02/03/2005, 00.00
CINA - NORDCOREA - USA
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Negato ai profughi nord-coreani in Cina l'accesso agli uffici dell'ONU

di Pino Cazzaniga

Seoul (AsiaNews) - La Cina impedisce ai rifugiati nord-coreani di avere contatti coi rappresentanti Onu. Così si legge nel rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti umani nel mondo. La relazione, che viene pubblicata ogni anno dal 1977, ha un peso particolare per la Corea del nord e la Cina, in quanto è la risposta della Casa Bianca alla richiesta avanzata circa tre mesi fa dal Congresso. Con la "legge per i diritti umani nella Corea del nord",  il Parlamento Usa ha infatti autorizzato il governo a spendere annualmente 24 milioni di dollari per un periodo di tre anni a favore dei profughi nord-coreani, ma ha anche chiesto all'amministrazione Bush di rendere nota la situazione dei rifugiati entro 120 giorni.

Dei rifugiati si occupano soprattutto gruppi non governativi. Un milione e 700 mila dollari sono già stati messi a disposizione del gruppo Freedom House (Casa della libertà) che sta organizzando una conferenza mondiale sui diritti umani nella Corea del nord: si terrà probabilmente a Seoul.

Nel documento della Casa Bianca Il regime del Paese stalinista è indicato come "il più repressivo e brutale del mondo". Il rapporto ricorda che la Corea del nord è una delle nazioni più militarizzate del mondo, con un apparato poliziesco che pervade ogni settore della società. Il numero dei prigionieri politici è tra i 150.000 e i 200.000.

I coraggiosi o i disperati che tentano la fuga oltre i confini cadono in una trappola. "La Cina - si legge nel rapporto - nega ai nord-coreani l'accesso al personale dell'alto commissariato per i rifugiati della Nazioni Unite (UNHCR). I nord-coreani non possono facilmente accedere all'ufficio dell'UNHCR a causa della diffusa presenza della polizia. Inoltre la Cina non permette al personale dell'UNHCR di viaggiare nella regione del nord est" dove si trova la massima concentrazione di rifugiati nord-coreani. Da decenni sia gli Stati Uniti che l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati  esortano la Cina a osservare gli obblighi internazionali che ha assunto quando ha accettato di diventare membro della Convenzione per i rifugiati (Refugee Convention) nel 1951 e, sopratutto, quando nel 1967 ha firmato il Protocollo che l'impegna a non rimpatriare i nord-coreani prima di permettere al personale dell'UNHCR di incontrare i fuggiaschi. "Da molto tempo gli Stati Uniti sono preoccupati per la miserabile situazione dei rifugiati nord-coreani", dice il rapporto. "Siamo molto turbati dalle relazioni sugli involontari ritorni di nord-coreani dalla Cina, perché questi rimpatriati spesso devono affrontare gravi oltraggi, inclusa la possibilità di torture ed esecuzioni capitali".

Per evitare la condanna internazionale Pechino ha permesso a rifugiati di alto profilo di emigrare nella Corea del sud, solitamente attraverso una terza nazione. Ma nella maggior parte dei casi, osserva Kim Kwang-tae, analista dell'agenzia sud-coreana Yonhap, giustifica il rimpatrio con una finzione giuridica. Per il governo cinese i fuggiaschi nord-coreani non sono rifugiati politici ma "emigranti illegali": devono, quindi, essere rimandati in patria in forza di un trattato di estradizione.

Citando fonti degne di fiducia il rapporto dice anche che donne nord-coreane divengono oggetto di commercio per dar marito agli scapoli o per traffici sessuali.

Intanto negli Stati Uniti e nella Corea del sud sta guadagnando terreno il movimento per privare la Cina del diritto di ospitare i Giochi olimpici nel 2008 a causa del suo atteggiamento disumano verso i rifugiati. Un parlamentare americano, Thomas G. Tancredi, è giunto a chiedere al Comitato olimpico internazionale di trasferire i Giochi a Toronto se la Cina non smette la persecuzione dei rifugiati nord-coreani.

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