23/06/2010, 00.00
VATICANO - LIBANO
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Oasis: educazione imbavagliata dagli Stati islamici e dal laicismo occidentale

di Bernardo Cervellera
Il Libano della convivenza è un’eccezione nel mondo mediorientale. In Egitto i cristiani sono definiti “senza-Dio”; ai cristiani pakistani è proibito parlare dell’islam, pena l’accusa di blasfemia. E in Francia, la laicità soffoca ogni dimensione religiosa nella società.
Fatka (AsiaNews) – Un manuale sui valori comuni alle tre religioni monoteiste (cristiana musulmana ebraica), per mostrare che vi è un fondamento comune al vivere insieme; un manuale sulla storia delle crociate scritta da uno storico islamico e da uno cristiano, per superare i cliché e le chiusure ideologiche: sono alcune delle proposte rimbalzate durante il secondo giorno del convegno di Oasis in Libano, che ha come tema “L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo”.
 
Tali proposte vogliono suggerire al mondo islamo-cristiano una base per la ricerca della verità che aiuti alla convivenza. Ciò è reso ancora più urgente dopo la prima giornata del convegno in cui si sono ascoltate le esperienze che vengono fatte in Libano, dove vi sono cristiani che vanno in scuole musulmane (circa l’1%) e dove vi sono scuole e università cristiane che ospitano fino al 20-30% di studenti musulmani; dove ogni gruppo – sia negli istituti cristiani che in quelli islamici - ha diritto alla sua ora di religione spiegata da un insegnante che vive e pratica la religione che deve esporre.
 
Ma secondo diverse testimonianze dal Medio oriente e dai Paesi islamici, quanto avviene in Libano sembra essere un’eccezione e non la regola.  In Egitto, ad esempio, i manuali di religione sono scritti solo in chiave islamica e si tende a istillare nella mente degli studenti che essere musulmano è l’unico modo di essere religioso; gli empi, i senza-Dio sono tutti gli altri (compresi i cristiani).
 
In Pakistan l’insegnamento religioso è solo islamico. Nelle scuole cristiane è persino vietato insegnare l’islam. Tanto più che chi osa potrebbe essere accusato di blasfemia, data la legge (spesso abusata) che vieta di offendere il profeta Maometto e il Corano.
 
Secondo il p. Samir Khalil, presente al convegno, un manuale sui valori di rispetto, accoglienza dell’altro, carità, ecc. giustificate con frasi tratte dal Corano, dalle hadith, dal vangelo e dalla Bibbia potrebbe aiutare i giovani del Medio oriente a cambiare mentalità verso i membri delle altre religioni, mostrando che vi è un ampio campo comune. Esso potrebbe essere una base anche per ripensare alla convivenza delle diverse religioni in Europa.
 
Il Libano, con l’importanza che si dà alla dimensione religiosa nell’educazione, è un’eccezione anche per molta parte dell’occidente ed europeo in particolare. Non pochi interventi, fra cui quello del francese prof. Duchesne e altri, hanno mostrato che la “laicità” dello Stato in Europa tende a emarginare la religione nel privato e la “neutralità” è un mito delle scuole statali che tradiscono lo stesso percorso educativo.
 
Non sono mancate neppure le critiche alle scuole cattoliche in Asia, che per farsi “accettare” dalla società preferiscono ridurre la loro identità cristiana, puntando più sull’efficienza tecnica, dimenticando il perché esse sono nate. In questo – come in Indonesia – esse vi sono spinte anche dalla poca libertà che esse hanno nel proporre l’insegnamento religioso cristiano visto a priori come un tentativo di proselitismo.
 
Il comitato scientifico di Oasis ha deciso di dedicare i due numeri della rivista (semestrale) nel 2011 al tema dell’educazione e a quello della laicità.
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