21 Ottobre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 19/10/2004
IRAQ – VATICANO
Nunzio a Baghdad: "I cristiani vogliono restare in Iraq"
di Dario Salvi

Una minoranza storicamente perseguitata che vuole contribuire alla rinascita del suo Paese.



Baghdad (AsiaNews) – L'attacco di sabato alle chiese cristiane "era più di un messaggio" contro una comunità la situazione della quale, contrariamente a quanto si sente spesso dire,  "era critica" anche all'epoca di Saddam e c'erano persecuzioni "anche se c'era maggiore sicurezza, perché il regime manteneva un ordine e un controllo su ogni aspetto della vita del Paese: sociale, civile, politico e religioso". Mons. Fernando Filoni, nunzio apostolico in Iraq, ricorda difficoltà e persecuzioni che i cristiani iracheni hanno subito nel corso della loro storia, ma sottolinea la loro ferma volontà di costruire il proprio futuro in Iraq: "I cristiani non vogliono andare via: sono figli di questa terra e vogliono vivere e convivere pacificamente con i musulmani".

Ecco il testo dell'intervista che mons. Fernando Filoni ha rilasciato ad AsiaNews:

Eccellenza, con che spirito vive la gente dopo l'attacco alle chiese di sabato scorso?

Dopo questo secondo attacco, dopo quelli di inizio agosto,  la comunità cristiana è molto scossa. Le minacce non solo continuano, ma si trasformano in gesti concreti; queste nuove violenze rendono pericolosa e preoccupante la vita di tutti i cristiani. Ovviamente tutti gli iracheni sono in difficoltà ma i cristiani, che sono una piccola minoranza, soffrono in maniera particolare.

L'attacco di sabato era solo una minaccia o nasconde pericoli più concreti?

Quello di sabato era più di un messaggio contro la comunità cristiana: qui non si tratta solo di minacce, ma di atti concreti contro varie chiese di diverse denominazioni cristiane.

La gente ha paura?

La paura è un sentimento umano…è ovvio che ci sia paura e preoccupazione!

C'è la tentazione di scappare, oppure i cristiani vogliono rimanere in Iraq?

Non è la prima volta che i cristiani iracheni si trovano a fronteggiare durissimi attacchi. Le persecuzioni sono cominciate già nel secolo scorso, non sono un fenomeno recente. Durante la prima guerra mondiale sono stati massacrati centinaia di migliaia di cristiani; questi episodi sono continuati in particolare nella zona del nord, nel Kurdistan. Poi ci sono altre persecuzioni, più o meno velate, fino ad arrivare a quelle dei nostri giorni. Da sempre i cristiani hanno subito gravi vessazioni, ma la loro consapevolezza è che sono figli di questa terra: essi non si sentono estranei venuti da fuori, non sono convertiti attraverso un'azione missionaria…sono originari di questa terra, sono veri cittadini e hanno il diritto di vivere qui. Ribadisco inoltre che i cristiani non vogliono andare via dall'Iraq, ma vogliono vivere e convivere pacificamente su questa terra.

Ma è possibile una convivenza pacifica con i musulmani?

Certamente! Sia in occasione dei primi attentati ad agosto, sia in questi giorni ho parlato con varie persone, anche del mondo islamico; tutti esprimono solidarietà e manifestano la propria vicinanza ai cristiani. E' chiaro che questi sono atti di terrorismo puro, non hanno nulla a che fare con lo scontro fra cristiani e musulmani. Sono terroristi che attaccano i cristiani come hanno fatto in alcune circostanze contro i musulmani.

Domenica è stato celebrato un battesimo in una delle chiese distrutte: un segnale di speranza.

Una delle chiese più colpite è stata quella dei greco-melchiti, di Baghdad, ed è stato proprio il sacerdote a rimettere in ordine almeno un angolo della chiesa. Egli ha celebrato la messa e ha amministrato il battesimo: in questo momento così difficile è stato messo ancora un seme di speranza.

Ci sono altri fatti che testimoniano questo desiderio di vita contro la logica aberrante della morte?

Anche il grande ayatollah Al Sistani ha manifestato la propria solidarietà ai cristiani in questo momento così difficile. Da parte nostra contiamo di incontrare personalità islamiche per manifestare la nostra vicinanza in occasione del Ramadan e per discutere i problemi legati alla convivenza. Ovviamente il problema non ricade nell'ambito dei musulmani aperti al dialogo e al confronto, ma chi usa il terrorismo per fomentare l'invivibilità in questa terra.

Come si può combattere questa logica di morte e violenza?

Certo non possiamo rispondere con atti di terrorismo, perché non è nella nostra logica! Si tratta di intrecciare relazioni che siano di comprensione reciproca per far capire che questa logica di terrorismo non può prevalere sulla volontà di convivere pacificamente. Poi ci sono le armi spirituali come la preghiera; bisogna infine mantenere i contatti con le istituzioni alle quali si chiede di garantire, per quanto possibile, la convivenza civile in questo paese.

Quale può essere il ruolo dei cristiani in un processo di ricostruzione dell'Iraq?

Quello che è sempre stato nella storia del paese. La storia insegna che i cristiani, attraverso le loro capacità e la loro dinamicità culturale, religiosa ed economica hanno collaborato alla ricostruzione e lo hanno reso un Paese prospero: si tratta di riprendere il cammino appena le condizioni lo permetteranno.

Per quale futuro del Paese?

Prima di tutto bisogna garantire la possibilità di una vita civile e sociale pacifica…una convivenza alla quale possano concorrere tutte le forze politiche. Dopo di questo si potrà parlare degli altri problemi: la ricostruzione, morale e civile, le relazioni umane e culturali e tutti gli aspetti della vita civile propri di ogni Paese.

 

 


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
08/11/2004 IRAQ
Patriarca Caldeo: "Perdoniamo chi compie questi crimini"
18/10/2004 IRAQ
Prete di Baghdad: "Dio perdoni chi distrugge le chiese"
03/11/2004 VATICANO - IRAQ
Domani il Papa riceve Allawi, lo incoraggerà
22/10/2004 IRAQ
Fondamentalisti: uccideremo le studentesse che non indossano il velo
22/12/2008 IRAQ
Vescovi irakeni: Ecco il nostro Natale fra speranze e sofferenze

In evidenza
IRAQ - ITALIA
"Adotta un cristiano di Mosul": raccolti e inviati quasi 700mila euro. La campagna continua
di Bernardo CervelleraInviata la seconda tranche di aiuti, raccolti nel mese di settembre. In Medio oriente e in Iraq si gioca il destino dei rapporti fra oriente e occidente. L'appello di papa Francesco e del Sinodo. I governi tiepidi. Gli aiuti giunti da tutto il mondo: una nuova comunità internazionale che sconfigge la "globalizzazione dell'indifferenza".
IRAQ-VATICANO
"Adotta un cristiano di Mosul": il grazie del vescovo per i primi aiuti
di Amel NonaMons. Amel Nona, vescovo caldeo di Mosul, anch'egli rifugiato, ringrazia tutti i donatori della campagna lanciata da AsiaNews. La situazione è sempre più difficile per il numero enorme di profughi e per l'arrivo dell'inverno e della neve, che rendono impossibile alloggiare nelle tende o all'aperto. La crisi, un'occasione che rende attiva la fede dei cristiani.
ITALIA - IRAQ
Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul". Già raccolti oltre 350mila euro
di Bernardo CervelleraInviate al patriarca di Baghdad e ai vescovi del Kurdistan le donazioni ricevute fino al 31 agosto. La campagna serve a nutrire, alloggiare, vestire, consolare oltre 150mila profughi cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti e sunniti, fuggiti dalla violenza dell'esercito del Califfato islamico. Una generosa partecipazione dall'Italia e da tutte le parti del mondo. Donazioni anche da chi è povero e senza lavoro. Una speranza per il mondo, per chi soffre e per chi dona.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate