21/06/2010, 00.00
VATICANO - LIBANO
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Oasis: Educare cristiani e musulmani per salvare dal fondamentalismo scientifico e religioso

di Bernardo Cervellera
Il Libano come modello di convivenza – anche durante la guerra – grazie alle esperienze di scuole e università. Card. Tauran: Nelle società secolarizzate vi è un ritorno alle religioni. Card. Scola: Si vince il fondamentalismo educando nella verità e libertà.
Fatka (AsiaNews) – L’educazione può essere la strada maestra della convivenza fra cristiani e musulmani, se essa si libera dal “positivismo assoluto” e dal “fondamentalismo formale”. Il primo riduce l’educazione a comunicare i dati delle scienze esatte come l’unico orizzonte in cui ridurre l’uomo, soffocandone tutte le altre dimensioni; il secondo comunica schemi di comportamento e “verità” che non necessitano della libertà di accoglienza, e proprio per questo spinge alla violenza e alla distruzione sociale.
 
È questa la grande affermazione emersa oggi nella relazione del card. Angelo Scola, patriarca di Venezia al convegno del comitato scientifico della Fondazione Oasis sul tema: “L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane a confronto”.
 
Il convegno – che si tiene ogni anno alternativamente a Venezia e all’estero - raduna dal 19 al 23 giugno circa 60 personalità cristiane e musulmane dall’Asia, dall’Africa del nord, da Europa e America. Quest’anno la sede scelta per il raduno è la casa delle suore maronite della Sacra Famiglia a Fatka, a nord di Beirut, con la vista sul mare e sul santuario della Madonna di Harissa.
 
La scelta del Libano era quasi d’obbligo, essendo il Paese del Medio oriente che ha sempre dato molta importanza all’educazione (scolarità al 93% per gli uomini e all’84% per le donne) e all’educazione conviviale e dialogica fra cristiani e musulmani, con scuole cristiane frequentate da musulmani e viceversa. Molti relatori hanno ricordato Giovanni Paolo II che definiva il Libano un “messaggio”.
 
Nei primi due giorni il comitato ha visitato alcune zone del Paese e i lavori sono iniziati stamane con una breve introduzione del Patriarca maronita, card. Nasrallah Sfeir e un saluto del ministro libanese dell’informazione, Tareq Mitri.
 
Mitri ha ricordato ai presenti che da quest’anno il Libano ha deciso di fare del 25 marzo, festa cristiana dell’Annunciazione, una festa nazionale per rafforzare il dialogo fra cristiani e musulmani attorno alla devozione alla Vergine Maria. Egli ha anche detto che il dialogo ha un enorme valore come “diplomazia preventiva” per garantire la pace, ma per questo ha bisogno di durare nel tempo, di non essere fragile e di essere credibile.
 
Tutti i relatori libanesi, con diversi accenti, hanno sottolineato che perfino durante la guerra del Libano – che ha avuto fortissimi accenti confessionali – le università e le scuole, in varia misura, sono state il luogo in cui conoscere davvero l’altro e conviverci. Alcuni, come il prof. Antoine Messarra, ha attribuito questo ruolo alle scuole confessionali, che proponendosi con un’identità precisa, aiutavano l’altro a sconfiggere la paura del diverso; altri, come il prof. Hisham Nashabe della Makassed University, hanno valorizzato le scuole statali, che permettevano la compagnia alla pari di membri di diverse religioni, puntando su valori comuni.
 
Tutti i relatori musulmani, sunniti e sciiti, hanno condannato il fondamentalismo violento (anche quello cristiano), che crea avversione e mette a repentaglio anche oggi la coesistenza libanese.
 
Uno di essi, lo Sheikh Ridwan Al-Sayyed, dell’Université Libanaise, ha fato notare che nel mondo islamico cresce sempre più un fondamentalismo che si diffonde nella vita anche intima delle persone usando ormai non più solo la scuola, ma soprattutto i mezzi di comunicazione (radio e televisione) e i progetti sociali, ma non riescono a dialogare né con le altre identità, né con lo stesso mondo islamico, preferendo dettare regole per la vita privata (l’abbigliamento delle donne, la preghiera, ecc…) e gridare contro lo straniero (senza alcuna critica alle dittature in cui essi stessi vivono).
 
Il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio per il dialogo interreligioso, ha fatto notare che anche un certo fondamentalismo è segno di una rinascita delle esigenze religiose all’interno della società moderna e ha rivendicato – riferendosi soprattutto alle società occidentali secolarizzate – un posto per le religioni nel progettare la società. Egli ha espresso il desiderio che le religioni lavori insieme per il mondo, basandosi su valori comuni quali la solidarietà, la libertà, la spiritualità e la sete di conoscere.
 
In tutta la giornata è rimasto forse in secondo piano un elemento sottolineato dal card. Scola nella sua relazione: che l’educazione è “un atto di amore nel quale l’educatore offre tutto se stesso nella testimonianza di quella verità che egli già vive” e che presenta alla libertà dell’educando. Se l’educazione non è “incontro di libertà” – ha detto – inevitabilmente essa si trasforma in “fondamentalismo”: “Il miglior antidoto al fondamentalismo è l’educazione… non qualsiasi educazione, ma un’educazione che sappia tenere insieme verità e libertà”.
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