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» 24/02/2010
CINA
Nuovo codice di etica del Partito per fermare il fiume della corruzione
di Wang Zhicheng
La guida elenca 52 pratiche “inaccettabili”: da ricevere bustarelle a buttarsi negli affari; da aiutare i propri parenti a possedere azioni di compagnie all’estero. Ma la guida è solo una direttiva interna, senza potere. “È come se un malato volesse guarire da sé”. Esclusa la democrazia. La corruzione coinvolge circa il 3% del Pil.

Pechino (AsiaNews) – Il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha emesso un nuovo codice etico per i suoi quadri per assicurare mani pulite nel lavoro e prevenire la corruzione. Secondo il presidente Hu Jintao la corruzione nel Partito è così grande da mettere a rischio la sua sopravvivenza.
 
Le linee guida specificano 52 pratiche “inaccettabili” per leader e quadri, fra cui: accettare bustarelle o benefici finanziari; usare la propria influenza per favorire la propria moglie o figli o altri nell’impiego, il commercio e nella borsa. I leader non possono usare fondi pubblici o proprietà per scopi privati; non possono buttarsi in imprese profit; registrare compagnie all’estero o possedere azioni di compagnie all’estero.
 
È toccato a He Guoqiang, membro del Comitato permanente del Politburo, presentare la guida, che ripropone in modo più analitico una pubblicazione simile edita nel 1997. He ha sottolineato che i leader del Partito devono “servire il popolo” e non devono mescolare i loro interessi privati nelle vendite governative di terreni, nelle costruzioni, negli sviluppi edilizi, nelle ricerche minerarie, nelle ristrutturazioni industriali, nei servizi di intermediazione. I membri del Partito sono pure invitati a non progettare edifici governativi lussuosi o comprare e utilizzare auto da nababbi.
 
Le nuove direttive sembrano descrivere in negativo (“non fare…”) quello che nella realtà succede in positivo. Molte rivolte, scioperi, sit-in che avvengono ogni giorni in Cina sono dovuti proprio alla frustrazione della popolazione che vede i suoi leader e membri del Partito ingrassarsi a spese del pubblico, sequestrando terreni per progetti propri; provvedendo e aiutando i figli a divenire manager di industrie; stabilendo precise percentuali in bustarelle per contratti (dal 10 al 25%); utilizzando fondi pubblici per investimenti privati; esportando all’estero fondi accumulati in modo illecito. La nuova guida etica rivela che dal 1978 al 2003 circa 4 mila corrotti rappresentanti del  governo sono fuggiti all’estero con almeno 50 miliardi di dollari Usa. Secondo analisti, l’endemica corruzione di politici e imprenditori (cariche che spesso coincidono), “costa” l’equivalente del 3% del Prodotto interno lordo annuo.
 
Il Comitato centrale loda la nuova guida etica come “un’importante regolamento interno del Partito”. Ma secondo analisti e dissidenti il problema sta proprio qui: la verifica sulla corruzione avviene da parte dello stesso Partito corrotto. “È come se un malato volesse guarire da solo”, dice un attivista per i diritti umani.
 
In passato il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao hanno messo in guardia i quadri, dicendo che la corruzione rischia di essere il terreno su cui si gioca la stessa sopravvivenza del Partito. Fino a due anni fa si discuteva di introdurre una democrazia interna per le cariche, così da prevenire la salita al potere dei membri corrotti. Ma la discussione si è arenata e le ultime promozioni sono state tutte di “principini”, figli di alte personalità del Partito.
 
A testimoniare l’inutilità di queste guide etiche ci sono i numeri (offerti dalla Corte suprema di Pechino). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2006, su 33mila casi di corruzione denunciati in via ufficiale, sono stati arrestati solo 1.600 funzionari e oltre l’80% dei condannati ha evitato sanzioni penali. Sebbene sia proibito ai funzionari qualsiasi interessamento economico nelle miniere di carbone (come riafferma anche la nuova guida), nel 2006 è stato prosciolto circa il 95% dei funzionari implicati nelle proprietà di miniere crollate. Nel 2005, 110mila funzionari sono stati puniti, ma quasi tutti solo con sanzioni disciplinari.

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