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  • » 09/03/2013, 00.00

    MYANMAR

    Naypyidaw: gas e petrolio all’asta, per attirare gli investimenti esteri



    Ad aprile oltre 20 blocchi produttivi al largo della costa andranno al miglior offerente. Il governo birmano intende attirare i capitali dall’estero, ma deve fare i conti pure con il fabbisogno interno. Con i vecchi contratti stipulati dai militari, circa l’80% della produzione finisce all’estero. Aung San Suu Kyi: riforme economiche di pari passo con la fiducia degli investitori.

    Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Entro il mese di aprile il governo birmano metterà all'asta l'esplorazione di oltre 20 blocchi territoriali contenenti petrolio e gas naturale, che si trovano racchiusi nel sottosuolo marittimo al largo della costa. L'esecutivo intende così imprimere un'accelerazione agli investimenti stranieri in Myanmar e avvalersi del contributo di esperti, per superare il "deficit energetico cronico" causato dalle politiche della giunta militare al potere sino al marzo 2011. Intanto anche la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi interviene sul tema, sottolineando che "la fiducia" degli investitori è essenziale per promuovere "tutte le riforme economiche". "Nessun potenziale investitore - ha aggiunto la Nobel per la pace - è disposto a fare affari, se non ha fiducia nel panorama [politico] del Paese".

    Secondo la Commissione sugli investimenti birmana, nei nove mesi dell'anno fiscale 2012/2013 il Myanmar ha ricevuto quasi 800 milioni di dollari in investimenti esteri, ma è il settore dell'energia che attira il maggior interesse. Inoltre, le aziende straniere sembrano più interessate ai giacimenti in mare aperto, perché conserverebbero un "maggiore potenziale" rispetto a quelli presenti sulla terraferma.

    Il Myanmar produce più gas naturale del necessario per soddisfare la domanda interna. Tuttavia, in base ai contratti stipulati di militari in passato esporta circa l'80% del prodotto, pari a circa 1,2-1,4 miliardi di metri cubi, alla vicina Thailandia. A giugno è inoltre previsto - anche se la data rischia di slittare, per il conflitto etnico nello Stato birmano Kachin - l'inizio delle operazioni del gasdotto diretto in Cina, che dovrebbe pompare altri 400 milioni di metri cubi giornalieri.

    Gli accordi in vigore causano pesanti deficit al fabbisogno interno, visto che in Myanmar resta circa la metà del gas necessario per soddisfare il consumo energetico complessivo. Esso riflette il "dramma" di una nazione che cerca di aprirsi al futuro e alla comunità internazionale, ma resta imprigionata da schemi, dinamiche e accordi stipulati da una giunta militare sanguinaria e corrotta. Il governo vorrebbe rinegoziare questi contratti, e rispondere ai bisogni interni, pur senza scontentare gli investitori stranieri. 

     

     

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