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    » 14/12/2009, 00.00

    IRAQ

    Natale a Kirkuk, i cristiani messaggeri di pace e speranza

    Louis Sako*

    Incontri ecumenici, catechismo per i giovani, carità verso ammalati, disabili, abbandonati e verso i poveri, cristiani e musulmani; il battesimo di un giovane dottore mandaico. Sono le varie facce con cui i cristiani di Kirkuk attendono la nascita del Salvatore, diventando messaggeri di gioia anche fra le lacrime dell’Iraq.

    Kirkuk (AsiaNews) – Cosa si attende l’Iraq dal Natale? Cosa si attende in questo periodo di Avvento? Abbiamo posto questa domanda ad alcuni nostri amici e mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk ci ha inviato la risposta che pubblichiamo sotto. Kirkuk, abitata da arabi, curdi e turcomanni, è contesa per le sue immense riserve di petrolio. Durante tutto l’anno non sono mancati nella città rapimenti, uccisioni e violenze contro i cristiani. Secondo lo stesso arcivescovo, i cristiani sono oggetto di violenze perché “vogliono avere un ruolo nella ricostruzione della nazione”.

    Quest’anno tutte le attività nella nostra diocesi si concentrano sul messaggio del Natale: pace sulla terra e speranza agli uomini.

    In queste settimane di Avvento, i sacerdoti cattolici e quelli delle altre Chiese cristiane si sono radunati insieme per una giornata di riflessione, preparandosi al Natale.

    I giovani e le associazioni, da parte loro, hanno molto approfondito le basi della fede col catechismo. Tutti i fedeli si sono messi a disposizione per fare veglie di preghiera, visite agli ammalati, a coloro che sono isolati o disabili.

    Nella situazione economica così difficile, i giovani della comunità Emmaus hanno raccolto doni e denaro per aiutare le famiglie povere, senza distinzione fra cristiani e musulmani.

    Un giovane dottore mandaico (gnostico) ha ricevuto il battesimo.

    I  cristiani  devono essere consapevoli della propria missione: i fedeli hanno il dovere di essere  messaggeri della Buona Notizia, della pace e della speranza anche in Iraq e a Kirkuk. Affinché il messaggio sia  ricevuto e ascoltata,  occorre che lo amiamo e ci impegniamo a viverlo  in una maniera concreta. L'esempio  influisce più delle parole. La gente vede e si commuove.

    Anche se nel Paese vi sono difficoltà e mancanza di sicurezza, i cristiani devono avere  il coraggio di trasmetterlo senza paura e inquietudine, ma con tanta libertà e entusiasmo. Il cuore è pieno di  fiducia in Colui che ci chiama, ci manda e ci accompagna perché è l’Emmanuele il Dio-con-noi.

    Noi siamo messaggeri di gioia anche quando ci sono sacrifici e sofferenze e lacrime come in questa nostra terra irachena.

    Per assimilare sempre più questo messaggio, è necessario vivere  assieme  con gli altri  nella Chiesa. Il messaggero vero rimane fedele alla Tradizione della Chiesa e con essa rende testimonianza.

    La Chiesa è il luogo in cui i fedeli condividono le loro esperienze spirituali e si sostengono gli uni gli altri nel rendere testimonianza.

    * Arcivescovo caldeo di Kirkuk

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