26/10/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal: l’embargo indiano sui carburanti colpisce anche i cristiani e i poveri

di Christopher Sharma
Più del 50% dei fedeli cristiani non riesce a raggiungere le chiese. Sacerdoti e pastori invitano a pregare, leggere il Vangelo e fare missione nei quartieri. “Ma la mancanza di carburante limita gli spostamenti”. I più colpiti sono i catecumeni delle classi povere. Kathmandu e Pechino oggi firmano l’accordo per la fornitura regolare di combustibile attraverso il confine settentrionale.

Kathmandu (AsiaNews) – L’embargo non ufficiale sulle merci esportate in Nepal, dichiarato dall’India in seguito alla promulgazione della Costituzione nepalese, affligge non solo le normali attività quotidiane della popolazione, ma colpisce anche la comunità cristiana. A riferirlo ad AsiaNews sono alcuni sacerdoti e pastori cristiani del Nepal, secondo cui la mancanza di carburante sta impedendo ai fedeli di recarsi nelle chiese a pregare e sta limitando il lavoro missionario tra la popolazione povera del Paese. In attesa che le autorità giungano ad una soluzione politica sulla questione, che cela le ambizioni egemoniche del premier indiano Narendra Modi, i leader religiosi hanno invitato le comunità ad organizzare le preghiere e i servizi religiosi a livello locale.

A più di un mese dall’inizio del blocco delle merci dirette in Nepal, la situazione continua ad essere critica. Nelle ultime settimane le forniture di gas e carburante provenienti dalla frontiera indiana si sono ridotte del 90%, limitando ancora di più le prospettive di crescita del Paese già provato dal terremoto di aprile. Mancano i generi di prima necessità, i trasporti sono fermi, le scuole chiuse.

Le difficoltà della vita quotidiana stanno incrinando anche i rapporti tra le comunità e rendono difficile la partecipazione alle più note feste della religione indù. Nabin Pradhan, pastore della Chiesa Gyanershor della capitale, riferisce ad AsiaNews: “Anche la comunità cristiana affronta delle difficoltà. I visitatori si sono ridotti del 50% e non è facile spostarsi. Per questo i fedeli si stanno organizzando in gruppi di preghiera nei loro quartieri”.

P. Ignatius, parroco della Cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu, commenta: “Abbiamo chiesto ai cattolici di continuare a recitare le preghiere quotidiane, leggere il Vangelo e lavorare a favore dei più bisognosi riunendosi in gruppo o con le loro famiglie”. “Non siamo preoccupati – aggiunge – per la comunità cattolica o per la popolazione cristiana. Essi hanno abilità e idee per contrastare la mancanza di carburante o del cibo. Ma quasi la metà di coloro che visitano le chiese sono catecumeni appartenenti a classi povere: loro sono colpiti in modo severo dall’embargo”.

Il pastore CB Gahatraj, segretario generale della National Christian Federation, spiega infatti che “ogni anno centinaia di non credenti visitano le chiese del Nepal perché vogliono convertirsi. Queste persone vogliono conoscere la cultura e la vita della comunità cristiana prima di essere battezzati. La situazione potrebbe distruggerli. Abbiamo terminato il carburante per le nostre normali attività religiose e per il lavoro missionario”.

Rakes Jenu, un fratello missionario che dirige una missione cattolica in favore dei poveri, non può raggiungere i luoghi del suo lavoro. “Spero davvero che il governo risolva presto il problema”.

A tal proposito, oggi è previsto un incontro tra una delegazione nepalese e autorità della Cina, verso cui Kathmandu da settimane sta valutando di rivolgersi in cerca di sostegno. Pechino ha annunciato che donerà 1000 tonnellate di carburante come aiuto immediato. L’accordo – la cui firma è attesa per oggi – prevede anche la fornitura regolare di combustibile attraverso il confine settentrionale, aggirando in questo modo il blocco delle merci sulla frontiera meridionale con l’India.

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