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» 29/10/2007 13:52
INDONESIA
Musulmani indonesiani contro le “eresie islamiche”
di Mathias Hariyadi
Si allarga il movimento che chiede al governo di bandire la Al Qiyadah, setta che non ritiene obbligatorio l’haj e aspetta la venuta di un nuovo Profeta. Oggi si sono unite anche le due più grandi organizzazioni musulmane del Paese. La polizia sulle tracce del leader della setta, ma c’è chi non è d’accordo.

Jakarta (AsiaNews) – Le due più grandi organizzazioni musulmane in Indonesia hanno deciso di unirsi ad altre 45 sigle impegnate nella lotta contro le sette islamiche “eretiche”. Considerata tradizionalmente tollerante e moderata, la Nahdatul Ulama (NU) ha chiesto che il governo prenda “azioni severe” contro la Al Qiyadah. Un “suggerimento”, in sostanza, a bandire le attività di questa setta considerata deviante dall’islam perché non ritiene obbligatorio il pellegrinaggio alla Mecca,  il digiuno e la preghiera 5 volte al giorno; aspetta, inoltre, l’arrivo di un nuovo profeta dopo Maometto. Oggi a riguardo si è espressa anche la seconda organizzazione più grande del Paese, la Muhammadiyah, che ha invitato la Al Qiyadah a fondare una nuova religione, piuttosto che “manipolare i simboli musulmani”.
 
La campagna contro la Al Qiyadah è iniziata questo mese con un comunicato del Consiglio indonesiano degli Ulema (MUI, il maggiore forum islamico), che la dichiarava “eretica” e ha chiesto a Jakarta di dichiararla illegale. Il procuratore generale, unica autorità in grado di decidere sullo smantellamento di gruppi illegali, ha però deciso di non procedere per il momento. Dopo la sentenza del MUI le sedi di questa setta sono state attaccate in diverse zone del Paese, compresa West Sumatra e West Java.
 
Secondo l’Islamic Society Forum, la Al Qiyadah persegue un’“agenda nascosta” mirante a “dividere” la comunità musulmana. Dietro le forti pressioni degli ambienti religiosi e critiche dell’opinione pubblica, la polizia è ora sulle tracce del capo della setta, Ahmad Moshaddeq. Nella provincia di East Java gli agenti stanno cercando altri membri della Al Qiyadah in due villaggi della reggenza di Jombang.
 
Ma in molti hanno espresso critiche sul comportamento della polizia, che interviene in questioni religiose, mentre altri ritengono che nel caso della Al Qiyadah si sia verificata una violazione dei diritti umani. Secondo il direttore del Pusaka Inter-Community Study Center, Ong che promuove il pluralismo a West Sumatra, la polizia e il MUI devono evitare tali iniziative e prima tentare l’approccio “personale e del dialogo” per risolvere la questione. “Giudicare un movimento eretico e poi attaccarlo è contro la Costituzione”, conclude.
 
 

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