15/12/2020, 11.33
INDIA
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Nessuna libertà per p. Swamy, 83 anni, ‘terrorista pericoloso’

di Nirmala Carvalho

Secondo l’Agenzia anti-terrorista, il sacerdote gesuita è “direttamente coinvolto” con movimenti maoisti terroristi (Naxalite) e in difesa dei tribali. Il 21 dicembre la corte deciderà sul suo rilascio dietro cauzione. A Washington, Londra, in Italia e nelle Filippine manifestazioni a favore di p. Stan.

Mumbai (AsiaNews) – La Nia (National Investigation Agency), l’agenzia statale anti-terrorismo, si oppone in modo totale alla richiesta di rilascio su cauzione presentata da p. Stan Swamy, sacerdote gesuita di 83 anni, in prigione dall’ottobre scorso. Per la Nia, il sacerdote è stato arrestato per legami con movimenti maoisti e con il movimento tribale dei Naxalite. In una serie di prove consegnate alla corte, si afferma che il p. Stan è implicato in una cospirazione molto radicata e direttamente coinvolto nel movimento Naxalite[1].

Originario del Kerala, il sacerdote ha passato quasi 50 anni nella regione tribale del Jharkhand lavorando per i diritti forestali della comunità Adivasi.

In particolare, l’accusa di terrorismo risale a un incontro pubblico a Pune, tenutosi il 31 dicembre 2017 in cui – secondo la polizia e il Nia – il p. Swamy ha pronunciato discorsi infiammati, che hanno portato a violenze e arresti in Maharashtra. Da qui l’accusa di legami con i maoisti.

Il sacerdote, che ha problemi di deambulazione e soffre di Parkinson, è rinchiuso nella prigione di Taloja (Navi Mumbai), dove è aiutato a mangiare e lavarsi dalla dedizione dei suoi compagni di cella.

La corte deciderà sul rilascio per cauzione il prossimo 21 dicembre. In quella occasione, p. Stan chiederà anche che la Nia gli riconsegni il suo zaino e un computer clone di quello sequestrato.

Per il sociologo p. Frazer Mascarenhas, sj, la legge anti-terrorismo che fa negare il rilascio di p. Stan crea abusi contro attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati, scrittori. Essa è stata varata in tempi di emergenza e dovrebbe essere rigettata.

Intanto, nel mondo si moltiplicano dimostrazioni a sostegno di p. Stan. Lo scorso 9 dicembre, i gesuiti a Washington hanno protestato davanti all’ambasciata indiana, proprio ai piedi della statua di Gandhi. P. Tim Kesicki, presidente della Conferenza gesuita di Canada e Usa, ha chiesto l’aiuto dell’ambasciatore per la liberazione di p. Stan, “in sintonia con la grande tradizione indiana per la difesa della democrazia e dei diritti umani”. Il p. Thomas Reese ha puntato il dito contro “l’uso delle cosiddette leggi anti-terrorismo per demonizzare leader religiosi che lavorano per la giustizia”.

A Londra, l’11 dicembre, vi è stata una protesta davanti alla Indian High Commission. Il direttore della missione gesuita nel Regno Unito, ha messo in luce che un prolungamento della prigionia potrebbe essere fatale per il p. Stan, la cui salute è molto fragile e deteriorata.

Altre manifestazioni a favore del sacerdote arrestato si sono tenute in Italia e nelle Filippine.


[1] Movimento di impronta maoista, impegnato a difendere i diritti dei tribali e dei dalit, spesso anche con la lotta armata.

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