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» 10/07/2006 10:54
Filippine
No dei vescovi filippini ad un nuovo procedimento di impeachment contro la Arroyo

La Conferenza episcopale pubblica una lettera pastorale in cui chiede di non usare la messa in stato d'accusa come "inutile esercizio che peggiora solo la percezione delle forze politiche".



Manila (AsiaNews) – La Conferenza episcopale delle Filippine "non è incline, al momento, a sostenere un nuovo procedimento di messa in stato d'accusa nei confronti della presidente Gloria Macapagal Arroyo". La posizione della Chiesa filippina è contenuta in una lettera pastorale pubblicata oggi, in occasione della conclusione della 93ma Assemblea plenaria guidata dal presidente in carica, l'arcivescovo di Jaro mons. Angel Lagdameo.

Il pronunciamento dei vescovi si inserisce in una situazione politica di nuovo in agitazione: sta infatti per scadere il termine di un anno previsto dalla legge per consentire all'opposizione di mettere di nuovo in stato d'accusa la massima autorità del Paese.

Il primo impeachment è nato alla fine di giugno dello scorso anno, quando alcuni parlamentari di sinistra hanno accusato il marito, il figlio e il cognato della Arroyo di avere ricevuto soldi da organizzazioni clandestine di giocatori d'azzardo. La presidente stessa è stata accusata di brogli nelle elezioni presidenziali del 2004; nel corso del "processo" al Senato è stata presentata una registrazione audio in cui la Arroyo chiede ad uno dei commissari elettorale, mentre è in corso lo spoglio, di alterare i risultati per attribuirle più voti.

Dopo la presentazione della prima istanza, lo scorso anno, il marito ed il figlio della Arroyo si sono auto-esiliati "per garantire la tranquillità della nazione".

I vescovi dicono di "rispettare la posizione dei singoli o dei gruppi che vogliono continuare ad usare questo mezzo politico per arrivare alla verità", ma aggiungono che "se il processo e le sue regole e se tutte le parti in causa, pro o contro, non sono guidate da una genuina preoccupazione per il bene comune, l'impeachment diviene solo un inutile esercizio che peggiora la percezione della popolazione nei confronti delle forze politiche nazionali".

I presuli aggiungono inoltre che "non dovrebbe essere messa da parte con leggerezza" la possibilità di chiedere le dimissioni o incriminare i membri della Commissione elettorale accusati di corruzione e chiedono una "riforma completa" dello stesso organismo, l'unico modo per "ristabilire la fiducia di tutti noi nei confronti del nostro processo elettorale".

Dopo la politica, i presuli si sono pronunciati sulla "difesa dei diritti dell'uomo, che dovrebbe essere imparziale e viene invece messa a dura prova dall'atteggiamento di entrambi i protagonisti della guerriglia nel sud del Paese, l'esercito ed i ribelli". "Ci uniamo ai gruppi che denunciano l'aumento del numero degli omicidi extragiudiziari – scrivono – e non possiamo chiudere gli occhi su avvenimenti che danneggiano la nostra nazione e vanno condannati".


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