24/02/2010, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Netanyahu e Abbas: la guerra per le tombe dei patriarchi

di Joshua Lapide
Abbas sarebbe “ipocrita”; Netanyahu “provocatorio”. Tutto avviene perché il governo di Tel Aviv ha deciso di ascrivere al patrimonio nazionale la Tomba di Rachele e la Grotta dei Patriarchi. I palestinesi temono che si tratta di un nuovo furto delle loro terre. Netanyahu apprezzato da coloni e nazionalisti israeliani.
Gerusalemme (AsiaNews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas si sono scambiate accuse reciproche di “ipocrisia” e “provocatorio” dopo la decisione del governo di Tel Aviv di ascrivere alla lista del “patrimonio nazionale” due luoghi santi ebraici, venerati anche dai musulmani.
 
I siti in questione sono la Tomba di Rachele (a Betlemme) e la Grotta dei Patriarchi ad Ebron.
La decisione del governo ha spinto Abbas a dichiarare che questa è solo una “provocazione israeliana” che ritarda i colloqui di pace e rischia di infuocare ancora di più i rapporti fra i due popoli. Netanyahu ha accusato Abbas di condurre “una campagna ipocrita” , perché nei due luoghi santi “sono seppelliti i nostri antenati… e meritano con chiarezza di essere preservati e rinnovati”.
 
La Tomba dei Patriarchi – che i musulmani chiamano la moschea di al-Ibrahim – dovrebbe contenere le spoglie di Abramo, Isacco, Giacobbe, e le loro mogli Sara, Rebecca e Lea. Per decenni essa è stata fonte di tensioni perché vicino ad essa vivono 500 coloni ebrei israeliani, accanto a 170 mila palestinesi. Nel 1994 un colono israeliano ha ucciso 29 fedeli palestinesi. Da allora il luogo santo a entrambe le religioni è diviso in due.
 
La Tomba di Rachele (la moglie preferita di Giacobbe) è nell’area che appartiene a Betlemme. Anch’essa è fonte di conflitti. Il Muro che circonda i Territori occupati è stato edificato per contenere nella parte israeliana la Tomba, rubando terra ai palestinesi.
 
La decisione del governo è stata applaudita dai coloni israeliani e dai nazionalisti che mirano a una occupazione sempre più larga dei territori palestinesi.
 
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