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  • » 23/08/2017, 13.09

    INDIA

    Musulmane dell’India: il bando del ‘divorzio breve’, una vittoria solo a metà

    Nirmala Carvalho

    Ieri la Corte suprema ha sospeso la pratica e invitato il Parlamento a formulare una legge in materia. La nuova norma sul diritto matrimoniale islamico deve essere approvata entro sei mesi. Attivista: “Finalmente anche le donne musulmane potranno godere dei propri diritti”.

    Mumbai (AsiaNews) – La Corte suprema dell’India ha sospeso la pratica del “divorzio breve” islamico (o "triplo talaq") e l’ha dichiarata “incostituzionale”. Ora il Parlamento avrà sei mesi di tempo per formulare una legge adeguata in materia di matrimonio, divorzio e successione. Ieri i giudici – tre pareri favorevoli e due contrari – hanno accolto le richieste della petizione firmata da 50mila donne musulmane, che da tempo lamentano forti discriminazioni. Con il bando, agli uomini non sarà più consentito divorziare dalle proprie mogli attraverso la semplice pronuncia della parola “talaq” (“ripudio”) ripetuta per tre volte. Secondo la All India Muslim Women Personal Law Board (Aimwplb), la sentenza è stata “un momento di grande vittoria”, che ha dato “enorme sollievo”. Allo stesso tempo, le donne non si arrendono e sostengono che la “battaglia è vinta solo a metà”.

    Alla notizia della decisione, le donne musulmane hanno espresso grande apprezzamento. I giudici mettono un punto fermo su una questione che lacera la comunità islamica dell’India: il Parlamento deve definire una legge che regoli il diritto matrimoniale della comunità religiosa. Farah Faiz, dell’Aimwplb e presidente del Rashtrawadi Muslim Mahila Sangh, dichiara: “Saremo davvero vittoriose solo quando una legge dirà che la pratica [del divorzio breve] può essere punita. Non ci sarà sollievo per le donne fin tanto che non sarà formulata una vera norma”. Secondo l’avvocato del gruppo, la dott.ssa Chandra Rajan, si tratta “di un verdetto storico. La Corte suprema non poteva fare di meglio. Ha protetto tutte le donne musulmane”.

    Nei mesi scorsi la petizione è stata proposta dalla Bhartiya Muslim Mahila Andolan (Bmma), un’associazione di donne islamiche, e appoggiata dalla Commissione nazionale delle donne (Ncw). L’India è uno dei pochi Paesi al mondo in cui è ancora in vigore la legge islamica in tema di unioni. Persino il Pakistan e il Bangladesh, Paesi a maggioranza islamica, hanno abolito la norma. Nel territorio dell’Unione il diritto matrimoniale islamico è regolato dal Muslim Personal Law (Shariat) Application Act 1937, una legge approvata sotto il dominio coloniale britannico. Essa si applica in tema di matrimonio, divorzio, successione, eredità, proprietà personali delle donne. Approvata con l’intento di garantire il rispetto della tradizione culturale islamica, la legge consente di “giustificare” pratiche discriminatorie. Le musulmane hanno denunciato un vero e proprio abuso del divorzio verbale, che spesso è attuato anche “a distanza” con l’invio di messaggi sul cellulare o per posta.

    Noorjehan Niaz, della Bmma, gioisce: “Finalmente le donne islamiche potranno godere dei propri diritti e avranno una legge codificata che li garantirà. Proprio come già avviene con la legge personale per gli indù, che hanno un sistema legale a loro sostegno”.

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