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  • » 06/01/2004, 00.00

    russia - vaticano

    Natale 2004: il trionfo di Aleksij e della Ortodossia politica

    Vladimir Rozanskij

    Mosca (AsiaNews) - Seguendo l'antico calendario giuliano, la Chiesa Ortodossa russa  celebra il Natale domani 7 gennaio.  In questi giorni il Patriarca di Mosca Aleksij II ha diffuso il suo Messaggio Natalizio a tutti i fedeli ortodossi e ha detto che l'Ortodossia sta "sperimentando  un periodo gioioso di rinascita".

    Il primo elemento di questa "rinascita" è dovuto proprio al Natale. Passando dal 25 dicembre al 7 gennaio, il Natale ortodosso gode di una serie di effetti positivi. Il passaggio in realtà è avvenuto solo di recente. La rivoluzione aveva imposto l'allineamento all'odiato calendario "occidentale", ma aveva di fatto impedito di celebrare con la dovuta solennità le feste cristiane: il Natale di gennaio, fino al 1991,  è rimasto un semplice giorno lavorativo. Solo la Pasqua, cadendo di domenica, riusciva a rimanere impressa nella memoria e nella devozione, pur con mille limitazioni da parte delle autorità comuniste. Non c'era quindi una vera "tradizione natalizia" del 7 gennaio.  Dopo la caduta del Muro, la tradizione sta crescendo di anno in anno, esaltando allo stesso tempo l'euforia consumista e lo splendore dell'ascesi. La data del 7 gennaio ha spostato l'enfasi dei banchetti e dei regali ai giorni precedenti la nascita di Cristo. In Russia la festa consumista per eccellenza è il Capodanno: è quello il giorno in cui i bambini attendono Santa Klaus (dai sovietici ribattezzato "Nonno Gelo"), che arriva in tandem con la Befana ("Baba Yaga", la "nonna strega") a distribuire i suoi doni e riunire le famiglie intorno al piatto nazionale (la vodka). Lo sfogo di consumismo senza rimorso comincia già col 25 dicembre, che viene chiamato all'inglese il "Kristmes", e che non ha alcuna associazione con il cristianesimo (come del resto avviene presso il 90% dei "corrotti" occidentali). Il Natale consumista permette alle ditte capitaliste di scaricare le proprie merci "decembrine" sul grande mercato russo, in nome dell'ecumenismo neo-global.

    Il vero vantaggio per l'Ortodossia si ottiene sul versante spirituale: il 7 gennaio si apre la serie delle feste ecclesiastiche, che si prolunga fino al Battesimo di Cristo il 19, concedendo la scena al clero e agli splendori della liturgia e dell'antico folclore popolare: è il tempo delle allegre mascherate, i "santerelli" celebrati magistralmente da Lev Tolstoj in "Guerra e Pace", con le brigate di giovani in costume che si rincorrono sulle slitte a temperature polari (sono infatti proprio questi i giorni più freddi dell'anno). La festa del Battesimo si chiude poi con la solenne benedizione delle acque. A questo segue, su stagni e laghetti, l'apertura nel ghiaccio di fori sufficienti a fare un tuffo beneaugurante nelle acque ghiacciate: è una forma di ascesi che gli americani chiamano giustamente "extreme orthodoxy", ortodossia estrema; intanto file innumerevoli di fedeli riempiono taniche e bottiglie d'acqua santa per tenere lontani gli spiriti maligni per un anno intero.

    Trionfi religiosi e politici

    In questo Natale 2004, il Patriarca ortodosso Aleksij II ha diversi motivi di "gioia". Anzitutto può ringraziare Dio per la rinnovata salute, che gli permette di tenere a bada altrui maldicenze e ambizioni almeno per qualche tempo ancora. In secondo luogo egli si avvia a festeggiare in pompa magna il suo 75mo compleanno (è nato il 23 febbraio 1929), che avrà il suo culmine il 10 giugno, festa della sua intronizzazione al soglio patriarcale. Il giubileo patriarcale verrà ulteriormente onorato dalla commemorazione dei 250 anni dalla nascita di San Serafino di Sarov, il santo più amato dai russi, di cui si è appena concluso il centenario della canonizzazione, e dai 1000 anni dalla costruzione della cattedrale di Santa Sofia a Kiev, chiesa madre di tutti i russi. Naturalmente gli ortodossi russi sperano che questa festa non venga troppo rovinata dai greco-cattolici, che vogliono aprire proprio a Kiev il loro patriarcato "uniate".

    Il 23 dicembre scorso Aleksij ha potuto presiedere in piena efficienza la tradizionale riunione del clero moscovita, leggendo di persona la relazione-fiume che ogni anno fa il bilancio della vita dell'intera Chiesa Ortodossa Russa, presentando cifre trionfali: 132 diocesi aperte in cui lavorano 154 vescovi, 847 tra monasteri ed eremi, 16.350 parrocchie in cui lavorano 15.605 sacerdoti e 3405 diaconi, per non parlare delle 681 chiese e cappelle di Mosca (nel 1990 erano meno di 40), delle 5 Accademie Teologiche, 2 Università Ortodosse, 1 Istituto Superiore di Teologia per laici, 33 Seminari maggiori e 44 minori, e poi scuole di catechesi, di canto liturgico, di iconografia.

    Un altro motivo di soddisfazione è l'ormai imminente riunificazione con la Chiesa Ortodossa Russa all'estero, che rimaneva una spina nel fianco per il Patriarcato di Mosca. Essa infatti rappresentava quell'ortodossia "pura" che non aveva accettato compromessi con il potere ateo, preferendo l'esilio. Dopo aver finalmente pronunciato un timido mea culpa per i cedimenti nei confronti del potere comunista (15 anni dopo la caduta del regime!), Aleksij si appresta ora a ricevere il metropolita Lavr dall'America, rappresentante di questa Chiesa zarista e ultraconservatrice (in un suo Sinodo ha dichiarato l'ecumenismo "un'eresia"), e nello stesso tempo più moderna e smaliziata a livello organizzativo, avendo sfruttato a dovere i vantaggi del capitalismo pagano. Si chiude così il cerchio della ritrovata potenza dell'Ortodossia russa, custode della Vera Fede, immune dal contagio cattolico-protestante e investita da Dio di una missione universale, pronta alla battaglia finale con l'Anticristo che regna nel resto del mondo.

    Forte di questi "trionfi", il 30 dicembre scorso il Patriarca ha potuto ribadire per l'ennesima volta il suo "categorico rifiuto" a incontrare il Papa di Roma, che al di là delle parole non compie "passi reali per il miglioramento delle relazioni con la Chiesa Ortodossa", anzi continua a sguinzagliare i suoi "ordini missionari" a "ribattezzare bambini per tutta la Russia" e a sostenere "l'espansione uniata" (lagnanze ribadite con forza anche nell'intervista di fine anno rilasciata all'agenzia RIA-Novosti).

    Infine la Chiesa Ortodossa Russa può ormai contare su di un rinnovato Parlamento ad alta fedeltà, tanto che i giornali russi parlano di "trionfo politico dell'ortodossia" (NGReligij, 17.12). Come ha affermato il portavoce del Patriarcato p. Vsevolod Chaplin, "nella Duma sono entrati molti politici ortodossi, che si prenderanno realmente cura della rinascita della Chiesa". E potranno farlo abolendo del tutto le tasse per le strutture ecclesiastiche, o introducendo privilegi e forme di finanziamento pubblico per la Chiesa "di Stato". Per esistere, le altre confessioni dovranno invece giustificare la propria attività e cercare finanziamenti privati e stranieri.

     

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