08/06/2011, 00.00
MYANMAR
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Myanmar: Ilo, crescita “drammatica” nelle denunce di lavoro forzato

L’agenzia Onu riferisce che, nel 2010, i casi sono più del doppio rispetto ai tre anni precedenti. L’aumento dovuto anche alla maggiore consapevolezza fra i cittadini. Dall’inizio del 2010 la sede di Yangon ha ricevuto 506 denunce. Ancora decine di migliaia i bambini soldato.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – In Myanmar si registra una crescita “drammatica” nelle denunce riguardanti i casi di lavoro forzato. L’aumento è dovuto anche alla maggiore consapevolezza del problema fra i cittadini, che riportano con più frequenza i casi rispetto al passato. È quanto ha riferito l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di giustizia sociale e diritti umani. Dall’inizio del 2010, denunciano gli esperti Onu, la sede di Yangon ha ricevuto 506 esposti, un numero superiore del doppio rispetto a quello registrato nei tre anni precedenti.
 
Steve Marshall, responsabile della sede birmana dell’Ilo, spiega all’Afp che il “drammatico aumento” nelle denunce può essere attribuito a una “crescente campagna di sensibilizzazione”. Su 749 querele ricevute dal 2007, almeno 582 riguardano il Myanmar e molte fra queste coinvolgono i bambini soldato. Tuttavia, il mandato degli esperti delle Nazioni Unite è soggetto a restrizioni; il governo consente solo di operare “a sostegno” delle politiche promosse dalla leadership birmana.
 
La distribuzione di volantini in lingua birmana ha favorito l’aumento delle denunce. Ma ciò non implica che non vi siano ancora numerosi casi sommersi o non riportati perché, spiega Marshall, “molta gente non conosce ancora i propri diritti o è in una posizione in cui non può denunciare”.
 
L’Ilo opera in Myanmar dal 2007, in seguito alla sottoscrizione di un accordo con la giunta militare al potere, e rinnovato a febbraio dal neo-eletto governo civile per altri 12 mesi. In quattro anni 174 bambini soldato – prelevati con la forza dall’esercito birmano – sono stati restituiti alle loro famiglie. Fonti della difesa aggiungono che per questo reato sarebbero stati puniti 20 funzionari e altri 110 esponenti persone dell’apparato di governo.
 
Tuttavia, attivisti per i diritti umani riferiscono che sono migliaia i casi di bambini soldato usati con regolarità dall’esercito birmano. Una pratica che verrebbe peraltro perpetrata, seppure con un profilo minore, dalle milizie irregolari che fanno capo alle minoranze etniche. “C’è ancora molto lavoro da fare” conclude Steve Marshall, nei campi delle confische forzate, corruzione e vertenze industriali.
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