una stanza nello slum di Vasai (Maharashtra). L’intervista è stata possibile grazie alla collaborazione di Goretti Xalxo, direttrice del gruppo Pahunch e assistente sociale, che distribuisce razioni di cibo ai tribali Chotanagpur (provenienti da Orissa, Jharkhand,Chhattisgarh ).

Kuldeep racconta il fallimento dei suoi sogni: “Sono arrivato a Mumbai per lavorare in una piccola fabbrica di gomma, per sostenere la mia famiglia nell’Orissa. Sono arrivato tre mesi fa in gennaio. Per quasi tre mesi non ho trovato alcun lavoro, poi ho cominciato a lavorare in questa fabbrica di gomma. Mi pagavano 400 rupie al giorno (circa 4,79 euro). Ma ho lavorato solo per 16 giorni e poi hanno decretato il lockdown. Così, la fabbrica è stata chiusa, io non ho ricevuto alcun salario. Vivo con altri due giovani in una stanza nello slum. Ognuno dovrebbe pagare 450 rupie al mese. Meno male che c’è la signora Goretti [Xalxo] che ci ha fornito 10 kg di riso, ma anche questo è finito. Voglio tornare a casa, almeno là, con la mia gente, a casa mia potrò non morire di fame. Qui sono senza casa, senza lavoro e affamato. Vivere di carità è terribile. Al mio villaggio non ci sono molti modi di guadagnarsi da vivere. Sono venuto a Mumbai sperando di aiutare la mia famiglia. Ma ora non ho nulla”.

Anup Kerketta, 20 anni, anche lui dell’Orissa, condivide con Kuldeep la stanza nello slum. E’ orfano: dopo la morte di suo padre, i suoi parenti si sono impossessati della sua casa nell’Orissa e da allora è un senzatetto. “Ero già un senzatetto al mio villaggio (Birmitrapur) e ora lo sono qui a Vasai. “Anch’io – spiega ad AsiaNews – sono arrivato in gennaio e ho lavorato nella fabbrica per 16 giorni. Poi è stato decretato il lockdown: la nostra fabbrica è stata chiusa, ma anche la mia vita è stata incatenata. Voglio tornarmene in Orissa. Almeno lì non sono trattato come uno straniero. Stando poi con il mio gruppo tribale, potrò non morire di fame. Qui possiamo sopravvivere solo perché c’è gente come la signora Goretti che ci dà cibo e qualche soldo. Io sono giovane, sono capace di lavorare sodo, sono onesto, posso imparare qualunque lavoro, ma datemi almeno da lavorare!”.

Dall’inizio del lockdown il gruppo Pahunch ha distribuito pacchi dono a circa 800 tribali migranti. I pacchi contengono riso, lenticchie, olio da cucina, zucchero.

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