13/03/2015, 00.00
SIRIA
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Nunzio a Damasco: nessuna novità sui cristiani rapiti, ma “fiducioso” per un esito positivo

Interpellato da AsiaNews mons. Zenari riferisce che circa 200 fedeli restano nelle mani dello Stato islamico. Il rammarico per una liberazione sfumata all’ultimo, a causa di una imboscata che ha costretto i jihadisti alla ritirata. Per il prelato vi è ancora la “buona volontà per trovare una soluzione”.

Damasco (AsiaNews) - Sulla vicenda dei cristiani assiri rapiti in Siria "non vi sono novità sostanziali" negli ultimi giorni, ma resto "fiducioso" per un esito positivo della vicenda, auspicando che presto "potranno essere liberati". È quanto afferma ad AsiaNews il nunzio apostolico in Siria mons. Mario Zenari, aggiungendo che secondo le informazioni ricevute da "fonti locali" sono "circa 200 i fedeli tuttora nelle mani" delle milizie dello Stato islamico. "Resta la fiducia e l'ottimismo sulla liberazione di tutti i cristiani - afferma il diplomatico vaticano - perché anche la scorsa volta si poteva concludere in modo positivo, ma l'imboscata ha purtroppo precluso le operazioni di rilascio".  

Lo scorso 23 febbraio centinaia di cristiani assiri dei villaggi del governatorato di Al-Hasakah, nel nord-est della Siria, sono stati rapiti dallo Stato islamico (SI). A inizio mese i terroristi hanno liberato un primo gruppo di 19 cristiani, dopo il pagamento di un riscatto di circa 1.700 dollari a testa. La scorsa settimana si era giunti ad un accordo per la consegna di tutti i prigionieri, ma un'imboscata tesa - probabilmente da combattenti curdi - alla carovana jihadista che stava per liberare tutti i prigionieri ha fatto saltare l'operazione

Il rapimento delle famiglie cristiane - almeno 250 persone, ma sui numeri esatti ha sempre regnato l'incertezza, cui si sono aggiunte voci di esecuzioni poi smentite - è avvenuto durante l'offensiva lanciata dallo SI contro villaggi a maggioranza assira del governatorato di Al-Hasakah, nel nord-est. Un'area dall'importanza strategica, perché rappresenta una sorta di ponte fra le terre del Califfato in Siria e Iraq e permette l'apertura di un corridoio con la Turchia per armi, rifornimenti e combattenti.

Testimoni locali riferiscono che, in seguito all'offensiva, oltre 5mila assiri - dei 30mila che componevano una delle più antiche comunità cristiane del Medio oriente - hanno deciso di abbandonare il Paese, scegliendo la via dell'esodo in cerca di un riparo più sicuro.

Interpellato da AsiaNews mons. Zenari riferisce che, secondo le sue fonti, la situazione resta "complicata, ma in evoluzione"; resta però la "speranza" per un esito "positivo" di una vicenda che poteva essere già conclusa. "L'imboscata ha precluso la liberazione degli ultimi - racconta - che si trovavano a bordo di 3 minibus e a 5 km dal punto concordato per il rilascio. Una imboscata ha però costretto i miliziani al dietro front e l'operazione è saltata. Nella ritirata hanno anche sequestrato altre famiglie, ora hanno nelle loro mani circa 200 persone". Resta il rammarico per quanto è avvenuto, ma secondo il nunzio apostolico vi è ancora la "buona volontà per trovare una soluzione". 

Dall'inizio della rivolta contro il presidente siriano Bashar al Assad, nel 2011, oltre 3,2 milioni di persone hanno abbandonato la Siria e altri 7,6 milioni sono sfollati interni. Almeno 200mila le vittime del conflitto, molte delle quali civili per i quali il 2014 è stato l'anno peggiore. Proprio nel contesto del conflitto siriano è emerso per la prima volta, nella primavera del 2013, in tutta la sua violenza e brutalità lo Stato islamico; da quel momento ha iniziato una rapida avanzata nei territori della regione, strappando ampie porzioni di territorio a Damasco e Baghdad e imponendo un vero e proprio regno del terrore.(DS)

 

 

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