17/01/2007, 00.00
CINA
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Muore Bo Yibo, l’ultimo degli “immortali” del Partito comunista

Il leader rivoluzionario, padre dell’attuale ministro del Commercio, si è spento a Pechino all’età di 98 anni. Vittima della Rivoluzione culturale, ha appoggiato le riforme economiche di Deng Xiaoping e lo ha aiutato contro l’ala marxista del Pcc. Considerato l’ispiratore della repressione di Tiananmen.
Pechino (AsiaNews) – Bo Yibo, uno dei cosiddetti “8 immortali” della Rivoluzione comunista, è morto a Pechino all’età di 98 anni. Era uno dei leader rivoluzionari più influenti di tutto il Paese.
 
Bo è noto per aver appoggiato in maniera incondizionata le riforme economiche dell’ex Segretario comunista e successore di Mao Zedong, Deng Xiaoping, e per aver spinto il governo a reprimere con violenza le proteste anti-corruzione e pro-democrazia di Tiananmen.
 
Nel corso di un programma trasmesso ieri in prima serata dalla televisione nazionale, il governo lo ha descritto come “un eccellente membro del Partito comunista cinese (Pcc), grande combattente comunista, rivoluzionario proletario e leader delle riforme economiche”.
 
Il rivoluzionario lascia 4 figli: fra questi vi è Bo Xilai, attuale ministro del Commercio, uno dei candidati più influenti alle poltrone del Politburo che verranno rimesse in discussione durante il prossimo congresso del Partito. Parlando del padre, il ministro ha sempre negato di aver ricevuto benefici dall'influenza politica del padre: “L’unico aiuto che ho ricevuto da lui è stata l’educazione ed il periodo passato insieme in carcere durante la Rivoluzione culturale, quando ero solo un ragazzo, che mi ha forgiato”.
 
Nato il 17 febbraio del 1908, Bo Yibo, entra nel Partito all’età di 17 anni. Secondo la propaganda, “ha aiutato a costruire la nazione secondo lo stile dei soviet”, prima di divenire una vittima della Rivoluzione culturale e passare 15 anni in carcere.
 
Dopo la morte di Mao, avvenuta nel 1976, Bo rientra insieme ad altri rivoluzionari sulla scena politica del Paese. E’ in questo periodo che nasce il mito degli “8 immortali” (Deng Xiaoping, Li Xiannian, Peng Zhen, Chen Yun, Song Renqiong, Yang Shangkun, Wang Zhen e Bo Yibo): tutti veterani della Lunga marcia e vittime delle purghe maoiste, eserciteranno fino alla morte un'enorme influenza politica da dietro le quinte, senza mai accettare importanti ruoli ufficiali.
 
Conosciuto come un conservatore, Bo appoggia da subito le riforme economiche di Deng e lo aiuta nella lotta contro l’ala marxista del Partito che lo critica per le sue scelte politiche. Coordinatore della campagna nazionale di rinnovamento del Pcc, opera per reprimere l’ala estremista e spianare la strada all’apertura economica della Cina.
 
Aspro con Hu Yaobang e Zhao Zhiyang, segretari comunisti alla fine degli anni ’80, è considerato uno degli ispiratori della repressione violenta del movimento studentesco del 1989, culminata con il massacro di Tiananmen.
 
Secondo diversi analisti politici, la sua morte rappresenta un simbolico passaggio di potere sulle spalle di Hu Jintao, l’attuale presidente cinese, e sulla nuova generazione di leader comunisti. Gli 8 immortali erano l'oligarchia dominante la nazione; il loro potere poggiava sulle loro credenziali rivoluzionarie. Ora che sono usciti di scena, il potere è nelle mani degli attuali leader, spesso freddi tecnocrati, il cui potere rischia di essere messo in discussione dalle vittime dei problemi sociali presenti nel Paese.
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