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» 10/07/2012
TIBET – CINA
Nuova auto-immolazione a Lhasa, giovane tibetano “scompare” nel nulla
Una volta prelevato dalla polizia cinese, si sono perse le sue tracce. Il ragazzo, 22-23 anni, ha riportato ustioni sul 90% del corpo. Chiedeva il ritorno del Dalai Lama in Tibet e protestava contro il regime cinese. È la terza autoimmolazione nella capitale della Regione autonoma tibetana (Rat).

Lhasa (AsiaNews/Rfa) - Un giovane tibetano si è dato fuoco vicino a Lhasa, capitale della Regione autonoma tibetana (Rat), per chiedere il ritorno del Dalai Lama in Tibet e protestare contro il regime cinese. Lo riferiscono fonti di Radio Free Asia. L'autoimmolazione sarebbe avvenuta il 7 luglio scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Ancora sconosciute condizioni e identità della vittima, che dovrebbe avere tra i 22 e i 23 anni ed essere originario del villaggio di Chode (contea di Damshung, prefettura di Lhasa). La sua è la 43ma autoimmolazione dal febbraio 2009, e la terza nella zona di Lhasa.

Il giovane si sarebbe dato fuoco in pieno giorno. La polizia cinese è intervenuta quasi subito e l'ha portato all'ospedale di Damshung. Avendo riportato ustioni su quasi il 90% del corpo, fonti di Rfa sostengono che le forze dell'ordine l'avrebbero trasferito in un ospedale di Lhasa, più attrezzato per casi del genere. Da quel momento, del giovane si sono perse le tracce.

Fonti del governo tibetano in esilio hanno provato a contattare ospedale e polizia di Damshung per avere notizie, ma senza successo: gli agenti negano che l'incidente sia mai avvenuto. Tuttavia, dopo il 7 luglio le forze dell'ordine hanno aumentato i controlli nella contea. Le linee telefoniche non funzionerebbero, e chi è a Lhasa non può mettersi in contatto con parenti o amici a Damshung.

Questa autoimmolazione è la terza che avviene nei dintorni della capitale della Regione autonoma tibetana. Le prime due sono avvenute il 27 maggio scorso (v. 28/05/2012, "Prime auto-immolazioni a Lhasa, muore giovane tibetano"): Tobgye Tseten sarebbe morto poco dopo; Dargye, il secondo, sarebbe invece sopravvissuto. Già dopo questo incidente, le autorità cinesi avevano rafforzato le misure di sicurezza nella città. "Tibetani non residenti a Lhasa - spiega una fonte - hanno bisogno di cinque diversi permessi per stare qui. Inoltre, i controlli sono più severi per chi proviene dalle regioni di Kham e Amdo".

La maggior parte delle autoimmolazioni che dal 2009 insanguinano la protesta del popolo tibetano sono avvenute nelle province cinesi del Sichuan, dello Qinghai e del Gansu. 

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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