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» 28/09/2010
NEPAL
Nepal: fallita l’elezione del premier. I maoisti chiedono un governo di “consenso” nazionale
di Kalpit Parajuli
Per l’ottava volta da giugno, il parlamento non riesce a eleggere un nuovo primo ministro. Unico candidato rimasto Ram Chandra Poudel, leader del Congress Party. Gli estremisti indù chiedono il ritorno della monarchia.

Kathmandu (AsiaNews) – Dopo le dimissioni del Premier Madhav Kumar Nepal del 29 giugno, il Nepal è ancora senza un primo ministro. Lo scorso 26 settembre il parlamento ha fallito per l’ottava volta l’elezione di un nuovo premier, scatenando le proteste dei fondamentalisti indù, che premono per la restaurazione della monarchia.  

L’ottava votazione ha visto la partecipazione di un unico candidato, Ram Chandra Poudel leader del partito conservatore Congress Party, dopo il ritiro della candidatura di Prachanda, leader del Partito maoista, avvenuta lo scorso 17 settembre. Nella prossima votazione, fissata per il 30 settembre, Poudel correrà di nuovo da solo, ma le probabilità di raggiungere i 301 voti necessari per vincere sono minime. La decisione del leader del Congress Party ha scatenato le polemiche dei maoisti e dei membri del Partito comunista del Nepal. Convinti di un nuovo fallimento, essi pretendono che Poudel rinunci alla candidatura e premono per la formazione di un governo di consenso nazionale scelto dal popolo.

Dinanath Sharma, portavoce dei maoisti afferma: "Ora abbiamo cose più serie da portare a compimento, come il processo di pace e la scrittura di nuova costituzione. Il nostro partito ha ritirato la sua candidatura proprio per chiedere la formazione di un governo di consenso nazionale".

Anche Ishwor Pokharel, portavoce dei comunisti, è sulla stessa linea. "Speriamo – afferma - che il Nepali Congress  scelga di ritirare la sua candidatura, accettando il governo di consenso". Pokharel definisce la presa di posizione di Poudel “un insulto  all'Assemblea costituente e al sistema democratico".

Intanto, le continue polemiche fra i partiti fanno crescere le proteste dei fondamentalisti indù, che chiedono il ritorno della monarchia.

Durante la votazione, circa 50 manifestanti si sono radunati davanti al palazzo del parlamento scandendo slogan come: “L'identità indù deve essere preservata e il Paese non deve essere insultato in nome della laicità” e  “Noi non vogliamo un Assemblea Costituente fallita e politici corrotti". I giornali locali sottolineano che l’attività dei fondamentalisti indù è in forte aumento, soprattutto nelle regioni al confine con l’India e si temono nuove proteste in vista della prossima votazione.


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