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» 19/02/2007 14:48
ISRAELE - PALESTINA - USA
Olmert-Abbas-Rice, “presto” nuovi incontri
L’incontro di Gerusalemme si chiude con l’intenzione di andare avanti nei colloqui, ma Usa e Israele non chiariscono le rispettive posizioni sulla formazione di un governo palestinese di unità nazionale. Deputato Fatah avverte: un passo positivo, ma non basta; ora Hamas si impegni e la comunità internazionale valorizzi l’Accordo della Mecca.

Gerusalemme (AsiaNews) – Si rincontreranno “presto” il primo ministro israeliano Ehud Olmert ed il presidente palestinese Mahmoud Abbas e “presto” il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, tornerà nella regione. Tutti e tre vedono le speranze di pace legate alla “soluzione dei due Stati” e convengono che lo Stato palestinese non può nascere da violenza e terrorismo. Olmert e Abbas vogliono anche che gli Usa continuino ad essere presenti nella trattativa. E’ nella volontà di continuare ad incontrarsi il risultato delle due ore e mezzo di colloquio svoltosi oggi a Gerusalemme tra la Rice, Olmert ed Abbas, secondo quanto ha dichiarato ai giornalisti la stessa Rice, che non ha voluto rispondere a domande. Abbas ed Olmert, dal canto loro, al momento di lasciare il David's Citadel Hotel di Gerusalemme, dove si è svolto l’incontro, non hanno rilasciato dichiarazioni.
 
Nulla si sa, così, di quello che alla vigilia appariva il punto chiave della discussione: il giudizio che Stati Uniti ed Israele danno dell’annunciato accordo tra Fatah e Hamas per la formazione di un governo di unità nazionale. In proposito stamattina il Jerusalem Post scriveva in un editoriale che “il summit è una vivente contraddizione col suo originale obiettivo: aiutare a separare il ‘moderato’ Fatah dal ‘radicale’ Hamas”.
 
Di quanto in proposito è stato detto oggi, il segretario di Stato Usa si è limitata a sostenere che si è parlato degli obiettivi della dichiarazione della Mecca – che prevede la formazione del governo palestinese di unità nazionale – e della necessità che il governo palestinese ottemperi alle richieste del Quartetto – Usa, Russia, Onu e Ue – di riconoscere Israele, rinunciare alla violenza e accettare gli accordi già conclusi dall’Anp con Israele. Da parte sua, Olmert, incontrando i parlamentari di Kadima, il suo partito, ha detto che “abbiamo fatto sapere molto chiaramente che la nostra esigenza, come quella della comunità internazionale e degli Stati Uniti, è che il governo palestinese deve accettare i principi del Quartetto”.
 
Brevissimo, il resto della dichiarazione della Rice: “Il presidente (Abbas) e il primo ministro (Olmert)  hanno convenuto che vogliono rivedersi presto. Hanno ribadito il loro desiderio della partecipazione e della leadership americana per superare gli ostacoli, raccogliere il sostegno regionale e internazionale e agevolare il cammino verso la pace. In questo quadro, penso di tornare presto nella regione”. “Tutti e tre abbiamo affermato il nostro impegno per una soluzione dei due Stati, convenendo che lo Stato palestinese non può nascere da violenza e terrore”.
 
Fonti di AsiaNews interne all’Autorità nazionale palestinese definiscono “molto positiva, ma non sufficiente l’intenzione di proseguire nei colloqui”. Il professor Bernard Sabela, deputato di Fatah a Gerusalemme, sottolinea l’importanza che “la comunità internazionale valorizzi l’accordo della Mecca e conceda ai palestinesi una chance per riportare ordine nei loro territori e conquistare un consenso politico volto a raggiungere una soluzione duratura alla crisi”. Per questo “Usa e Israele devono guardare alle conclusioni della Mecca non solo come ad un affare interno palestinese, ma come parte di un quadro più vasto e di conseguenza dimostrare che le porte non sono chiuse al futuro governo di unità nazionale”. Nonostante i passi positivi, “c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto da parte di Hamas”, che oggi ha visto nell’incontro di Gerusalemme un “fallimento”. “Non si può criticare senza dare di contro proposte positive - afferma Sabela - e questo vale anche per Israele”. “Se non troviamo una soluzione duratura alla crisi, ne soffriremo tutti, palestinesi ma anche israeliani”.
 

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